Come si diventa jihadisti

12 aprile 2017

Palazzo Yacoubian è un romanzo dello scrittore egiziano ʿAlāʾ al-Aswānī, del 2002 (quindi ben prima dell’avvento di Daesh e della nuova fase del terrorismo islamista). Ambientato in un palazzo del Cairo, racconta le storie intrecciate dei suoi inquilini, una delle quali è molto istruttiva.

Il giovane Taha ha un grande sogno: diventare poliziotto. Un po’ per l’orgoglio di portare l’uniforme, ma soprattutto per essere utile al suo Paese.

All’esame per entrare all’accademia di polizia risponde brillantemente, ma non viene preso perché suo padre non è abbastanza importante: di lavoro fa il semplice portiere. Così a quanto pare funziona in Egitto (e sicuramente non solo lì). Per lo stesso motivo, neanche il suo ricorso ha successo.

Deluso, Taha decide di consolarsi iscrivendosi all’università. Lì, poco considerato dai colleghi dell’alta società, lega con alcuni studenti come lui – poveri e indignati.

Ansioso di fare qualcosa per rinnovare la società, inizia a frequentare la moschea e a seguire gli insegnamenti di un imam carismatico: onesto, puro e sicuro di sé – tutto il contrario dei giovani borghesi che si vedono in giro.

Taha giunge alla conclusione che solo la religione potrà risanare una società così corrotta, ed entra nella cerchia sempre più intima dell’imam.

Durante una retata viene arrestato e torturato – senza motivo – dai poliziotti: quelli che ammirava tanto, che per lui erano un modello. Quando viene rilasciato, qualcosa in lui è cambiato per sempre. Ora ha di nuovo un sogno, uno scopo nella vita, ma ben diverso da quello infantile: vendicarsi, fare una strage, morire in un attentato suicida.

L’ex aspirante poliziotto è diventato un aspirante terrorista.

Collezione di ossimori / 10 – Speciale tassonomia (2)

7 aprile 2017

Chi mai chiamerebbe pygmaeus una specie di scimmia alta fino a 1,70 m e pesante fino a 120 kg? Linneo, scegliendo il nome scientifico dell’orango.


Da allora in poi, gli ossimori tassonomici sono numerosissimi (e spesso inspiegabili). Alcuni li avevo catalogati qui, ma ce ne sono molti altri. Per esempio i roditori del genere Arvicola sono tutti terragnoli tranne una specie, che è acquatica, ed è stata battezzata… Arvicola terrestris (in questo caso però qualcuno dev’essersi reso conto dell’assurdità della faccenda, e il nome è stato cambiato: oggi si chiama in modo più equilibrato Arvicola amphibius).

Ci sono poi due uccelli molto simili tra loro, la pettegola (che ha le zampe rosse) e il totano moro (che ha le zampe nere, almeno d’estate): uno è Tringa totanus e l’altro è Tringa erythropus. Ovviamente la pettegola è totanus e il totano moro erythropus.

Restando fra gli uccelli: quaglia, coturnice e pernice appartengono ai generi Perdix, Coturnix e Alectoris. A occhio, la pernice è Perdix, la coturnice Coturnix e la quaglia (per esclusione) Alectoris. E invece la quaglia è Coturnix, la coturnice è Perdix e la pernice Alectoris.

Passando agli insetti, due comuni specie di libellule del genere Orthetrum sono molto simili tra loro, ma si distinguono dal colore del torace (dei maschi). Inutile dire che quello dell’Orthetrum brunneum è celeste e quello dell’Orthetrum coerulescens è bruno.

E infine le piante: la rovere e la farnia sono due specie di quercia, genere Quercus, specie robur e petraea. La rovere è robur? Certo che no. Il genere Washingtonia poi comprende due specie di palme molto utilizzate nei parchi italiani, la robusta e la filifera. Una ha tronco possente, largo e tarchiato, l’altra tronco sottilissimo e altissimo. Quale delle due sarà la robusta e quale la filifera?

(Grazie per la segnalazione a Come dico rimando)

Collezione di ossimori / 9

25 marzo 2017

“Unione Europea” è l’ossimoro più bello e ottimistico degli ultimi 60 anni

Europe first

25 marzo 2017

25 marzo 1957: una delle date più belle nella storia plurimillenaria della città eterna, e una di quelle di cui deve essere più orgogliosa. È cosa buona e giusta, oggi, festeggiare il compleanno della prima Europa pacifica, soprattutto adesso che molti ne sottovalutano l’importanza storica oltre che politica.

Ironia involontaria e amara nel titolo sul Messaggero:
«Trattati di Roma, città blindata il 25 marzo: sospeso Schengen, frontiere chiuse»

Festa del padre putativo

19 marzo 2017

La festa del papà si celebra nel giorno dedicato a uno che è passato alla storia per non essere il padre di suo figlio.

Titoli di giornale / 22

13 marzo 2017

Italiani gente furba

8 marzo 2017

L’onore delle armi è un omaggio tributato dall’esercito vincitore di una battaglia al nemico sconfitto che si è dimostrato particolarmente coraggioso: i soldati, prima di essere fatti prigionieri, marciano con le armi in pugno, ricevendo il saluto militare dei vincitori.
Accadde, per esempio, ai francesi in occasione dell’assedio di Lille da parte dei tedeschi nel 1940.
Anche l’Italia può vantare una nobile storia di onori delle armi.
Il 19 maggio 1941 il contingente italiano dell’Amba Alagi, comandato dal Duca d’Aosta, si arrese con l’onore delle armi (nella foto) alle preponderanti forze inglesi di Cunningham (*).

Il luminoso esempio del Duca d’Aosta fece subito scuola.
Poche settimane dopo, il 6 luglio, l’ultimo reparto italiano in Africa Orientale, guidato dal generale Pietro Gazzera, entrò in contatto con le divisioni belghe del generale Gilliaert, intervenuto in aiuto degli inglesi. Gazzera, viste le condizioni disperate delle sue truppe, dopo qualche scaramuccia decise di arrendersi, con la clausola di ottenere l’onore delle armi. Era una soluzione vantaggiosa per entrambi (quella che oggi gli americani definirebbero win-win): gli italiani salvavano la vita e l’onore, mentre i belgi ottenevano una vittoria senza perdite di uomini.
Solo che l’onore delle armi era stato pensato per chi combatteva fino all’ultimo, non per chi – peraltro saggiamente – decideva di arrendersi subito.

(*) L’Etiopia, a quanto pare, ispirava imprese del genere: già nel 1896 una guarnigione italiana sconfitta aveva ricevuto l’onore delle armi, in quell’occasione da parte dell’esercito abissino.

Dolce vita e dolce morte

2 marzo 2017

L’Italia è quel Paese dove se vuoi curarti muori nell’attesa, ma se vuoi morire ti curano per forza

(da internet)

Gli ossimori dell’amore

14 febbraio 2017

Volontaria follia, piacevol male,
stanco riposo, utilità nocente,
disperato sperar, morir vitale,
temerario dolor, riso dolente:
un vetro duro, un adamante frale,
un’arsura gelata, un gelo ardente,
di discordie concordi abisso eterno,
paradiso infernal, celeste inferno.

(Giovan Battista Marino, Adone, Canto Sesto, 174ª ottava)

N.B. Altri ossimori di Giovan Battista Marino dedicati all’amore: piaghe amate, sogno d’uom desto, tranquilla guerra e cara, lascivamente onesta, leggiadro mostro (questo per me è il migliore)

giovanni-battista-marino

Terra dei fuochi: ha da accendere?

10 febbraio 2017

biocidio

È comunista, mi ha violentato!

7 febbraio 2017

A quanto pare in Svizzera un uomo è stato condannato per violenza sessuale (o addirittura per stupro, secondo l’autrice di questo articolo) per essersi tolto il preservativo durante un rapporto sessuale (consensuale).

La donna, dopo il rapporto, si è accorta che lui non aveva più il preservativo e l’ha poi denunciato, sostenendo di aver detto chiaramente di volere un rapporto protetto.

Il tribunale le ha dato ragione, affermando il principio del “consenso condizionato”: il rapporto era consensuale solo a una determinata condizione (che era venuta meno, anche se lei l’ha saputo solo dopo).

Ora – ferma restando la colpa di quell’uomo – se il principio del consenso condizionato determina una condanna per violenza sessuale, allora lo stesso deve valere per una donna che mente dicendo di aver preso la pillola, nel caso in cui l’uomo avesse dichiarato di non volere un rapporto a rischio di gravidanza.

Ma si può andare oltre. Se una donna afferma di non voler avere rapporti con un uomo sposato e lui, mentendo, le dichiara di essere scapolo, anche questo rapporto si può configurare come violenza sessuale (e idem se è lui a non volere una donna sposata).

E che dire se una donna giura di non voler mai andare a letto con un operaio o un comunista, e lui le rivela di esserlo solo dopo aver consumato il rapporto?
E se un razzista sbraita che per nessun motivo al mondo toccherebbe una donna non ariana, e lei gli nasconde le sue origini maghrebine?

Trump il latinoamericano

30 gennaio 2017

«Trump può anche voler fermare il flusso di migranti e di beni dal confine meridionale, ma lui stesso ha importato uno stile politico proprio della politica latinoamericana: quello del demagogo nazionalista»

(dal Washington Post)

trump

Buy American

26 gennaio 2017


buy-american
N.B. Non è un fake o una bufala: la pagina è questa, e ci si arriva da qui.

Collezione di ossimori / 8 – In fisica

16 gennaio 2017

La materia oscura e l’energia oscura sono fra gli obiettivi più ricercati dai fisici: le hanno postulate in base ai calcoli, ma nessuno le ha mai osservate direttamente – non per niente si chiamano oscure *.
Alcuni ricercatori si sono focalizzati in particolare sull’ipotetica particella che, nell’ambito della materia oscura, trasporterebbe l’energia elettromagnetica. In analogia con il corrispettivo della fisica classica, è stata battezzata con uno splendido ossimoro: “fotone oscuro” **.
Se la batte con “sole nero”, come a volte veniva chiamato in passato un buco nero (per esempio nell’omonimo episodio della serie Spazio 1999).

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* Alcuni fisici sono convinti che il motivo per cui non si riescono a osservare è perché in realtà non esistono affatto: un po’ come l’etere, ipotizzato alla fine dell’Ottocento per spiegare gli strani comportamenti della velocità della luce, poi risolti in tutt’altro modo da Einstein. João Magueijo dell’Imperial College di Londra, per esempio, ha una teoria alternativa secondo cui la velocità della luce sarebbe sì costante nel senso della teoria della relatività (cioè indipendente dal movimento degli osservatori), ma sarebbe diminuita gradualmente nel tempo, dal big bang a oggi. Se così fosse, questo potrebbe spiegare alcuni fenomeni (anche se forse non tutti) per i quali è stata ipotizzata l’esistenza della materia oscura e dell’energia oscura.

** Doppiamente ossimorico (o forse ossimorico al quadrato) il titolo di un articolo divulgativo a questo proposito: “New Light Shed on Dark Photons”.

Genitori virtuali

5 gennaio 2017

Nel 2009 i sudcoreani Kim Jae-beom e Kim Yun-jeong sono stati arrestati per l’omicidio colposo della loro figlioletta di tre mesi Sa-rang, lasciata morire di fame mentre i genitori passavano tutto il loro tempo su internet, giorno e notte. In una sentenza che ha fatto epoca e ha suscitato aspre polemiche non solo in Corea, i due se la sono cavata con una pena molto lieve: due anni di prigione. La tesi della difesa – accolta dal giudice – chiedeva l’attenuante di una grave dipendenza da internet, paragonabile a quella da droghe pesanti.

Come si è poi scoperto, il gioco di ruolo fantasy in 3D che catturava tutta l’attenzione dei genitori snaturati era Prius Online, in cui pare che un aspetto centrale sia prendersi cura di un bambino virtuale.

prius

Un giorno da leoni

26 dicembre 2016

Da wikipedia: «I leoni restano per molto tempo inattivi durante la giornata, stando a riposo per circa 20 ore su 24».

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Gli zeri degli altri

14 dicembre 2016

Nelle lingue neolatine, la parola zero viene dall’arabo ṣifr (niente): zero in italiano, portoghese e romeno, zéro in francese, cero in spagnolo (la stessa etimologia è passata in alcune lingue che hanno attinto da quelle latine, come l’inglese e il polacco). La derivazione è logica, dato che i romani non avevano il numero zero, ed è attraverso gli arabi che è entrato nella matematica occidentale.

Al contrario, nella maggior parte delle lingue germaniche, slave, ugro-finniche e baltiche, lo zero viene dal latino nullus (nessuno): per esempio Null in tedesco, нуль in russo, nolla in finlandese, nulla in ungherese, nulle in lettone. Insomma, la maggior parte delle lingue europee hanno l’origine latina, tranne le lingue neolatine!

L’America agli americani! (Dottrina di Monroe-Trump-Geronimo)

6 dicembre 2016

In molti sperano che il presidente Trump non sia come il candidato Trump – e in effetti abbiamo tutti poco da fare oltre a sperare.
Però il suo programma ufficiale non è incoraggiante: nei suoi 10 punti non affronta altro tema che quello dell’immigrazione.
Per esempio recita (punto 2): «Sotto un’amministrazione Trump, chiunque attraversa il confine illegalmente sarà detenuto finché non sarà espulso dal Paese».
Lo ribadisce in modo più perentorio (punto 5): «Chiunque entra negli Stati Uniti illegalmente è soggetto a espulsione».
Non solo: chiede (punto 7) agli altri Paesi di «riprendersi la loro gente quando noi decidiamo di espellerla».
Il tutto in nome (punto 10) del principio di «mantenere l’immigrazione all’interno della norma storica».
Verrebbe da dire: peccato che al tempo dei Padri Pellegrini non c’era nessuno in America a pensarla così.

usa

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N.B. Trump comunque non è solo. In Australia, il primo ministro Malcolm Turnbull ha proposto di impedire per sempre l’accesso a chi è entrato senza visto almeno una volta.
Quindi fuori tutti tranne gli aborigeni.

immigranti

Black power!

22 novembre 2016

Pochi giorni dopo le elezioni presidenziali americane, sono state già fatte tutte le analisi politiche possibili. La maggior parte sottolineano come non sia stata tanto una vittoria di Trump quanto una sconfitta di Hillary: Trump ha ottenuto meno voti sia di McCain sia di Romney, che nel 2008 e nel 2012 avevano perso contro Obama; d’altra parte, Hillary ha perso diversi milioni di elettori rispetto a Obama.

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A quanto pare, la questione di genere non ha avuto peso: lo dimostra il dato delle donne bianche, che hanno votato in maggioranza per Trump nonostante alcune sue dichiarazioni che definire maschiliste è decisamente riduttivo. Molto più rilevante è invece la questione etnica.

Alcune statistiche dimostrano che è crollata la percentuale di partecipazione al voto della popolazione afroamericana, che era a favore di Obama al 95% e al 93% nelle due elezioni, ma anche per la Clinton all’88%. In altre parole, se l’affluenza alle urne dei neri fosse stata la stessa che nel 2012, Hillary avrebbe vinto in alcuni Stati decisivi (in particolare Florida e North Carolina) e quindi sarebbe diventata presidente.

La bassa affluenza dei neri è un dato ormai storico negli Stati Uniti; diverse ricerche lo attribuiscono in buona parte a una maggiore difficoltà nell’iscrizione alle liste elettorali. Quale che sia la causa, è certo che solo Obama era riuscito a trascinare alle urne le masse degli afroamericani. Il motivo politico è che, mentre i populisti alla Trump parlano alla pancia degli elettori e i politici di mestiere alla Clinton si rivolgono solo alla testa (strategia perdente), lui era stato in grado – come in parte anche Sanders – di parlare al cuore della gente (strategia vincente, a patto di saperla fare).
L’altro motivo è – ovviamente – il colore della pelle. Questo vuol dire che, se Hillary avesse avuto la pelle nera, avrebbe avuto molte più chance di battere Trump e tornare alla Casa Bianca. Il che, se non è paradossale, è quantomeno sorprendente.

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Che cos’è l’olocausto

15 novembre 2016

Alcuni paradossi su questo blog non sono logicamente dei paradossi, ma delle tautologie: la tigre asiatica, gli oscar del cinema, un pirata dell’acqua, la guerra delle armi. Però un aspetto paradossale c’è sempre. Sono espressioni prestate ad altri contesti (la tigre celtica, gli oscar della tv, il pirata della strada, la guerra di qualunque cosa) e quando fanno un giro completo, tornando al loro ambito naturale, chi le usa (di solito un giornalista poco attento) pensa di essere “andato oltre” con il gioco di parole e non si rende conto di essere tornato al punto di partenza.

L’ultimo caso è il titolo di un post sul blog di Andrea Scanzi, che recensendo il libro animalista Tritacarne di Giulia Innocenzi parla di «Olocausto degli animali». Ora, la parola olocausto si riferisce nel linguaggio comune allo sterminio degli ebrei da parte del regime nazista. Ma in origine, nel mondo ebraico antico, l’olocausto era proprio il sacrificio animale (e quindi i più accorti, per indicare il genocidio nazista, usano il termine corretto Shoah).