Aforismi paologici / 15

2 agosto 2022

«Esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare».
Carl Rogers

(Grazie a Manuela Mantelli per la segnalazione)

Evidence-based Religion

18 luglio 2022

La Storia ecclesiastica degli Angli di Beda il Venerabile, citata da Borges nel godibilissimo saggio Letterature germaniche medievali scritto con María Esther Vázquez, racconta la conversione al Cristianesimo di Edwin, re di Northumbria, e del suo popolo nel VII secolo: un caso singolare di fede scelta in base a uno spregiudicato criterio di efficacia.


«Edwin riunì i più autorevoli uomini del regno e chiese loro consiglio. Il primo a parlare fu il sommo sacerdote pagano, Coifi. Disse questo dignitario: “O re, nessuno dei tuoi sudditi è stato più diligente di me nel venerare i nostri dei, eppure in molti sono da te più favoriti e i loro progetti sortiscono migliore fortuna. Se questi dei servissero a qualcosa, premierebbero piuttosto me, che ho messo tanto impegno nel servirli. Di conseguenza, se queste nuove dottrine possono risultare più efficaci, accogliamole senza altro indugio”».

Sarebbe interessante sapere come suonava nella lingua proto-inglese dell’epoca la parola chiave, “efficaci”.

Paradossi toponomastici

12 luglio 2022

1) Nel 1523 il navigatore portoghese Diogo de Melo approdò sulla costa indiana del Gujarat, sul Mare Arabico. In seguito, in quella località i portoghesi stabilirono una colonia chiamata Damão (oggi Daman). La città era divisa in due parti dal fiume Daman Ganga (cioè “Gange di Daman”): sulla riva sinistra, a sud del fiume, Damão Grande (oggi Moti-Daman, cioè appunto Daman grande) e sulla riva destra Damão Pequeno (Nani-Daman, Daman Piccolo). La parte settentrionale ha avuto poi una maggiore espansione, e oggi Nani-Daman è la parte più grande.

2) L’isola di Lussino (in croato Lošinj), nell’alto Adriatico, è appartenuta alla Repubblica di Venezia fino alla sua caduta nel 1797, ed è oggi una delle mete balneari più apprezzate della Croazia. Fra le località più famose dell’isola ci sono Lussinpiccolo (Mali Lošinj) e Lussingrande (Veli Lošinj). Come nel caso di Daman, l’insediamento più antico, quello di Lussingrande, è stato poi superato per estensione e per importanza da quello di Lussinpiccolo, oggi centro principale dell’isola e fra i più importanti di tutto l’arcipelago istriano.
(Grazie a Matteo Serra per la segnalazione)


3) Sulle montagne della Val Senales, in Alto Adige, ci sono due passi che collegano l’Italia con l’Austria: il Giogo Alto (Hochjoch), situato a 2861 metri di altitudine, e poco lontano il Giogo Basso (Niederjoch), a quota 3017 metri.

Filosofi e pronomi

15 giugno 2022

I promessi sposi è il romanzo italiano più studiato nelle scuole, e a ragione: se non il più bello, è sicuramente il più importante per la storia della nostra letteratura. Così alcune frasi manzoniane sono entrate nell’uso comune (anche se spesso citate in modo impreciso): per esempio «Questo matrimonio non s’ha da fare» (capitolo I), «E la sventurata rispose» (capitolo X), «Adelante con juicio» (capitolo XIII), «Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare» (capitolo XXV).

Il capitolo VIII si apre con un’altra famosissima frase di Don Abbondio: «Carneade, chi era costui?». Tanto famosa da essere spesso citata e ancora più spesso parafrasata. Per esempio nel Piccolo libro delle curiosità sulla scienza c’è un capitolo intitolato “Kanamori, chi era costui?” (*).

Manzoni voleva ironizzare sulla scarsa cultura di Don Abbondio, che dei suoi studi di filosofia ricordava solo i nomi e non i concetti. E Carneade era perfetto allo scopo: un filosofo poco conosciuto, che oggi quasi mai si studia a scuola e che viene ricordato praticamente solo per la citazione manzoniana. Si può affermare quindi che è famoso soprattutto per il fatto di non esserlo affatto: un po’ come il caso dei numeri interessanti (ma ricorda un po’ anche il dinosauro di B.C., nel fumetto di Johnny Hart, che diceva «Passerò alla storia come il primo che è passato alla storia»).

Oltre all’aspetto paradossale, ci sono almeno altre due osservazioni da fare. La prima è geografica. Grazie a Manzoni l’Italia, che a torto o a ragione si vanta di avere una scuola fra le migliori al mondo per gli studi classici, è l’unico Paese in cui il nome di Carneade circola frequentemente. Solo che la quasi totalità di chi lo cita ne conosce solo il nome – proprio come l’ignorante Don Abbondio.

La seconda osservazione è linguistica. Il romanzo di Manzoni è determinante nella storia della letteratura italiana soprattutto per l’uso che l’autore fa della lingua moderna. Solo che oggi, a quasi due secoli di distanza, anche il suo italiano suona spesso poco attuale: molti termini da lui usati sono spariti dall’uso comune, e alcuni sono sopravvissuti solo per la popolarità dei Promessi sposi. Uno di questi è proprio “costui”: la maggior parte delle volte che viene usato è proprio nelle espressioni del tipo “XXX, chi era costui?”. In un certo senso, “costui” si può definire il Carneade dei pronomi.

(Grazie a Daniele Gewurz per lo spunto)

(*) Kanamori è il sismologo giapponese che ha messo a punto la scala di magnitudo per misurare i terremoti che si usa oggi, perfezionando quella famosissima di Richter – al quale invece tutti la attribuiscono.

Homer e Ambra

7 giugno 2022

Spesso gli episodi dei Simpson hanno previsto in anticipo le eventualità future più inverosimili (compresa l’elezione di Trump alla Casa Bianca).
In una puntata esilarante, Homer ne combina una delle sue: durante un concerto di beneficenza di un gruppo rock dà fuoco al palco e all’intera arena. Nonostante le sue colpe, ottiene dalla band i biglietti omaggio per il concerto di beneficenza organizzato in favore delle vittime del concerto di beneficenza del giorno prima.

Poche settimane fa (il 25 maggio scorso) un terribile incendio ha devastato buona parte dell’isola di Stromboli.


Secondo i primi risultati delle indagini (da confermare), le fiamme sarebbero partite dal set di una fiction della Rai: la troupe avrebbe acceso un piccolo falò per simulare una scena con un incendio e ne avrebbe poi perso il controllo a causa del forte vento di scirocco che soffiava sull’isola.
La trama televisiva che si autoavvera non è una novità molto originale; il paradosso è che la fiction, con Ambra Angiolini come star, è una serie promozionale sulla Protezione civile.


Qualcuno – non si sa quanto seriamente e quanto influenzato dai Simpson – ha proposto di far girare una seconda serie televisiva come riparazione.

Cadrà l’inverno anche sopra di loro

30 Maggio 2022

«Noi vogliamo distruggere i musei», tuonava Marinetti nel suo famoso Manifesto del futurismo, suggerendo anche una possibile modalità esecutiva: «Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!…». E forniva naturalmente le motivazioni: «Musei: cimiteri!… Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!».

Oggi non solo le opere dei grandi pittori futuristi sono conservate in numerosi musei in tutto il mondo, ma al Museo del Novecento di Milano c’è addirittura una “Galleria del Futurismo”. E senza saperlo Marinetti covava anche una serpe in seno: a Rovereto la Casa d’Arte Futurista Depero si fregia di essere «l’unico museo fondato da un futurista» (lo stesso Depero, nel 1957).

La sorte paradossale del futurismo, annoverato oggi fra le avanguardie storiche, è comune ad altri movimenti artistici di rottura, che prima o poi vengono fagocitati dal “sistema” e assimilati alle opere polverose del passato. Il grande musicista Brian Eno ha osservato una volta: «Perché Fontana di Duchamp gira nei musei con assicurazioni costosissime se il senso era che qualunque orinatoio può essere un’opera d’arte?».

Paradossi odonomastici romani / 2

20 Maggio 2022

Sotto il fascismo girava la barzelletta (piuttosto ingenua, a pensarci oggi) del regime che pensava di intitolare una strada a Mussolini e, contrariamente alla prassi, di farlo quando era ancora in vita. L’idea sarebbe stata abbandonata perché sotto la placca con scritto “Via Mussolini” qualcuno aveva scritto “Magari!”.

Forse è anche il timore di reazioni del genere che ha portato alla regola di non dedicare strade a personaggi viventi (almeno in Occidente; nelle repubbliche centroasiatiche probabilmente non ci sono queste esitazioni). Però capita spesso che le vie delle città vengano intitolate a personaggi (defunti) poco amati localmente.

Per esempio a Bolzano via Armando Diaz e via Luigi Cadorna, i generali che avevano condotto per l’Italia la prima guerra mondiale, finita con l’annessione dell’Alto Adige.
Oppure a Genova via Vittorio Emanuele II (*), il re che nel 1849 aveva autorizzato il bombardamento della città, colpevole di essersi ribellata ai Savoia (ai quali la gloriosa Repubblica marinara era stata generosamente concessa in regalo dal Congresso di Vienna).

In genere sono situazioni in cui i vincitori impongono la propria toponomastica ai sudditi o ai conquistati. Eticamente discutibile, ma niente di nuovo sotto il sole. Il paradosso compare quando sono le vittime a intitolare una strada al proprio carnefice.

A Roma non sono stati i francesi né i papalini, ma gli italiani ad avere intitolato una via a Napoleone III, il sovrano che nel 1849 aveva inviato le truppe imperiali a infrangere il magnifico sogno progressista della Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi.

(*) Il nome della strada è stato poi cambiato in via Filippo Turati, ma in città l’odiato re è ancora oggi omaggiato da un altrettanto odiato monumento.

Un ossimoro vero

17 Maggio 2022

Ossimoro deriva notoriamente dai termini greci ὀξύς (acuto) e μωρός (ottuso): è una parola che riunisce due concetti opposti. Ora, quando si parla di ossimori, ci si riferisce in genere non a parole singole, ma ad accostamenti di due (o più) parole: silenzio eloquente, Unione Europea, eccetera.
Sono rari i casi di ossimori nel senso letterale, ma ci sono.

Nella scala dei tempi geologici, il Paleogene è il primo periodo del Cenozoico, ed è diviso in tre epoche: Paleocene, Eocene e Oligocene. Ognuna delle tre ha il nome terminante in -cene: il suffisso viene dal greco καινός (nuovo), a indicare la formazione di nuove specie viventi. Così nell’eocene (da ἠώς, alba), sono apparsi i mammiferi moderni, mentre nell’Oligocene (ὀλίγος, poco) le specie nuove sono state relativamente poche. Prima ancora, nel Paleocene (παλαιός, antico), erano apparsi animali più antichi. Quindi è il nuovo-antico.

(Dai parerga e paralipomena del mio libro Le misure del tempo)

Il buon pastore

11 Maggio 2022

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce».
Così recita il Salmo 23: il suo autore, il re David, secondo la tradizione aveva esercitato lui stesso da ragazzo la pastorizia e ne aveva quindi tratto ispirazione.

Il bellissimo testo è stato musicato da alcuni fra i più grandi compositori della storia, come Bach e Schubert; più recentemente (e modestamente), anche da diversi autori di musica leggera.

La metafora di Dio come pastore viene ripresa più volte nel Nuovo Testamento: per esempio nella parabola della pecorella smarrita e in un famoso brano del Vangelo di Giovanni: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore».

Ancora oggi nel linguaggio ecclesiastico il termine “pastorale” indica una delle missioni del clero, quella rivolta appunto al “gregge” dei fedeli. E spesso nell’iconografia cristiana Gesù viene raffigurato come pastore, per esempio negli strepitosi mosaici ravennati.


Il successo dell’immagine si deve sia a motivi estetici (la pregnanza del paragone e la facile resa espressiva) sia storici: per molti secoli i destinatari del messaggio evangelico sono stati popoli radicati nelle tradizioni contadine.

Peculiare delle culture contadine però è anche il duro cinismo del proverbio (inteso non nel senso del libro biblico ma come espressione della saggezza popolare): «Le pecore temono il lupo, ma alla fine è sempre il pastore a portarle al macello» (e, si potrebbe aggiungere, non sarebbe un vero “buon pastore” quello che non seguisse questa regola: altro che offrire la vita per le pecore).

Se gli artisti “metropolitani” come Schubert e i maestri mosaicisti non ci hanno pensato potevano essere giustificati, l’ex pastore David no.

Enigma risolto

20 aprile 2022

«Gli storici sembrano avere problemi a comprendere perché i poveri operai della costa svedese del Norrland riempirono di botte i primi agitatori socialisti che arrivarono lassù da loro.
In realtà non è affatto difficile da capire: se gli agitatori avevano ragione, voleva dire che loro avevano sofferto e faticato in gran parte senza alcun motivo, e naturalmente è un pensiero che è più facile respingere con un pugno in faccia che accettare».

Lars Gustafsson, “I fuggitivi scoprono che non sapevano niente”, in: Storie di gente felice (traduzione di Carmen Giorgetti Cima); Iperborea, 2021

Aforismi paologici / 14

15 aprile 2022

Tutti gli dei erano immortali
Stanisław Lec

Averroè su una tavola da surf in Ghana

11 aprile 2022

Nel bellissimo racconto “La ricerca di Averroè” Borges immagina il grande filosofo arabo alle prese con la Poetica di Aristotele: non conoscendo il teatro, elucubrava su cosa volessero dire parole come commedia e tragedia, mentre vicino a lui un gruppo di bambini improvvisava una recita.

È successo qualcosa di simile (con in più un tocco di arroganza occidentale) a Bruce Brown, il regista del famoso documentario sul surf del 1966 The Endless Summer. Mentre riprendeva i due campioni Mike Hynson e Robert August che cavalcavano le onde oceaniche a Labadi, in Ghana, Brown si vantava di avere introdotto il suo sport in Africa: «La gente di qui non sa nulla di surf. Non ha mai visto una tavola prima d’ora».

Mentre parlava, vicino a lui i ragazzini del villaggio cavalcavano le onde su pezzi di legno: facevano surf, solo che non gli davano questo nome. Proprio come i loro coetanei commedianti nella Cordova medievale.


Ora un libro recente, intitolato Afrosurf, spiega che la prima fonte scritta sul surf non è, come si pensava, quella delle Hawaii risalente al 1776: proprio in Ghana, nel 1640, il mercante tedesco Michael Hemmersam aveva osservato come i pescatori del luogo legassero avanzi di canoe alle caviglie dei figli già a sedici mesi (!) e li gettassero in acqua perché imparassero a starci sopra.

Collezione di ossimori / 13

5 aprile 2022

Una concretissima utopia (libro di Marco Lombardo Radice), umile orgoglio, coro di solisti, magnifica desolazione (la superficie della Luna osservata da vicino da Buzz Aldrin), medicinale omeopatico, un’ingiuria vezzeggiativa, felicemente imputridito (coniato da Fritz von Herzmanovsky-Orlando), Beautiful Nightmares (libro illustrato di Nicoletta Ceccoli), apertura conclusiva, sanissima inferma (una che finge di essere malata), vantaggio pari, umorismo norvegese (titolo di un post su questo blog), fanteria a cavallo, destra comunista (esiste, anche se non è chiaro cosa sia), gigantescamente piccolo e momentaneamente definitivo (coniati da Ludwig Boltzmann), grazioso martirio (Pirandello), dirty cleaning, uno scandalo perbene (film di Pasquale Festa Campanile), un pragmatico sognatore (detto dello scrittore Abraham Yehoshua), un fastoso ambiente monacale, ozio affaccendato (così Stefan Zweig descrive la vita intensa ma fatua di Maria Antonietta a Parigi), batteria silenziosa, rassicurante incertezza (usato per descrivere lo spirito del terzo movimento del primo quartetto di Brahms), una visione globale parziale, L’allegra apocalisse (romanzo di Arto Paasalinna; titolo forse ispirato alla gaia apocalisse asburgica che citavo nella primissima collezione di ossimori), whisky halal, un sogno razionale (ebbene sì, mi capita di farne: quando uno è paologico di natura…).

Sguardi immorali

28 marzo 2022

Romeo e Giulietta, nella tragedia di Shakespeare, erano adolescenti. Perciò era del tutto appropriata la scelta di Franco Zeffirelli, nel suo famoso film del 1968, di far recitare le parti dei protagonisti a Leonard Whiting (all’epoca diciassettenne) e Olivia Hussey (sedicenne).


Un’altra scelta registica, quella di mostrare in una scena il seno nudo di Giulietta, ha invece suscitato molte polemiche e sollevato problemi di censura. In molti Paesi il film è stato classificato “per adulti” e alla stessa Olivia Hussey è stato impedito di presenziare a una proiezione in quanto minorenne. Impeccabile il suo commento: «Com’è possibile che non possa vedere sullo schermo quello che vedo tutti i giorni davanti allo specchio?».

(Grazie a Marco Fanti per la segnalazione)

Etimologie paradossali / 2

11 marzo 2022

1) Il nome Babilonia deriva dall’accadico Bab-Ilu, cioè “la Porta di Dio”. Un nome spirituale che poco si accorda con l’uso attuale del termine per indicare nel migliore dei casi il caos e, nel peggiore, un luogo di perdizione.

2) Culturista viene da cultura.

3) Scuola viene dal greco σχολή (scholé), che significa “tempo libero dedicato allo svago della mente”, “tempo libero da trascorrere piacevolmente”, “libero e piacevole uso delle proprie forze, soprattutto spirituali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico. Insomma, “ozio”, “riposo”, proprio come il latino otium.
Per colmo del paradosso, adesso la scuola sta diventando una sorta di preparazione al mondo del lavoro, soprattutto dalla triste “epoca Moratti” e dalle tre “I” berlusconiane (Internet, Inglese, Impresa): insomma, uno strumento per scopi pratici e specialmente per l’economia e gli affari. In latino negotium.

Stupor mundi

4 marzo 2022

L’imperatore Federico II di Svevia è uno dei personaggi storici più controversi. Chiamato “Stupor mundi” per la sua cultura e la sua lungimiranza, era al tempo stesso un tiranno sanguinario e vendicativo. Già alla sua epoca era venerato quasi come un semidio dai suoi sostenitori e considerato un anticristo dai suoi oppositori filo-papali.


Il grande storico tedesco Ernst Kantorowicz, nella sua monumentale biografia Federico II imperatore, pur tradendo una certa simpatia verso il personaggio, non manca di mettere in rilievo le sue contraddizioni. Commentando gli sperticati elogi dei suoi sostenitori, che arrivavano a parlare di «condizione sovrumana», tira le somme sul ruolo degli adulatori con una disamina che ricorda vagamente i più famosi paradossi logici (come quello del barbiere): «L’essenza della lingua cortigianesca è, al tempo stesso, di mascherare e di svelare, perché le immagini degli adoranti possono diventare al medesimo istante uno scherzo, se le si prenda sul serio alla lettera, oppure una cosa seria se le si guardi come un semplice gioco cortese».

Inversioni 4 / Colori

21 febbraio 2022

Nell’iconografia tradizionale il blu era il colore mariano, come si può vedere per esempio nelle meravigliose madonne di Giovanni Bellini, o nella strepitosa Annunciata di Antonello da Messina.


Così per molto tempo, specialmente nell’Ottocento, le bambine venivano vestite con abiti azzurri o spesso di un ancora più femminile celeste.

Viceversa il colore virile per eccellenza era il rosso, acceso e violento. E la sua sfumatura più tenue, il rosa, era il colore dei maschietti.

(Grazie a Ilaria per la segnalazione)

Senza parole

16 febbraio 2022


(Grazie a Franco Pelella per la segnalazione)

Il più antico paradosso dei gemelli (*)

4 febbraio 2022

Il patrono di Sanremo è San Romolo. Veramente.

N.B. La spiegazione c’è, ma non riguarda la fondazione di Roma.
San Romolo era un vescovo di Genova vissuto intorno al IX secolo. Trascorse buona parte della sua vita nell’area dell’attuale Sanremo, tanto che alla sua morte la località prese il suo nome.

Solo che, nel dialetto del ponente ligure, l’ultima sillaba di una parola tende spesso a cadere mentre la vocale O accentata suona come una Ö (e quindi, nella fonetica italiana, assomiglia quasi a una E).
Così il nome San Romolo si è trasformato nel tempo in San Römu e quindi in Sanremo.
Ancora oggi una frazione di Sanremo ha mantenuto il nome di San Romolo, come pure un torrente della zona.


(Grazie a Nico Pisanelli per la segnalazione)

(*) Qui un altro paradosso dei gemelli, molto più recente ma sempre riferito ai loro nomi (a differenza del più famoso, quello generato dalla teoria della relatività di Einstein, legato invece alle loro età).

Dio chi?

28 gennaio 2022

In una repubblica, il capo dello Stato viene deciso, in forma diretta o indiretta, dalla volontà del popolo, laddove in una monarchia la volontà è quella divina. Con qualche eccezione.

Napoleone è spesso considerato dai francesi uno dei loro più grandi sovrani, insieme a Carlo Magno e Luigi XIV (*). La grande differenza è che, mentre gli altri due il titolo l’avevano ereditato, Napoleone se lo conquistò da solo, partendo da zero (da un altro punto di vista, è l’unico la cui ascesa al trono non seguì una regolare successione dinastica ma fu la conseguenza di un colpo di Stato che rovesciò un regime democratico).

Dopo essersi incoronato imperatore dei francesi, Napoleone si nominò il 26 maggio 1805 anche re d’Italia, cingendo a Milano la corona di ferro. Gli storici riportano che in quell’occasione, riferendosi appunto alla corona, pronunciò la famosa frase: « Dieu me la donne, gare à qui la touche ! » (spesso tradotta con «Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca!»).


Se però Dio attribuisce la corona per diritto di nascita agli eredi al trono, Napoleone era l’ultimo monarca sulla faccia della Terra ad avere il diritto di pronunciare quella frase, blasfema secondo alcuni e paradossale senza ombra di dubbio.

(*) La “grandezza” che li accomuna, nell’accezione delle loro epoche, era legata allo sfarzo della corte o all’estensione dei territori posseduti o conquistati, non alle qualità morali.
Nel caso di Carlo Magno (che comunque non era “francese”) il massacro dei prigionieri sassoni del 782 (conosciuto come “il bagno di sangue di Verden”) basta a testimoniare della sua spietatezza.
Luigi XIV da parte sua era un guerrafondaio che, fra lussi e conflitti, rovinò le finanze statali e pose le basi per la crisi che sfociò tempo dopo con la grande Rivoluzione (a farne le spese, com’è noto, fu il suo discendente Luigi XVI).
Napoleone, indubbiamente grande come condottiero, aveva un debole per le campagne militari, che vedeva come la prima opzione per risolvere un contrasto e non l’ultima; anche per questo è a sua volta considerato da molti un criminale di guerra.