Thank God it’s Tuesday

24 settembre 2021

Il concetto di fine settimana, come spiego nel mio libro Le misure del tempo, è nato con la rivoluzione industriale, nell’Inghilterra dell’Ottocento: mentre il lavoro nei campi è legato ai cicli naturali, quello nelle fabbriche può seguire orari del tutto artificiali. Questo da un lato ha portato molti datori di lavoro a imporre ai propri dipendenti le condizioni gravose descritte nei romanzi di Dickens; dall’altro viceversa ha spinto molti operai a chiederne di migliori, fino a ottenere addirittura il sabato festivo. Secondo lo studioso canadese Witold Rybczynski, autore del libro Waiting for the Weekend, uno dei motivi che convinsero il padronato a concederlo era l’abitudine principale di molti lavoratori nel tempo libero, cioè sbronzarsi: se gli si lasciava più tempo per smaltire la sbornia poi arrivavano il lunedì mattina più in forma al lavoro.

Da allora il venerdì sera è per molti uno dei momenti più belli della settimana; il modo di dire inglese “Thank God it’s Friday” (Grazie a Dio è venerdì) ha dato luogo al diffuso acronimo “tgif”, tanto che un gruppo di biologi forse un po’ stressati dal lavoro ha battezzato un acaro appena scoperto Afropolonia tgifi (questo invece lo racconto nel Piccolo libro delle curiosità sulla scienza). Forse Leopardi, se fosse vissuto qualche decennio dopo, avrebbe scritto Il venerdì del villaggio.

Fino a qualche anno fa Gaia (il nome è di fantasia, ma la storia è vera) aveva una colf che andava a casa sua il venerdì pomeriggio, e che quindi lei associava mentalmente all’inizio del weekend. La nuova colf invece va il giovedì pomeriggio: il lieve spostamento non ha cambiato nel suo immaginario l’associazione di idee, e anzi ha avuto l’effetto di anticipare al giovedì la piacevole sensazione che la settimana sta per finire.

Ora, con la pandemia, Gaia – come molti altri – ha una vaga preoccupazione che la colf possa teoricamente contagiarla: anche se la vede entrare in casa sempre con la mascherina non può avere la certezza che la indossi costantemente. Perciò, quando lei va via, apre tutte le finestre di casa per cambiare l’aria ed esce. Ma dove andare? L’inverno scorso, per non restare all’aperto, ha trovato una soluzione geniale: fa la spesa settimanale proprio il giovedì nel tardo pomeriggio.

Così anche la spesa è diventata per lei in qualche modo un’anticipazione del weekend. E lo è anche il mercoledì sera, quando butta giù la lista della spesa insieme alla compagna, e perfino il martedì, quando le ricorda che l’indomani devono appunto fare la lista. In definitiva, l’arrivo psicologico del weekend inizia per Gaia già il martedì mattina. Questa cosa però deve averle un po’ preso la mano. Recentemente, un venerdì mattina si è sorpresa a pensare: “È venerdì, che bello, fra poco è martedì!”.

Almeno manterranno il distanziamento?

16 settembre 2021

Si tiene in Molise, dal 16 al 19 settembre, il raduno nazionale degli eremiti.

Aforismi paologici / 13

8 agosto 2021

La semplicità è difficile

Chi contagia chi?

27 luglio 2021

La mentalità complottista è un’eccezionale fucina di paradossi, e la pandemia lo ha evidenziato molto bene. Per esempio un antivaccinista coerente, di fronte al rischio di Covid, dovrebbe a rigor di logica sostenere strenuamente il distanziamento, il confinamento duro e prolungato, il coprifuoco serale (magari anticipato alle 18,00), l’uso delle mascherine anche all’aperto e insomma tutte le misure di sicurezza più severe, visto che non si può avvalere del vaccino.
Eppure, i no-vax sono in maggioranza anche accaniti no-mask (immaginando forse una coalizione del male fra case farmaceutiche e produttori di mascherine, alleati per sterminare la popolazione mondiale).

Questa discrepanza ha trovato ora il suo coronamento nella patria d’elezione dei complottismi, il Paese dove – per dirne una – molti sono sinceramente convinti che Hillary Clinton sia una rettiliana che mangia i bambini.
L’ultima degli antivaccinisti americani, uscita non si sa bene come, è la pensata geniale che i vaccinati siano contagiosi – attenzione, non si parla del virus, per il quale in effetti è scientificamente provata la possibilità che anche i vaccinati possano essere un veicolo di contagio, anche se in misura molto inferiore rispetto ai non vaccinati. No, secondo loro i vaccinati «diffonderebbero particelle di proteine di vaccino capaci di alterare il ciclo mestruale, rendere infertili, provocare aborti spontanei» (*). Insomma, non sarebbe il virus a essere contagioso ma il vaccino.

Pur di proteggersi dai vaccinati, i complottisti arrivano così a rinnegare le loro battaglie recenti: invitano a praticare il distanziamento sociale e addirittura a indossare la mascherina (a quanto pare i malvagi industriali, pur nella loro intelligenza diabolica, non hanno pensato a fabbricare mascherine che lasciano passare le pericolosissime particelle di vaccino).
Che dire, per una volta forse sarebbe meglio lasciarli fare.


(*) Incredibilmente, alcuni esperti americani hanno sentito la necessità di confutare pubblicamente queste idee.

God save le roi

16 luglio 2021

Reims, 17 luglio 1429. Carlo VII viene incoronato re di Francia. Da qualche anno, anche in seguito all’intervento di Giovanna d’Arco, i destini della guerra dei Cent’anni si stavano ribaltando. Il re d’Inghilterra Enrico VI, pretendente al trono di Francia, perde via via terreno e nel 1453, con la fine della guerra, deve rinunciare a tutti i suoi possedimenti francesi tranne Calais.

Quella che in Francia è vista (ancora oggi) come un’affermazione decisiva del proprio Stato nazionale, oltremanica era interpretata come una semplice battaglia sfortunata, e i re inglesi continuavano a considerarsi di diritto anche re di Francia: agli occhi di Dio non contano gli esiti delle vicende militari ma le discendenze dinastiche. Pertanto il giglio francese continuava a far parte del loro stemma insieme al leone inglese.

I sovrani che da allora in poi si succedono sul trono francese, dal loro punto di vista, sono illegittimi.

Questa situazione si protrae per oltre trecento anni, finché i nodi vengono al pettine il 21 settembre 1792, con la proclamazione della Repubblica francese. L’Inghilterra, così come le altre grandi potenze europee, è messa in allarme dalla piega estremista che sta prendendo la Rivoluzione francese, e che rischia di contagiare anche il resto d’Europa. A Londra (come anche a Vienna e Berlino) l’obiettivo è chiaro: bisogna fare di tutto per riportare sul trono Luigi XVI. Cioè – per gli inglesi – l’usurpatore (*).

Il paradosso viene risolto definitivamente il primo agosto 1800: il regno di Gran Bretagna si unisce a quello d’Irlanda dando luogo appunto al Regno Unito. In quell’occasione, il re Giorgio III abbandona ogni pretesa sulla Francia e rimuove il giglio dal suo stemma. Il 25 marzo 1802, con il trattato di Amiens, il Regno Unito riconosce la Repubblica francese.

Riprendono però presto le ostilità contro Francia, repubblicana prima e imperiale poi, fino alla definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo il 18 giugno 1815 e al ritorno a Parigi di Luigi XVIII. Stavolta senza rivendicazioni inglesi.


(*) Come tutti sanno, il tentativo non va a buon fine e il povero sovrano viene ghigliottinato il 21 gennaio 1793.

Il senso della vita

8 luglio 2021

«Il vero senso della vita è semplicemente provare meno dolore possibile e più piacere possibile? Di certo il mio comportamento sembra indicare che è questo che credo, almeno per gran parte del tempo. Ma non è un modo un po’ egoistico di vivere? Lasciate perdere l’egoistico – non è paurosamente solitario?
[…]
Ma se decido di decidere che la mia vita ha un senso diverso, meno egoista, meno solitario, il motivo per questa decisione non sarà il mio desiderio di essere meno solo, e cioè di soffrire meno nel complesso? Può la decisione di essere meno egoisti essere mai altro che una decisione egoista?».

David Foster Wallace, “Il Dostoevskij di Joseph Frank”. In: Considera l’aragosta

Aforismi paologici / 12

1 luglio 2021

Odio teneramente gli ossimori

Premio paologico per il premio più incongruo

25 giugno 2021

Alfred Nobel ha istituito il Premio Nobel per essere ricordato come un benefattore dell’umanità e non solo per l’invenzione della dinamite, all’epoca lo strumento in grado di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile.

Potrebbe sembrare mosso dallo stesso spirito il “Premio Gheddafi per i diritti umani”. Invece no, l’ironia è involontaria. Istituito nel 1988 dal Parlamento della Libia, è stato finanziato con una donazione personale dell’allora dittatore, che però non ha mai fatto parte del comitato incaricato di scegliere i vincitori. Ed erano partiti bene, bisogna dirlo: le prime edizioni del premio sono andate a Nelson Mandela, ai bambini palestinesi e ai popoli indigeni delle Americhe. Poi è arrivato qualche personaggio più discutibile dal punto di vista dei diritti umani, come Louis Farrakhan, fino a Recep Tayyip Erdoğan nel 2010 – l’ultimo premiato, visto che nel 2011 Gheddafi è stato spodestato e giustiziato.

Per il titolo di premio più incongruo c’è però un altro concorrente agguerrito. Il “Premio letterario Nabokov” comprende la sezione “Premio Nabokov Kids dedicata alla narrativa edita per l’infanzia”.

(Grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione)

Parole bugiarde

15 giugno 2021

1) “Tutto attaccato” si scrive staccato e “staccato” si scrive tutto attaccato.
(Grazie a Massimo Mengozzi per la segnalazione)

2) Lo iato contiene un dittongo.
(Grazie a Gino Ceschina per la segnalazione)

3) Aplologia non è un’aplologia (altrimenti sarebbe “aplogia”).

Dal letame nascono i fior

10 giugno 2021

Fra i più esecrabili crimini del fascismo, molti anni prima delle leggi razziali e dell’entrata in guerra, c’erano i tribunali speciali istituiti nel 1926 per perseguire gli antifascisti (soprattutto comunisti, ma non solo) con processi sommari.

Per evitare che i condannati politici potessero fare propaganda fra i detenuti comuni, Mussolini li fece rinchiudere in carceri speciali (stabilimenti di pena): Civitavecchia, Fossano e Castelfranco Emilia, dove i diritti umani più basilari erano negati, i contatti con l’esterno minimi e le condizioni igieniche precarie, tanto che i pitali divennero il simbolo dell’odiosa repressione fascista.

Eppure, anche se Mussolini non se ne rendeva conto, in questo modo non aveva raggiunto l’obiettivo di fiaccare il morale dei carcerati che, al contrario, stando a stretto contatto fra di loro trovavano il modo di comunicare. Nacquero così reti sotterranee di intellettuali che qualcuno ha definito «le università dell’antifascismo». Come ebbe a commentare Altiero Spinelli, «in prigione disponevamo di una libertà di parola che in Italia non esisteva più».

Per una volta, il caso paradossale ha avuto conseguenze importanti e luminose. Il seguito ha dimostrato che quello di Mussolini era stato chiaramente un autogol: dopo la caduta del regime, nel 1943, i movimenti che si erano venuti a creare clandestinamente nelle prigioni speciali hanno contribuito a dare impulso alla resistenza.

I paradossi in venticinque sonetti

3 giugno 2021

Le poesie degli ossimori sono famose e importanti: bellissime in particolare quelle di Francesco Petrarca, François Villon, Giovan Battista Marino e Bartolomeo Dotti.

Adesso anche i paradossi logico-matematici (pur senza l’ambizione di rivaleggiare con precedenti così illustri) hanno trovato una degna celebrazione in versi. Elena Tosato è una poetessa e scrittrice italiana che ha reinterpretato la grande tradizione plurisecolare della poesia di argomento scientifico (memorabile il suo poema dantesco Teoria dei canti). Ora, ispirata da una collana divulgativa in edicola con Le Scienze, ha dedicato venticinque sonetti ad altrettanti paradossi della logica, della matematica e della fisica.

Consigliati.

Li turchi

28 Maggio 2021

Nell’ambito di una ormai dichiarata politica di islamizzazione radicale e di allontanamento dall’Europa, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha ritirato il suo Paese dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, meglio nota come Convenzione di Istanbul.

Dio perdona, io no

24 Maggio 2021

Quel giorno di ottobre del 1517 qualcosa cambiò per sempre. Le 95 tesi che Lutero affisse alla porta della Schlosskirche di Wittenberg segnarono una cesura epocale e duratura nella storia d’Europa (oltre che un nuovo inizio per la cultura tedesca).

Dal punto di vista teologico, la differenza principale introdotta dalla Riforma protestante rispetto al Cattolicesimo è il primato attribuito alla fede, anziché alle opere, per ottenere la salvezza eterna.

Qualcuno però ha fatto notare che, nelle sue invettive contro la Chiesa di Roma, Lutero criticava le opere del Papa e della gerarchia cattolica, non certo la loro fede.

Troppo bravo, quel Tommasino

18 Maggio 2021

Il centrocampista tedesco Thomas Häßler è rimasto nel cuore dei tifosi romanisti per vari motivi, ma soprattutto per il suo atteggiamento in campo, allo stesso tempo allegro e disciplinato: pochi come lui hanno interpretato lo spirito del calcio per quello che è, un gioco. Negli anni Novanta si parlava molto del doping e della cocaina nel calcio; lui una volta è andato dal suo allenatore a dirgli: «Mister, lei mi conosce, sa che io… solo birra!». L’affetto che si era guadagnato traspariva anche dal nomignolo di Tommasino (per la bassa statura, insolita per un tedesco).

Dal punto di vista tecnico, una delle sue specialità erano i calci di punizione.
Il 3 ottobre 1993, allo stadio Olimpico, la Roma sta clamorosamente perdendo contro la Cremonese, squadra neopromossa in Serie A. L’occasione per pareggiare arriva nel secondo tempo proprio con una punizione dal limite dell’area, una posizione ottima per il piede di Häßler. Il quale infatti calcia alla perfezione. Il portiere, Turci, si tuffa ma non ci arriva per un soffio: palla in rete. L’arbitro Quartuccio però annulla il gol.

Per chi non lo sapesse, nel calcio esiste una regola secondo la quale alcuni tipi di falli vengono puniti con un calcio di punizione indiretto (o “di seconda”). In questi casi, a differenza delle più comuni punizioni “dirette”, un giocatore non può calciare direttamente in rete: ci devono essere almeno due tocchi (da parte di giocatori diversi).

Proprio quello che aveva fischiato Quartuccio. Non l’aveva capito però Häßler, che ha tirato direttamente in porta. E non l’avevano capito i suoi compagni: in genere, in questi casi, la tattica consiste nel far toccare lievemente il pallone a un compagno e poi tirare in porta.

E non l’aveva capito Turci: se fosse arrivato a sfiorare il pallone, il suo tocco avrebbe reso valido il gol. Lui stesso ha dichiarato in seguito: «Ho visto e rivisto quell’episodio, Häßler ha calciato e grazie a Dio non sono arrivato su quel pallone» (*).

Una situazione degna dei Paradossi di Mr. Pond di Chesterton: Häßler ha calciato troppo bene; se fosse stato appena meno bravo avrebbe segnato.

(*) Il problema è che il modo in cui l’arbitro segnala una punizione di seconda non è troppo diverso rispetto a una diretta. Infatti episodi del genere non sono rarissimi. In Serie A uno dei più famosi è stato il gol annullato al brasiliano dell’Inter Adriano, nel 2006, contro la Juventus. In quel caso un compagno aveva cercato di avvertirlo che la punizione era indiretta, ma invano. E il portiere, niente meno che Buffon, aveva tentato la parata, anche lui invano (per sua fortuna): forse non aveva capito neanche lui, o forse il tiro diretto di Adriano gli aveva messo il dubbio. O forse, semplicemente, l’istinto di parare è troppo forte per un portiere.

Ad armi impari

13 Maggio 2021

No-mask, sotto-il-mento-mask, ioapro e negazionisti vari si radunano regolarmente in manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie prese a tutela della salute pubblica. Assembrandosi senza mascherine si confermano incoscienti, irresponsabili e autolesionisti – criminali, verrebbe da dire – ma dimostrano anche una certa coerenza, bisogna dirlo.

È un vero peccato che tutte le persone prudenti e favorevoli alle misure di precauzione (la maggioranza della popolazione, per fortuna) non possano organizzare anche loro una bella manifestazione di massa in piazza.

E non è neanche una zuppa

3 Maggio 2021

La mia amica M., che va matta per la zuppa inglese, ne voleva ordinare una in pasticceria per il suo compleanno. Purtroppo per lei, al momento vive in Inghilterra, dove la zuppa inglese non sanno cosa sia.

Un po’ come le montagne russe, che non sono né montagne né russe, o ancora meglio, andando indietro nel passato, il Sacro Romano Impero e la DC.

Titoli di giornale / 24

30 aprile 2021

(Grazie a Paolo Butturini per la segnalazione)

Umorismo norvegese

25 aprile 2021

Oggi questo blog compie dieci anni (il primo post è del 25 aprile 2011). In questi dieci anni mi è stato chiesto spesso che cos’è per me un caso paradossale. La risposta migliore che ho trovato è questa: se una persona intende dirigersi verso nord, e per una serie di congiunture finisce per andare a est, questo è un errore. Se invece le circostanze lo portano per qualche motivo ad andare a sud, allora questo è un caso paradossale.

Prendendo alla lettera questo esempio, mi rendo conto che c’è un primatista praticamente imbattibile. Il 14 dicembre 1911 il grande esploratore norvegese Roald Amundsen raggiunse per primo il Polo Sud.

Al suo ritorno, commentò così l’evento: «La meta era raggiunta, il viaggio era finito. Non posso dire – anche se mi rendo conto che suonerebbe molto più evocativo – che avevo raggiunto lo scopo della mia vita: sarebbe romanzare la realtà troppo sfacciatamente. Più onestamente, devo ammettere di non aver mai conosciuto nessuno che si sia mai trovato in una situazione così diametralmente opposta rispetto ai suoi desideri come era la mia in quel momento. Le regioni artiche – e sì, il Polo Nord stesso – mi avevano sempre attratto fin dall’infanzia, e adesso mi trovavo al Polo Sud. Più all’opposto di così cosa ci può essere?».

Kidd(napp)ing

14 aprile 2021

Per la legge italiana, e in generale nei sistemi di diritto nei Paesi civili, una persona è considerata innocente fino alla sentenza di colpevolezza.
La ricostruzione dei fatti che segue, come riportata dalla stampa italiana, potrebbe non essere riconosciuta in sede legale, e quindi i soggetti coinvolti potrebbero risultare estranei alle accuse. Questo però non cambia l’aspetto paradossale della vicenda, vera o falsa che sia.

Nell’ottobre 2016 arriva una notizia drammatica: Alessandro Sandrini, un imprenditore bresciano, è stato rapito in Turchia da parte di un gruppo di ribelli. Solo molto tempo dopo, il 22 maggio 2019, Sandrini viene liberato.

In seguito, però, emergono diverse anomalie e incongruenze, che portano gli inquirenti all’ipotesi del finto rapimento a scopo di riscatto: ora Sandrini è indagato per simulazione di reato e tentata truffa. A quanto pare Sandrini, in condizioni economiche precarie, era stato contattato da un certo Alberto Zannini che aveva organizzato la frode insieme a due complici: secondo un testimone, «contava di fare molti soldi».

Il finto rapimento è un classico, nei film ma anche nella realtà. In questo caso però è successo qualcos’altro. Giunto in Turchia per inscenare il sequestro, Sandrini viene effettivamente consegnato da Zannini a un gruppo islamista locale. Insomma, il rapimento da fittizio diventa vero. Ovviamente a insaputa della vittima: pare che Sandrini non abbia opposto resistenza, convinto che fosse tutta una messa in scena. Sarebbe interessante sapere a che punto della storia si sia reso conto della trappola (e – ora che le cose sono andate a buon fine – si può anche dire che sarebbe stato divertente vedere la sua faccia in quel momento).

Non sappiamo quale sarà il verdetto nei suoi confronti ma, se le cose sono andate così, ci sono diverse possibili letture.
Dal punto di vista puramente morale, possiamo ritenere che abbia già espiato ampiamente la sua colpa: ha scontato una lunga prigionia in condizioni sicuramente peggiori di quelle di un carcere italiano (oltre ovviamente a non aver intascato i soldi su cui contava).
Di più: visto che il rapimento c’è stato, lo si può ancora accusare di averlo simulato?
Alla fine però l’idea del finto rapimento è stata quella che ha permesso quello vero: una specie di profezia che si autoavvera, come l’invenzione di città fittizie che porta alla loro nascita, o come il finto mostro ritrovato nel Loch Ness

Ancora più intricata la posizione di Zannini: potrebbe essere accusato di concorso sia in rapimento simulato sia in rapimento effettivo.

In God we trust

30 marzo 2021

In un documentario sull’Iraq, un capo militare dichiara: «Ci sono ancora estremisti religiosi. Li fermeremo, con l’aiuto di Dio!»

(Grazie a Béatrice Fabre per la segnalazione)