I paradossi del coronavirus / 7

28 ottobre 2020

Il luogo: la gelateria sotto casa (ottima, devo dire).
Il tempo: una sera subito dopo cena, un paio di Dpcm fa.

La commessa, gentilissima, dopo avermi riempito la coppetta mi chiede se la mangio lì o la porto via. Rispondo che la mangio fuori: cerco sempre di ridurre al minimo le soste nei luoghi chiusi. Al che lei mi dice che deve incartarmela, come se la portassi a casa (c’è chi ama mangiare il gelato squagliato, immagino).

Il problema è che le norme attuali vietano di togliersi la mascherina all’aperto, anche per mangiare un gelato (e – come è noto – è veramente molto difficile mangiare un gelato senza togliersi la mascherina).


Quindi la commessa, diligentemente, non ha fatto altro che rispettare le regole: se io ero disposto a correre il rischio di una multa per ostinarmi a voler mangiare il gelato per strada erano fatti miei, lei giustamente non voleva rischiare una sanzione per il suo locale.

Dov’è l’aspetto paradossale? Nel fatto che, se avessi scelto di mangiare il gelato all’interno, non ci sarebbero stati problemi. Insomma, per cercare di ridurre i contagi la legge vieta di togliersi la mascherina all’aperto per mangiare il gelato e invece permette (anzi, indirettamente consiglia) di fare lo stesso all’interno di un piccolo locale di 2 metri per 4, in compagnia di altri disgraziati avventori.

Schumann e i paradossi del tempo

19 ottobre 2020

Lipsia, dicembre 1841. Robert Schumann, che ha già al suo attivo la Sinfonia n. 1 op. 38, ne presenta al pubblico una nuova, oggi considerata da molti critici la migliore anche per l’originale struttura ciclica che la rende più simile a un poema sinfonico romantico che a una sinfonia classica. La prima esecuzione però non ottiene grande successo e l’autore, scoraggiato, ritira la composizione. La riprende, rielaborandola, solo dieci anni dopo, quando nel frattempo ha già scritto altre due sinfonie (la n. 2 op. 61 nel 1846 e la n. 3 op. 97 nel 1850). Alla fine viene pubblicata nel 1851 come Sinfonia n. 4 op. 120, pur essendo in realtà la seconda.


Non è la prima volta che l’ordine cronologico di composizione delle opere di un autore non coincide con quello della loro pubblicazione. Già Beethoven per esempio aveva composto il Concerto per pianoforte n. 2 op. 19 prima del Concerto n. 1 op. 15. E lo stesso Schumann non era nuovo a situazioni del genere. Il caso delle sue tre sonate per pianoforte è anche più ingarbugliato perché le stesure delle tre composizioni, con rielaborazioni e aggiunte, si erano parzialmente sovrapposte. Il risultato – caso più unico che raro – è che la numerazione delle sonate è incongrua con i loro numeri d’opera: dopo la Sonata n. 1 op. 11 ecco la Sonata n. 2 op. 22 e poi (poi?) la Sonata n. 3 op. 14. Così oggi si tende spesso a citare le sonate solo con il numero d’opera per evitare confusioni.

Ma il paradosso vero qui è un altro. Nella Sonata op. 22 il primo movimento porta all’inizio l’indicazione “So rasch wie möglich” (Il più rapidamente possibile): il tempo non è prescritto dall’autore ma lasciato all’estro dei singoli interpreti. Solo che, nella coda dello stesso movimento, l’indicazione diventa “Schneller” (più veloce), e più avanti “Noch schneller” (ancora più veloce): è un po’ come il paradosso delle uova fresche. Ma come può regolarsi un povero pianista? Deve far finta all’inizio di non poter suonare più veloce di così, per poi stupire il pubblico con un’accelerazione, magari dando l’impressione di aver perfezionato la propria tecnica nel corso dell’esecuzione?

(Grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione)

I paradossi del coronavirus / 6

2 ottobre 2020

La notizia arriva dalla Francia, uno dei Paesi europei più colpiti dal coronavirus in questa fase di inizio autunno.
Il prefetto di Nizza, per arginare i contagi, ha preso una decisione coraggiosa: proibire i raduni con più di dieci persone in tutti i parchi, le ville e le spiagge del dipartimento delle Alpi Marittime (in particolare in tutta la Costa Azzurra). Iniziativa lodevole, tanto più che, a differenza della maggior parte delle scelte del governo di Parigi, mira a tutelare la salute delle persone a rischio di essere impopolare.

Peccato che, come spesso succede oltralpe, una misura lungimirante sia stata messa in pratica con poca elasticità e ancora meno buonsenso. Così il divieto viene applicato anche alle scolaresche in gita.

Risultato: i bambini di una stessa classe, che ogni giorno si ritrovano tutti insieme nella stessa aula, non possono andare una mattina in gita in un parco all’aperto, dove correrebbero molti meno rischi (o meglio, non cambierebbe niente, visto che se qualche contagio poteva esserci c’era già stato a scuola).

Alcuni insegnanti accompagnatori, non potendo organizzare una gita all’aperto, hanno ripiegato su una visita a qualche museo (non essendoci un divieto esplicito, lì si può fare). Così il rischio aumenta anche per gli altri visitatori. Ma almeno, se il museo ha un giardino, i bambini possono pranzare lì? Ovviamente no, la direttiva del prefetto parla chiaro. Dovranno mangiare nei locali chiusi all’interno del museo.

 

Aforismi paologici / 10

21 settembre 2020

Io sono abbastanza estremista

Falsissimi amici / 4

28 agosto 2020

(Grazie a Francesco Ugolini per la segnalazione)

Ineffabile antivirus

17 luglio 2020

Definitiva

25 giugno 2020

Collezione di ossimori / 12 – speciale Verbalia

1 giugno 2020

Chi ama i giochi di parole non ha difficoltà a trovare online pane per i suoi denti: i siti sono innumerevoli. Uno di questi è Verbalia, che ha tre versioni (spagnola, catalana e italiana); attualmente è piuttosto statico avendo spostato le proprie attività interattive su facebook, ma all’inizio degli anni 2000 ospitava un vivace forum di ludolinguistica, con una sezione dedicata agli ossimori.

Si potevano trovare spunti interessanti, come la serie dei falsi ossimori: oscuro lustro (= buio quinquennio), antica novella (= leggenda), affettati genuini (= salumi DOC), costante passeggero (un pendolare in treno), stazione mobile, stabili pericolanti, ambulanti fermi, piante di riso, domestici stranieri.

Ancora più sbilanciate sul versante enigmistico erano le sciarade ossimoriche, con esempi (non sempre memorabili) come TURBOlento, PIANOforte, SINCERAmente, VAsta, aSIno, ODIami.

Il capolavoro del forum secondo me era un ossimoro doppio: Centro periferico di permanenza temporanea (una struttura d’accoglienza per gli extracomunitari a Milano).

Si passava poi ai grandi classici, come aria pesante, libertà vigilata, ricco pover’uomo, profondamente superficiale, dolce violenza, muto dialogare, perfetti irregolari, tacito tumulto, cambiamenti costanti, immobilismo dinamico, féstina lente, dolcezza amara, lucida follia, rabbia positiva, luce oscura, corri piano (esortazione di una mamma apprensiva), bomba intelligente, agro-dolce, pane fresco caldo caldo, vivissime condoglianze.

Un partecipante aveva creato un notevole filone monotematico dedicato ai musicisti:
Pianista virtuoso: Il piano è il suo forte.
Flautista esigente: Vuole il traverso di diritto. Il dolce l’amareggia. Primeggia nell’ottavino.
Attaccati ai loro strumenti: Uno rigorosamente viola, un altro fedele al corno.

I paradossi del coronavirus / 5

19 maggio 2020

Dopo la chiusura di buona parte delle attività produttive da parte del governo Conte, in tutta Europa l’espressione “misure all’italiana” non significa più blande, all’acqua di rose o peggio raffazzonate, ma provvedimenti draconiani (grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione).
E questo post potrebbe finire qui (sperando che la riapertura non porti a una recrudescenza dell’epidemia).

In compenso alcuni politici italiani si sono dimostrati all’altezza della loro fama. Quando Virginia Raggi ha invitato i romani a stare a casa, lo ha fatto con un tweet corredato da una foto di lei… in un parco.


Analogo nei contenuti l’appello da parte della parlamentare grillina Rosalba De Giorgi, ma diverso nella location: la sua automobile.


Anche i normali cittadini del resto non sempre hanno dato prova di comportamenti razionali: poco prima del confinamento, in fase di epidemia conclamata, si riversavano sulle piste da sci, con pericolosi affollamenti, mentre gli agriturismi avevano registrato un calo delle presenze fino al 50%, con tutto che le campagne – dove la densità abitativa è molto bassa – erano le zone più sicure da frequentare.

Ma non sono solo i singoli turisti a prendere decisioni irrazionali. La più assurda è stata quella del governo austriaco, che nel pieno dell’emergenza ha invitato i propri concittadini in Italia a tornare urgentemente in Austria: il modo migliore per importare il virus! Altre volte i rapporti internazionali fra Paesi confinanti hanno visto invertirsi curiosamene le parti: la Turchia ha chiuso i confini con l’Unione Europea, e pare che il Messico abbia preso in considerazione l’idea di chiudere quello con gli Stati Uniti.

A proposito di Stati Uniti: sono state registrate lunghe code non ai supermercati ma nei negozi di armi. Un fenomeno che ha destato molta preoccupazione, tanto che il sindaco di Baltimora, Bernard Jack Young, ha invitato la popolazione a evitare «situazioni inutili e dannose come le sparatorie». Motivazione: «In questo momento ogni ospedale e ogni pronto soccorso devono essere impegnati esclusivamente nella lotta al coronavirus».

Fra i politici di tutto il mondo, quello che si aggiudica la palma del paradosso più amaro nella lotta al coronavirus è naturalmente il tristo presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che si è detto contrario alle strategie di isolamento chiamandole “la politica della terra bruciata”: oltre a essere un comportamento spaventosamente irresponsabile nei confronti della popolazione, suona anche tragicamente grottesco considerato che l’espressione viene pronunciata dal più grande difensore di chi appicca gli incendi nella foresta amazzonica.

Si è segnalato anche il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana: per celebrare l’inaugurazione del nuovo ospedale della Fiera di Milano costruito a tempo di record proprio in occasione della pandemia e presentato come «il simbolo della battaglia vinta contro il coronavirus», ha imbastito una cerimonia pericolosamente affollata. Un caso simile si era verificato in precedenza a Bergamo, epicentro dell’epidemia in Italia, dove era stato organizzato un incontro con tutti i sindaci della provincia per fare il punto sul contagio, ma il loro affollamento ha aumentato i rischi di contagio.

La maggior parte delle volte invece la paura del contagio ha spinto le autorità ad annullare eventi anche di grande importanza (come le Olimpiadi). Nella Svizzera italiana uno di questi era la giornata del malato, prevista in origine per il primo marzo. Paradosso ancora più plateale: a causa del coronavirus sono stati annullati convegni sul coronavirus. È successo per esempio a Vigevano (Pavia) e più recentemente a New York.

Il record però spetta probabilmente alla Francia, che per ridurre i rischi ha chiuso il santuario di Lourdes per la prima volta nella storia: una speranza di guarigione in meno per i malati di coronavirus di tutto il mondo. Restando in ambito religioso, ha fatto notizia la vicenda del rabbino israeliano Yaakov Litzman: dalla sua poltrona di ministro della Salute (!) ha dichiarato che il coronavirus è una punizione per gli omosessuali (e perché non per gli assassini, già che c’era?). Paradosso nel paradosso: qualche settimana dopo lui stesso è stato trovato positivo al tampone. Forse il rabbino pensa che l’ira divina si abbatte indiscriminatamente, e che lui paga per i peccati degli altri, come una sorta di moderno agnello di Dio? O dobbiamo forse prenderlo come un caso estremo di coming out?

Da dove viene la poesia

14 maggio 2020

«La dottrina romantica di una Musa che ispira i poeti fu quella che professarono i classici; la dottrina classica della poesia come un’operazione dell’intelligenza fu enunciata da un romantico, Poe, verso il 1846. Il fatto è paradossale»

Jorge Luis Borges, La rosa profonda


Intanto, in America

5 maggio 2020

Anche stavolta a cominciare era stato Trump: pur affermando pubblicamente che il riscaldamento globale è una bufala, ha deciso di costruire un muro (una sua fissazione) per proteggere un suo golf club in Irlanda, minacciato dall’innalzamento del livello del mare.

Ora altri muri del genere stanno nascendo lungo la costa del Texas, come difesa dagli effetti degli uragani, sempre più dirompenti a causa dei cambiamenti climatici. A sollecitare la costruzione di queste barriere (con fondi pubblici) sono soprattutto i proprietari delle numerose raffinerie di petrolio della zona, recentemente danneggiate dalla violenza dell’uragano Harvey. Anche se, in pubblico, è improbabile che smetteranno di minimizzare (nel migliore dei casi) la portata della crisi climatica.


(Grazie a Marco Ferrari per la segnalazione)

I paradossi del coronavirus / 4

20 aprile 2020

I paradossi del coronavirus / 3 – Quando uno è paologico di natura

16 aprile 2020

Da quando tutti hanno iniziato a raccomandare di lavarsi spesso le mani per limitare il contagio da coronavirus, mi sono accorto che in media lo faccio meno di prima. Non perché sia un incosciente: al contrario. È che sono sempre stato uno di quei maniaci fissati con il contatto fisico e la pulizia delle mani. Adesso però, nonostante gli otto lavaggi dopo la spesa settimanale, stando a casa le occasioni di necessità sono molto ridotte.

Molti consigliano di impiegare utilmente il periodo dell’isolamento per leggere di più. In realtà io da quando sto sempre a casa leggo meno libri di prima. Ho sentito dire che capita anche ad altri, per vari motivi psicologici. Nel caso mio però la spiegazione è più concreta: in genere, a parte la sera, gli unici momenti che dedicavo alla lettura erano quelli passati sui mezzi pubblici e durante la loro attesa.

Di solito non ho l’abitudine di andare fuori a Pasquetta, anzi, spesso approfitto della giornata di vacanza per starmene a casa in pace tutto il giorno (anche perché notoriamente a il tempo è sempre brutto). Quest’anno invece, per necessità, mi sono spinto fino al cassonetto. Così eccezionalmente anch’io ho fatto la mia gita fuori porta di casa.

Contenitori e contenuti

9 aprile 2020

Alcune zone dell’Italia meridionale si distinguono a livello nazionale per quanto riguarda la raccolta differenziata, con la maggior parte della popolazione che segue le indicazioni e getta la spazzatura nei diversi cassonetti, e le aziende di nettezza urbana che li svuotano regolarmente. In altre aree, purtroppo, le cose non vanno altrettanto bene, con discariche abusive a cielo aperto colme di rifiuti inquinanti. È il caso di Monopoli, in Puglia, dove è stata segnalata una discarica di… cassonetti.

I paradossi del coronavirus / 2 – Italia-Cina

24 marzo 2020

Chi volesse sfogliare oggi i giornali di qualche settimana fa, troverebbe molte notizie sulla paura degli italiani di essere contagiati dagli orientali (in maniera indiscriminata, dato che notoriamente la maggior parte di noi non distingue i popoli asiatici fra di loro), battute sul cinese con la tosse in affitto, dati sul crollo delle presenze nei ristoranti cinesi. E già qui c’era qualche paradosso: abbiamo iniziato a indossare le mascherine e subito abbiamo scoperto che le fabbricano a Wuhan (questo non vuol dire che fossero poco sicure o peggio infette, ma l’aspetto paradossale è evidente).


Da quando il virus ha iniziato a diffondersi velocemente in Italia, i paradossi sono aumentati a un ritmo altrettanto rapido. La Cina ha imposto la quarantena a tutti i viaggiatori provenienti dall’Italia, considerata una zona a rischio. In compenso i cinesi hanno avviato una raccolta di fondi per aiutare l’Italia ad affrontare l’emergenza, mentre la comunità cinese in Italia ha donato uno stock di mascherine alla regione Lombardia e un altro alla città di Gorizia.

Sull’asse Italia-Cina sono molte le realtà economiche caratterizzate da situazioni paradossali. L’azienda Mta, specializzata nella produzione di congegni elettronici, ha chiuso la fabbrica di Codogno ma non la filiale di Shanghai. Prima ancora della chiusura dei locali decisa dal governo Conte, a Roma uno dei più famosi ristoranti cinesi aveva dichiarato la chiusura fino alla fine di aprile: è vero, la clientela era in contrazione, ma il problema vero era il timore dei dipendenti di essere contagiati dagli italiani. Saracinesche abbassate per lo stesso motivo anche nei negozi cinesi di varie città, come Milano e Tortona, in Piemonte. Stessa misura anche a Palermo, per paura dei turisti provenienti dall’Italia del Nord. Chissà se la stessa inversione delle parti si verificherà anche fra l’Italia e gli altri paesi occidentali.

Paulo meliora canamus (O Freunde, nicht diese Töne…)

16 marzo 2020

In un frangente drammatico, un intermezzo poetico (la traduzione è sotto)

Ballade du concours de Blois

Je meurs de seuf auprès de la fontaine,
Chault comme feu, et temble dent a dent;
En mon païs suis en terre loingtaine;
Lez ung brasier frissonne tout ardent;
Nu comme ung ver, vestu en president,
Je ris en pleurs et attens sans espoir;
Confort reprens en triste desespoir;
Je m’esjouÿs et n’ay plaisir aucun;
Puissant je suis sans force et sans pouvoir,
Bien recueully, debouté de chascun.

Rien ne m’est seur que la chose incertaine;
Obscur, fors ce qui est tout evident;
Doubte ne fais, fors en chose certaine;
Sience tiens a soudain accident;
Je gaigne tout et demeure perdent;
Au point du jour dis : « Dieu vous doint bon soir ! »
Gisant envers, j’ay grant paour de cheoir;
J’ay bien de quoy et si n’en ay pas ung;
Eschoitte attens et d’omme ne suis hoir,
Bien recueully, debouté de chascun.

De riens n’ay soing, si mectz toute ma peine
D’acquerir biens et n’y suis pretendent;
Qui mieulx me dit, c’est cil qui plus m’attaine,
Et qui plus vray, lors plus me va bourdent;
Mon amy est, qui me fait entendent
D’ung cigne blanc que c’est ung corbeau noir;
Et qui me nuyst, croy qu’il m’ayde a povoir;
Bourde, verté, au jour d’uy m’est tout un;
Je retiens tout, rien ne sçay concepvoir,
Bien recueully, debouté de chascun.

Prince clement, or vous plaise sçavoir
Que j’entens moult et n’ay sens ne sçavoir:
Parcial suis, a toutes loys commun.
Que sais je plus? Quoy? Les gaiges ravoir,
Bien recueully, debouté de chascun.

(François Villon)


Ballata del concorso di Blois

Muoio di sete accanto alla fontana,
caldo di fuoco e i denti sto battendo;
e il mio paese mi è terra lontana;
presso un braciere abbrividisco ardendo;
nudo qual verme, in ricco vestimento,
rido nel pianto e sto senza sperare;
mi dà conforto il triste disperare;
gioisco eppur non ho piacere alcuno;
sono potente e nulla posso fare,
bene accolto, respinto da ciascuno.

Niente mi è certo quanto l’incertezza;
oscuro, se non ciò ch’è più evidente;
dubbi non ho se non nella certezza;
stimo la scienza casuale accidente;
io vinco tutto e mi trovo perdente;
all’alba, «Buona sera!» vo dicendo;
paura ho di cadere se mi stendo;
ho beni miei e di scudi non uno;
erede di nessuno, lasciti attendo,
bene accolto, respinto da ciascuno.

Di niente ho cura, pur sempre m’affanno
di far ricchezze, e ad esse non pretendo;
chi più mi dice il vero, più mi inganna;
chi meglio parla, è quel che più m’offende;
è amico mio colui che mi fa credere
d’un cigno bianco che sia un corvo nero;
chi nuoce, credo m’aiuti a dovere;
il falso, il vero, oggi mi sono tutt’uno;
ricordo tutto, e pur niente so intendere,
bene accolto, respinto da ciascuno.

Prence clemente, or vogliate comprendere
che molto intendo e non ho senno alcuno:
fazioso sono, a ogni legge obbediente.
Che fare più? I miei pegni riprendere,
bene accolto, respinto da ciascuno.

I paradossi del coronavirus / 1

8 marzo 2020

In mezzo a un mare magnum di informazioni poco chiare sul coronavirus, finalmente arrivano dei dati certi: la fonte è un comunicato dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che confronta la letalità del virus, misurata come percentuale dei decessi sul totale dei casi confermati, in Italia e in Cina. I dati sono aggiornati al 4 marzo per l’Italia e al 24 febbraio per la Cina; nel frattempo le cifre potrebbero essere cambiate leggermente, e potrebbero farlo ancora in futuro, ma la sostanza è che, per nostra fortuna, da noi i valori sono più bassi per tutte le fasce d’età.

I dati sono riassunti nella tabella:


Dall’ultima colonna, quella sulla popolazione generale, risulta però che nel complesso la letalità è superiore in Italia rispetto alla Cina. Ma come è possibile, se è inferiore in ogni fascia d’età? A prima vista, qualcuno potrebbe pensare che quelli dell’Iss si sono bevuti il cervello.

La spiegazione è che la popolazione italiana è molto più vecchia di quella cinese: l’età media è di 44,3 anni contro 37,4. Perciò le cifre relative alle fasce d’età più avanzate pesano molto di più sul totale.

Per fare maggiore chiarezza si può estremizzare la situazione pensando a due Paesi immaginari: l’Oldania, che ha le stesse percentuali di letalità dell’Italia per tutte le fasce d’età, e la Youngania, che ha quelle della Cina. Ora, in Oldania il 99% della popolazione ha più di 79 anni, e quindi la letalità complessiva è superiore al 10%, perché il restante 1% di “giovani” è insufficiente a influire sul totale. Analogamente in Youngania, dove il 99% della popolazione ha meno di 70 anni, la letalità complessiva è di circa l’1,3% perché l’1% di anziani è ininfluente. Ciò non toglie che ogni oldaniano contagiato dal virus abbia una minore probabilità di esito letale rispetto a uno younganiano della stessa età.

Titoli di giornale / 23

5 marzo 2020


Questo più che un paradosso rientra nella serie delle tautologie, come la tigre asiatica, gli oscar del cinema, un pirata dell’acqua, la guerra delle armi, l’Olocausto degli animali.

Ma come spiego qui, sono anche il risultato paradossale di un diffuso fenomeno giornalistico: un’espressione, prestata da un contesto a un altro, chiude il circolo tornando all’origine senza che chi scrive se ne accorga. In questo caso, l’uso del nome Pablo Escobar per indicare in genere i boss del narcotraffico.

Aforismi paologici / 9

17 febbraio 2020

Fare generalizzazioni sulle donne e considerarle in blocco è un atteggiamento che tutte le donne odiano (Lisa Simpson)

TYXH

6 febbraio 2020

È purtroppo una storia vera, ma sembra quasi un intreccio da tragedia greca. Come se il Fato avesse stabilito che Denis sarebbe morto quella sera su quella strada di provincia.
Quando il giovane perde il controllo della sua vettura e si schianta contro un albero, la sua sorte sembra segnata. Invece no. L’automobile è semidistrutta ma lui è praticamente illeso, e riesce a uscire da solo dalle lamiere. Pericolo scampato?

Secondo atto. Un camionista vede la macchina accartocciata e si ferma a prestare soccorso. Chiama l’ambulanza, poi parla con Denis che gli dice di stare bene. A quel punto si rende conto che la sua presenza lì non è più necessaria e si rimette in moto. È tranquillo, ha fatto il suo dovere.

Terzo atto. Poco dopo sente uno strano rumore provenire da fuori. Si ferma di nuovo e scende a controllare. Il povero Denis era lì per terra, sotto il camion che si era fermato per salvarlo e che invece, ripartendo, l’ha agganciato e ucciso.