L’eredità di Caravaggio

14 luglio 2017

Caravaggio è stato uno dei pochissimi fra i grandi pittori della sua epoca – se non l’unico – a non avere avuto una bottega di allievi. E si capisce, vista la vita irregolare che conduceva, sempre in fuga. Però nessuno ha avuto più seguaci di lui, tanto che si definiscono caravaggeschi molti dei pittori del Seicento (e non solo in Italia).

Aforismi paologici / 7

27 giugno 2017

Come al solito si cambia!

Perché l’unanimità è sbagliata

20 giugno 2017

Secondo Rousseau, più la maggioranza dei cittadini si avvicina all’unanimità, meglio approssima la “volontà generale”, cioè la scelta razionalmente migliore per il corpo sociale.

Non so se Rousseau aveva pensato all’eventualità di una decisione presa dal 100% dei votanti: un caso decisamente improbabile, tanto che anche le maggioranze “bulgare” nei Paesi del blocco sovietico si limitavano al massimo al 99% o poco più.

Al contrario, nell’antico diritto ebraico, valeva un principio in un certo senso opposto: se un imputato veniva giudicato colpevole da tutti i giudici, nessuno escluso, allora doveva essere rilasciato. L’idea dietro questa regola era che l’unanimità, essendo molto rara, di solito è la conseguenza di un’anomalia di fondo, un po’ l’analogo di quello che in fisica si chiama errore sistematico.

Una ricerca recente conferma che gli antichi legislatori ebrei avevano ragione. Più aumenta il numero dei testimoni che indicano all’unanimità lo stesso sospettato, più diminuisce la probabilità che sia il vero colpevole. Se invece uno dei testimoni indica un altro individuo (magari il poliziotto), allora torna a crescere la probabilità che quello additato dalla maggioranza sia il colpevole.

Il fatto è che i fenomeni sociali non si spiegano con la matematica, ma appunto con la probabilità: proprio perché l’unanimità è così rara, quando capita c’è da pensare che sia dovuta a qualche errore. Come se lanciando una moneta un gran numero di volte uscisse sempre testa: chiunque penserebbe che in qualche modo la moneta è truccata (e forse per questo i regimi bulgari ammettevano un margine di elettori che “sbagliavano” a votare).

Anche nella scienza, un esperimento che riesce troppe volte e in modo troppo pulito fa scattare il dubbio dell’errore sistematico. E se non lo fa, si può arrivare a conclusioni sbagliate. Fra il 1993 e il 2008, una stessa donna misteriosa avrebbe ucciso 15 persone tra Germania, Francia e Austria: era sempre la prova del dna a inchiodarla. Eppure l’assassina sfuggiva alla polizia di mezza Europa. Solo in seguito si è scoperto che tutti i campioni di dna erano stati contaminati per errore da una donna che lavorava nel laboratorio di analisi.

Insomma, un margine di imprecisione e di “sporcizia” fa parte della realtà: se ci viene presentato un reperto etrusco troppo integro e pulito, subito sospettiamo (giustamente) che sia falso.

In un mondo matematico l’unanimità sarebbe giusta. Nel mondo reale è sbagliata.

Sexy = sexist?

12 giugno 2017

Sembrava che la liberazione sessuale e il femminismo ci avessero definitivamente traghettato dal pudore veterocattolico a un’epoca più serena e con meno vincoli, con il diritto per tutti di disporre del proprio corpo.
Ora purtroppo arriva la controtendenza. E non arriva dal risorgere degli integralismi religiosi, ma da dove meno te l’aspetti.

Scelgo l’esempio più recente e sintomatico, non certo l’unico o il più importante: le proteste contro la pubblicità di una linea di biancheria. Il motivo: si mostra una bellissima modella in reggiseno. Nella pubblicità di un reggiseno, pazzesco!

Di fronte a un tale scandalo c’è addirittura chi chiede una legge contro le pubblicità sessiste. Giusto, dobbiamo proibire di mostrare i reggiseni. Per pubblicizzarli andrà benissimo far vedere l’immagine di un cibo per gatti, di una bicicletta o di una vernice industriale.

Ma a quanto pare c’è di peggio: il sessismo più grave non sta tanto nel reggiseno in sé, bensì nella scelta di una modella dal fisico statuario, che non corrisponde alle “donne reali” (come se fossero tutte uguali). «Anche questa è violenza», sostengono le ultrafemministe. Giusto anche questo, bisognava fare la campagna pubblicitaria con una modella vecchia e grassa. E – per equità – le pubblicità di jeans da uomo con un modello anche lui rugoso e con una grossa pancia debordante.

Già oggi negli Stati Uniti sono arrivati alla follia di proibire di portare in spiaggia bambine indecentemente abbigliate solo con gli slip (ok, tecnicamente è un topless, ma lo è anche per i bambini maschi). Dobbiamo aspettarci che domani in Europa sarà vietato girare in minigonna? Sarà il femminismo a imporci il burqa?

Però non cyber

29 maggio 2017

Devo confessare che, nella mia ignoranza in materia di televisione, fino alla settimana scorsa conoscevo un solo Paolo Ruffini, il matematico. Sono venuto a sapere dell’esistenza dell’attore omonimo leggendo un articolo su Wired. Chiamato come ospite speciale a un evento organizzato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca contro il cyberbullismo, Ruffini ha pensato bene di rivolgersi al pubblico di studenti nel modo più diretto e spigliato possibile, per non annoiarli. A quanto pare però ha esagerato con le parolacce, arrivando a sfottere e insultare proprio gli studenti. Insomma, ha fatto il bullo.

L’arte dei leccapiedi

16 maggio 2017

«Nessun divieto può abolire il lecchinaggio. L’imperatore Ko lo proibì. Gli scritti che lo elogiano per questo decreto sono tra i più sublimi capolavori di quest’arte»

Bertolt Brecht, Il romanzo dei Tui

Ci cade un mito

11 maggio 2017

Chi ci difenderà dalle fake news, cioè dalle bufale? «Noi», rispondono quelli del New York Times, con un po’ di (giustificata) presunzione.

Quel “noi” però da qualche settimana comprende un nuovo editorialista, Bret Stephens, famoso per essersi schierato ripetutamente in passato con i negazionisti del riscaldamento globale: secondo lui i cambiamenti climatici sono un «nemico immaginario» (come il razzismo!) e la paura per le possibili conseguenze è un’«isteria». E chi crede agli scienziati segue un metodo totalitario paragonabile allo stalinismo e all’antisemitismo.
E adesso come facciamo a credere ancora al New York Times?

Continuiamo a farci del male

3 maggio 2017

La sinistra italiana è famosa per il suo masochismo, che ha contribuito a escluderla praticamente sempre dal governo e a spianare ripetutamente la strada alla destra. Ora l’economista Emiliano Brancaccio, con un ragionamento virtuosistico quanto paradossale pubblicato sull’Espresso, estende questa perversione alle elezioni francesi: se fosse in Francia, non andrebbe a votare per il ballottaggio. Il motivo è che «Macron incarna l’estremo tentativo del capitalismo francese di aumentare la competitività, accrescere i profitti e ridurre i debiti per riequilibrare i rapporti di forza con la Germania e stabilizzare il patto tra i due paesi sul quale si basa l’Unione Europea», ma «la sua svolta graverà dunque in primo luogo sui lavoratori e sui soggetti sociali più deboli». La conseguenza, secondo Brancaccio, sarebbe controproducente: «Non dovremo meravigliarci se poi si apriranno ulteriori praterie di consenso operaio a favore di ipotesi politiche con caratteristiche ancora più marcatamente nazionaliste, e al limite neo-fasciste».
Sintetizzando: secondo Brancaccio, per paura che la destra neofascista guadagni consensi, conviene mandarla al governo adesso.

Come si diventa jihadisti

12 aprile 2017

Palazzo Yacoubian è un romanzo dello scrittore egiziano ʿAlāʾ al-Aswānī, del 2002 (quindi ben prima dell’avvento di Daesh e della nuova fase del terrorismo islamista). Ambientato in un palazzo del Cairo, racconta le storie intrecciate dei suoi inquilini, una delle quali è molto istruttiva.

Il giovane Taha ha un grande sogno: diventare poliziotto. Un po’ per l’orgoglio di portare l’uniforme, ma soprattutto per essere utile al suo Paese.

All’esame per entrare all’accademia di polizia risponde brillantemente, ma non viene preso perché suo padre non è abbastanza importante: di lavoro fa il semplice portiere. Così a quanto pare funziona in Egitto (e sicuramente non solo lì). Per lo stesso motivo, neanche il suo ricorso ha successo.

Deluso, Taha decide di consolarsi iscrivendosi all’università. Lì, poco considerato dai colleghi dell’alta società, lega con alcuni studenti come lui – poveri e indignati.

Ansioso di fare qualcosa per rinnovare la società, inizia a frequentare la moschea e a seguire gli insegnamenti di un imam carismatico: onesto, puro e sicuro di sé – tutto il contrario dei giovani borghesi che si vedono in giro.

Taha giunge alla conclusione che solo la religione potrà risanare una società così corrotta, ed entra nella cerchia sempre più intima dell’imam.

Durante una retata viene arrestato e torturato – senza motivo – dai poliziotti: quelli che ammirava tanto, che per lui erano un modello. Quando viene rilasciato, qualcosa in lui è cambiato per sempre. Ora ha di nuovo un sogno, uno scopo nella vita, ma ben diverso da quello infantile: vendicarsi, fare una strage, morire in un attentato suicida.

L’ex aspirante poliziotto è diventato un aspirante terrorista.

Collezione di ossimori / 10 – Speciale tassonomia (2)

7 aprile 2017

Chi mai chiamerebbe pygmaeus una specie di scimmia alta fino a 1,70 m e pesante fino a 120 kg? Linneo, scegliendo il nome scientifico dell’orango.


Da allora in poi, gli ossimori tassonomici sono numerosissimi (e spesso inspiegabili). Alcuni li avevo catalogati qui, ma ce ne sono molti altri. Per esempio i roditori del genere Arvicola sono tutti terragnoli tranne una specie, che è acquatica, ed è stata battezzata… Arvicola terrestris (in questo caso però qualcuno dev’essersi reso conto dell’assurdità della faccenda, e il nome è stato cambiato: oggi si chiama in modo più equilibrato Arvicola amphibius).

Ci sono poi due uccelli molto simili tra loro, la pettegola (che ha le zampe rosse) e il totano moro (che ha le zampe nere, almeno d’estate): uno è Tringa totanus e l’altro è Tringa erythropus. Ovviamente la pettegola è totanus e il totano moro erythropus.

Restando fra gli uccelli: quaglia, coturnice e pernice appartengono ai generi Perdix, Coturnix e Alectoris. A occhio, la pernice è Perdix, la coturnice Coturnix e la quaglia (per esclusione) Alectoris. E invece la quaglia è Coturnix, la coturnice è Perdix e la pernice Alectoris.

Passando agli insetti, due comuni specie di libellule del genere Orthetrum sono molto simili tra loro, ma si distinguono dal colore del torace (dei maschi). Inutile dire che quello dell’Orthetrum brunneum è celeste e quello dell’Orthetrum coerulescens è bruno.

E infine le piante: la rovere e la farnia sono due specie di quercia, genere Quercus, specie robur e petraea. La rovere è robur? Certo che no. Il genere Washingtonia poi comprende due specie di palme molto utilizzate nei parchi italiani, la robusta e la filifera. Una ha tronco possente, largo e tarchiato, l’altra tronco sottilissimo e altissimo. Quale delle due sarà la robusta e quale la filifera?

(Grazie per la segnalazione a Come dico rimando)

Collezione di ossimori / 9

25 marzo 2017

“Unione Europea” è l’ossimoro più bello e ottimistico degli ultimi 60 anni

Europe first

25 marzo 2017

25 marzo 1957: una delle date più belle nella storia plurimillenaria della città eterna, e una di quelle di cui deve essere più orgogliosa. È cosa buona e giusta, oggi, festeggiare il compleanno della prima Europa pacifica, soprattutto adesso che molti ne sottovalutano l’importanza storica oltre che politica.

Ironia involontaria e amara nel titolo sul Messaggero:
«Trattati di Roma, città blindata il 25 marzo: sospeso Schengen, frontiere chiuse»

Festa del padre putativo

19 marzo 2017

La festa del papà si celebra nel giorno dedicato a uno che è passato alla storia per non essere il padre di suo figlio.

Titoli di giornale / 22

13 marzo 2017

Italiani gente furba

8 marzo 2017

L’onore delle armi è un omaggio tributato dall’esercito vincitore di una battaglia al nemico sconfitto che si è dimostrato particolarmente coraggioso: i soldati, prima di essere fatti prigionieri, marciano con le armi in pugno, ricevendo il saluto militare dei vincitori.
Accadde, per esempio, ai francesi in occasione dell’assedio di Lille da parte dei tedeschi nel 1940.
Anche l’Italia può vantare una nobile storia di onori delle armi.
Il 19 maggio 1941 il contingente italiano dell’Amba Alagi, comandato dal Duca d’Aosta, si arrese con l’onore delle armi (nella foto) alle preponderanti forze inglesi di Cunningham (*).

Il luminoso esempio del Duca d’Aosta fece subito scuola.
Poche settimane dopo, il 6 luglio, l’ultimo reparto italiano in Africa Orientale, guidato dal generale Pietro Gazzera, entrò in contatto con le divisioni belghe del generale Gilliaert, intervenuto in aiuto degli inglesi. Gazzera, viste le condizioni disperate delle sue truppe, dopo qualche scaramuccia decise di arrendersi, con la clausola di ottenere l’onore delle armi. Era una soluzione vantaggiosa per entrambi (quella che oggi gli americani definirebbero win-win): gli italiani salvavano la vita e l’onore, mentre i belgi ottenevano una vittoria senza perdite di uomini.
Solo che l’onore delle armi era stato pensato per chi combatteva fino all’ultimo, non per chi – peraltro saggiamente – decideva di arrendersi subito.

(*) L’Etiopia, a quanto pare, ispirava imprese del genere: già nel 1896 una guarnigione italiana sconfitta aveva ricevuto l’onore delle armi, in quell’occasione da parte dell’esercito abissino.

Dolce vita e dolce morte

2 marzo 2017

L’Italia è quel Paese dove se vuoi curarti muori nell’attesa, ma se vuoi morire ti curano per forza

(da internet)

Gli ossimori dell’amore

14 febbraio 2017

Volontaria follia, piacevol male,
stanco riposo, utilità nocente,
disperato sperar, morir vitale,
temerario dolor, riso dolente:
un vetro duro, un adamante frale,
un’arsura gelata, un gelo ardente,
di discordie concordi abisso eterno,
paradiso infernal, celeste inferno.

(Giovan Battista Marino, Adone, Canto Sesto, 174ª ottava)

N.B. Altri ossimori di Giovan Battista Marino dedicati all’amore: piaghe amate, sogno d’uom desto, tranquilla guerra e cara, lascivamente onesta, leggiadro mostro (questo per me è il migliore)

giovanni-battista-marino

Terra dei fuochi: ha da accendere?

10 febbraio 2017

biocidio

Edit/aggiunta: segnalo ai lettori che la foto è tratta dal libro “Falsa Equivalenza” di Paola Dama, alla quale vanno i miei ringraziamenti, i miei complimenti per il prezioso lavoro svolto e le mie scuse per non aver citato prima la fonte

È comunista, mi ha violentato!

7 febbraio 2017

A quanto pare in Svizzera un uomo è stato condannato per violenza sessuale (o addirittura per stupro, secondo l’autrice di questo articolo) per essersi tolto il preservativo durante un rapporto sessuale (consensuale).

La donna, dopo il rapporto, si è accorta che lui non aveva più il preservativo e l’ha poi denunciato, sostenendo di aver detto chiaramente di volere un rapporto protetto.

Il tribunale le ha dato ragione, affermando il principio del “consenso condizionato”: il rapporto era consensuale solo a una determinata condizione (che era venuta meno, anche se lei l’ha saputo solo dopo).

Ora – ferma restando la colpa di quell’uomo – se il principio del consenso condizionato determina una condanna per violenza sessuale, allora lo stesso deve valere per una donna che mente dicendo di aver preso la pillola, nel caso in cui l’uomo avesse dichiarato di non volere un rapporto a rischio di gravidanza.

Ma si può andare oltre. Se una donna afferma di non voler avere rapporti con un uomo sposato e lui, mentendo, le dichiara di essere scapolo, anche questo rapporto si può configurare come violenza sessuale (e idem se è lui a non volere una donna sposata).

E che dire se una donna giura di non voler mai andare a letto con un operaio o un comunista, e lui le rivela di esserlo solo dopo aver consumato il rapporto?
E se un razzista sbraita che per nessun motivo al mondo toccherebbe una donna non ariana, e lei gli nasconde le sue origini maghrebine?

Trump il latinoamericano

30 gennaio 2017

«Trump può anche voler fermare il flusso di migranti e di beni dal confine meridionale, ma lui stesso ha importato uno stile politico proprio della politica latinoamericana: quello del demagogo nazionalista»

(dal Washington Post)

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