Gli ossimori dell’amore

14 febbraio 2017

Volontaria follia, piacevol male,
stanco riposo, utilità nocente,
disperato sperar, morir vitale,
temerario dolor, riso dolente:
un vetro duro, un adamante frale,
un’arsura gelata, un gelo ardente,
di discordie concordi abisso eterno,
paradiso infernal, celeste inferno.

(Giovan Battista Marino, Adone, Canto Sesto, 174ª ottava)

N.B. Altri ossimori di Giovan Battista Marino dedicati all’amore: piaghe amate, sogno d’uom desto, tranquilla guerra e cara, lascivamente onesta, leggiadro mostro (questo per me è il migliore)

giovanni-battista-marino

Terra dei fuochi: ha da accendere?

10 febbraio 2017

biocidio

È comunista, mi ha violentato!

7 febbraio 2017

A quanto pare in Svizzera un uomo è stato condannato per violenza sessuale (o addirittura per stupro, secondo l’autrice di questo articolo) per essersi tolto il preservativo durante un rapporto sessuale (consensuale).

La donna, dopo il rapporto, si è accorta che lui non aveva più il preservativo e l’ha poi denunciato, sostenendo di aver detto chiaramente di volere un rapporto protetto.

Il tribunale le ha dato ragione, affermando il principio del “consenso condizionato”: il rapporto era consensuale solo a una determinata condizione (che era venuta meno, anche se lei l’ha saputo solo dopo).

Ora – ferma restando la colpa di quell’uomo – se il principio del consenso condizionato determina una condanna per violenza sessuale, allora lo stesso deve valere per una donna che mente dicendo di aver preso la pillola, nel caso in cui l’uomo avesse dichiarato di non volere un rapporto a rischio di gravidanza.

Ma si può andare oltre. Se una donna afferma di non voler avere rapporti con un uomo sposato e lui, mentendo, le dichiara di essere scapolo, anche questo rapporto si può configurare come violenza sessuale (e idem se è lui a non volere una donna sposata).

E che dire se una donna giura di non voler mai andare a letto con un operaio o un comunista, e lui le rivela di esserlo solo dopo aver consumato il rapporto?
E se un razzista sbraita che per nessun motivo al mondo toccherebbe una donna non ariana, e lei gli nasconde le sue origini maghrebine?

Trump il latinoamericano

30 gennaio 2017

«Trump può anche voler fermare il flusso di migranti e di beni dal confine meridionale, ma lui stesso ha importato uno stile politico proprio della politica latinoamericana: quello del demagogo nazionalista»

(dal Washington Post)

trump

Buy American

26 gennaio 2017


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N.B. Non è un fake o una bufala: la pagina è questa, e ci si arriva da qui.

Collezione di ossimori / 8 – In fisica

16 gennaio 2017

La materia oscura e l’energia oscura sono fra gli obiettivi più ricercati dai fisici: le hanno postulate in base ai calcoli, ma nessuno le ha mai osservate direttamente – non per niente si chiamano oscure *.
Alcuni ricercatori si sono focalizzati in particolare sull’ipotetica particella che, nell’ambito della materia oscura, trasporterebbe l’energia elettromagnetica. In analogia con il corrispettivo della fisica classica, è stata battezzata con uno splendido ossimoro: “fotone oscuro” **.
Se la batte con “sole nero”, come a volte veniva chiamato in passato un buco nero (per esempio nell’omonimo episodio della serie Spazio 1999).

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* Alcuni fisici sono convinti che il motivo per cui non si riescono a osservare è perché in realtà non esistono affatto: un po’ come l’etere, ipotizzato alla fine dell’Ottocento per spiegare gli strani comportamenti della velocità della luce, poi risolti in tutt’altro modo da Einstein. João Magueijo dell’Imperial College di Londra, per esempio, ha una teoria alternativa secondo cui la velocità della luce sarebbe sì costante nel senso della teoria della relatività (cioè indipendente dal movimento degli osservatori), ma sarebbe diminuita gradualmente nel tempo, dal big bang a oggi. Se così fosse, questo potrebbe spiegare alcuni fenomeni (anche se forse non tutti) per i quali è stata ipotizzata l’esistenza della materia oscura e dell’energia oscura.

** Doppiamente ossimorico (o forse ossimorico al quadrato) il titolo di un articolo divulgativo a questo proposito: “New Light Shed on Dark Photons”.

Genitori virtuali

5 gennaio 2017

Nel 2009 i sudcoreani Kim Jae-beom e Kim Yun-jeong sono stati arrestati per l’omicidio colposo della loro figlioletta di tre mesi Sa-rang, lasciata morire di fame mentre i genitori passavano tutto il loro tempo su internet, giorno e notte. In una sentenza che ha fatto epoca e ha suscitato aspre polemiche non solo in Corea, i due se la sono cavata con una pena molto lieve: due anni di prigione. La tesi della difesa – accolta dal giudice – chiedeva l’attenuante di una grave dipendenza da internet, paragonabile a quella da droghe pesanti.

Come si è poi scoperto, il gioco di ruolo fantasy in 3D che catturava tutta l’attenzione dei genitori snaturati era Prius Online, in cui pare che un aspetto centrale sia prendersi cura di un bambino virtuale.

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Un giorno da leoni

26 dicembre 2016

Da wikipedia: «I leoni restano per molto tempo inattivi durante la giornata, stando a riposo per circa 20 ore su 24».

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Gli zeri degli altri

14 dicembre 2016

Nelle lingue neolatine, la parola zero viene dall’arabo ṣifr (niente): zero in italiano, portoghese e romeno, zéro in francese, cero in spagnolo (la stessa etimologia è passata in alcune lingue che hanno attinto da quelle latine, come l’inglese e il polacco). La derivazione è logica, dato che i romani non avevano il numero zero, ed è attraverso gli arabi che è entrato nella matematica occidentale.

Al contrario, nella maggior parte delle lingue germaniche, slave, ugro-finniche e baltiche, lo zero viene dal latino nullus (nessuno): per esempio Null in tedesco, нуль in russo, nolla in finlandese, nulla in ungherese, nulle in lettone. Insomma, la maggior parte delle lingue europee hanno l’origine latina, tranne le lingue neolatine!

L’America agli americani! (Dottrina di Monroe-Trump-Geronimo)

6 dicembre 2016

In molti sperano che il presidente Trump non sia come il candidato Trump – e in effetti abbiamo tutti poco da fare oltre a sperare.
Però il suo programma ufficiale non è incoraggiante: nei suoi 10 punti non affronta altro tema che quello dell’immigrazione.
Per esempio recita (punto 2): «Sotto un’amministrazione Trump, chiunque attraversa il confine illegalmente sarà detenuto finché non sarà espulso dal Paese».
Lo ribadisce in modo più perentorio (punto 5): «Chiunque entra negli Stati Uniti illegalmente è soggetto a espulsione».
Non solo: chiede (punto 7) agli altri Paesi di «riprendersi la loro gente quando noi decidiamo di espellerla».
Il tutto in nome (punto 10) del principio di «mantenere l’immigrazione all’interno della norma storica».
Verrebbe da dire: peccato che al tempo dei Padri Pellegrini non c’era nessuno in America a pensarla così.

usa

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N.B. Trump comunque non è solo. In Australia, il primo ministro Malcolm Turnbull ha proposto di impedire per sempre l’accesso a chi è entrato senza visto almeno una volta.
Quindi fuori tutti tranne gli aborigeni.

immigranti

Black power!

22 novembre 2016

Pochi giorni dopo le elezioni presidenziali americane, sono state già fatte tutte le analisi politiche possibili. La maggior parte sottolineano come non sia stata tanto una vittoria di Trump quanto una sconfitta di Hillary: Trump ha ottenuto meno voti sia di McCain sia di Romney, che nel 2008 e nel 2012 avevano perso contro Obama; d’altra parte, Hillary ha perso diversi milioni di elettori rispetto a Obama.

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A quanto pare, la questione di genere non ha avuto peso: lo dimostra il dato delle donne bianche, che hanno votato in maggioranza per Trump nonostante alcune sue dichiarazioni che definire maschiliste è decisamente riduttivo. Molto più rilevante è invece la questione etnica.

Alcune statistiche dimostrano che è crollata la percentuale di partecipazione al voto della popolazione afroamericana, che era a favore di Obama al 95% e al 93% nelle due elezioni, ma anche per la Clinton all’88%. In altre parole, se l’affluenza alle urne dei neri fosse stata la stessa che nel 2012, Hillary avrebbe vinto in alcuni Stati decisivi (in particolare Florida e North Carolina) e quindi sarebbe diventata presidente.

La bassa affluenza dei neri è un dato ormai storico negli Stati Uniti; diverse ricerche lo attribuiscono in buona parte a una maggiore difficoltà nell’iscrizione alle liste elettorali. Quale che sia la causa, è certo che solo Obama era riuscito a trascinare alle urne le masse degli afroamericani. Il motivo politico è che, mentre i populisti alla Trump parlano alla pancia degli elettori e i politici di mestiere alla Clinton si rivolgono solo alla testa (strategia perdente), lui era stato in grado – come in parte anche Sanders – di parlare al cuore della gente (strategia vincente, a patto di saperla fare).
L’altro motivo è – ovviamente – il colore della pelle. Questo vuol dire che, se Hillary avesse avuto la pelle nera, avrebbe avuto molte più chance di battere Trump e tornare alla Casa Bianca. Il che, se non è paradossale, è quantomeno sorprendente.

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Che cos’è l’olocausto

15 novembre 2016

Alcuni paradossi su questo blog non sono logicamente dei paradossi, ma delle tautologie: la tigre asiatica, gli oscar del cinema, un pirata dell’acqua, la guerra delle armi. Però un aspetto paradossale c’è sempre. Sono espressioni prestate ad altri contesti (la tigre celtica, gli oscar della tv, il pirata della strada, la guerra di qualunque cosa) e quando fanno un giro completo, tornando al loro ambito naturale, chi le usa (di solito un giornalista poco attento) pensa di essere “andato oltre” con il gioco di parole e non si rende conto di essere tornato al punto di partenza.

L’ultimo caso è il titolo di un post sul blog di Andrea Scanzi, che recensendo il libro animalista Tritacarne di Giulia Innocenzi parla di «Olocausto degli animali». Ora, la parola olocausto si riferisce nel linguaggio comune allo sterminio degli ebrei da parte del regime nazista. Ma in origine, nel mondo ebraico antico, l’olocausto era proprio il sacrificio animale (e quindi i più accorti, per indicare il genocidio nazista, usano il termine corretto Shoah).

L’italiano della Rai

4 novembre 2016

Il 17 e 18 ottobre si sono tenuti a Firenze gli “Stati generali della lingua italiana”, per promuovere la nostra lingua nel mondo.
A margine dell’iniziativa Monica Maggioni, presidente della Rai, ha dichiarato che «la Rai già oggi è uno strumento con il quale milioni di persone imparano l’italiano in giro per il mondo».
A questo proposito ha citato il dato importante che, tra tutti quelli che scaricano la app dedicata alla visione dei programmi Rai, uno su dieci proviene dall’estero. Ovviamente la app ha un nome italianissimo in coerenza con questo approccio: RaiPlay.

Un po’ come Benigni quando chiedeva di istituire l’Italian Language Day (solo che lui è un comico, anche se in quell’occasione involontario)

(Grazie a Francesco Ugolini per la segnalazione)

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Se lo sapesse Borges…

19 ottobre 2016

Il principio

Due greci stanno conversando: forse Socrate e Parmenide.
Conviene che non si sappiano mai i loro nomi; la storia sarà così più misteriosa e più tranquilla.
Il tema del dialogo è astratto. Talvolta alludono a miti nei quali entrambi non credono.
Le ragioni che adducono possono abbondare in errori e non hanno uno scopo.
Non polemizzano. E non vogliono né persuadere né essere persuasi, non pensano né a vincere né a perdere.
Sono d’accordo su una sola cosa; sanno che la discussione è la non impossibile via per giungere a una verità.
Liberi dal mito e dalla metafora, pensano o cercano di pensare.
Non sapremo mai i loro nomi.
Questa conversazione tra due sconosciuti in un luogo della Grecia è il fatto capitale della Storia.
Hanno dimenticato la preghiera e la magia.

(Jorge Luis Borges)

Il testo non ha bisogno di commenti. È semplicemente perfetto.
Ora però, dal libro Regni dimenticati di Gerard Russell sulle religioni minoritarie del Medio Oriente, scopriamo che alcune sette o correnti religiose, come i drusi e gli yazidi, venerano i filosofi greci alla stregua di profeti. Se lo sapesse Borges… E soprattutto, se lo sapessero Socrate e Parmenide…

 

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Crisi d’identità

12 ottobre 2016

La scena: Un ufficio comunale

Gli attori: Un impiegato, un cittadino


Cittadino
: Sono qui per avere una carta d’identità

Impiegato: Ha con sé quella vecchia o il passaporto?

Cittadino: No

Impiegato: In questo caso deve presentarsi con un testimone che attesti la sua identità

Cittadino: Ma io ho fretta, ho bisogno della carta d’identità!

Impiegato: Mi dispiace, non posso aiutarla

(Il cittadino inizia a scaldarsi, sbraita, urla sempre più forte)

Impiegato: La prego, la smetta, altrimenti sarò costretto a chiamare i carabinieri e farla identificare!

(Grazie ad Andrea per la segnalazione)

Collezione di ossimori / 7

6 ottobre 2016

“Giunta Raggi” nominato miglior ossimoro del 2016

(da Lercio)

Un altro paradosso del mentitore

26 settembre 2016

Si può credere a un bugiardo? Sì, secondo Evelyne Debey, Maarten De Schryver, Gordon Logan, Kristina Suchotzki e Bruno Verschuere: gli autori dell’articolo From junior to senior Pinocchio: A cross-sectional lifespan investigation of deception, in cui hanno studiato la frequenza delle bugie dette da un campione di oltre mille mentitori in funzione della loro età.
Con questa ricerca si sono aggiudicati il Premio Ig Nobel per la psicologia, «per aver chiesto a mille bugiardi quante volte mentivano e per aver deciso di credere alle loro risposte».

Senza parole

21 settembre 2016

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Se il mondo è pieno di bridgmanite, dov’è tutta quanta?

16 settembre 2016

Il minerale più abbondante sulla Terra è la bridgmanite: secondo alcune stime costituirebbe addirittura oltre il 51% del volume del nostro pianeta.
Si trova però solo a profondità superiori a 600 chilometri: quindi si può dire che sulla superficie terrestre non c’è un minerale più raro della bridgmanite.
Infatti non era mai stata trovata in natura fino al 2014, quando – paradosso nel paradosso – ne sono stati rinvenuti frammenti nanoscopici… in un meteorite.

(Tratto dal mio Piccolo libro delle curiosità sulla scienza, Sironi, Milano 2016).

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Falsissimi amici / 2

8 settembre 2016

La prima volta che sono stato a Lisbona ancora non parlavo il portoghese; avevo giusto un’infarinatura minima e una certa conoscenza delle regole di pronuncia.
Perciò quando mi sono trovato di fronte a una porta a vetri con la scritta PUXE, sapevo che si leggeva “pusce”, e (probabilmente pensando all’inglese) ho spinto.
È brutta la sensazione di sbattere il naso su una porta a vetri, e in quel caso è stata aggravata dall’impressione di aver subito un’ingiustizia: come, ero stato punito per aver imparato le regole di pronuncia?
Sarebbe esagerato dire che è stata quella l’occasione che mi ha spinto a studiare il portoghese, ma bisogna riconoscere che spesso il metodo di apprendimento drastico è il più efficace: una delle primissime parole che ho imparato – e che non ho mai dimenticato – è stata puxar, cioè “tirare”.