Archive for ottobre 2015

E la carne umana, fa male?

27 ottobre 2015

Secondo alcuni archeologi, ci sarebbero le prove che nel Cinquecento un contingente spagnolo catturato in Messico dalla tribù degli Acolhuas sia stato usato per riti di cannibalismo. Sarebbe la prima prova di antropofagia nei confronti di europei: normalmente venivano sacrificati e mangiati i prigionieri di tribù nemiche indigene.

Cannibalismo

In questo caso, pare che gli Acolhuas abbiano sacrificato alle loro divinità gli uomini, le donne, i bambini, i cavalli e i maiali, e poi li abbiano mangiati. Tutti, tranne i maiali.
Oggi sappiamo che la carne rossa (compresa quella di maiale) è dannosa per la salute, ma non poteva essere questo il motivo che li frenava (e poi in quel caso avrebbero dovuto evitare anche i cavalli – mentre sul consumo di carne umana ancora oggi mancano studi esaurienti). Né era uno strano episodio di ebraismo o islam mesoamericano. Il fatto è semplicemente che non avevano mai visto un maiale prima ed erano sospettosi.
Chissà se qualcuno dei prigionieri spagnoli, nell’atto di essere scannato, si era offerto di dimostrargli quant’era meglio la porchetta…

Aforismi paologici / 5

21 ottobre 2015

Chi odia gli arabi è per definizione antisemita. Anzi, a rigor di termini è più antisemita degli altri.

Due pesi, due orologi

16 ottobre 2015

Si sa che nel Parlamento italiano succedono cose surreali. Ecco uno degli esempi più recenti.
Il 14 ottobre Maurizio Lupi, del Nuovo Centro Destra, ha parlato per tre minuti oltre la scadenza del tempo che gli era stato concesso, nonostante i richiami della presidente Laura Boldrini.
La cosa è stata sottolineata da Davide Crippa e Giorgio Sorial, del Movimento 5 Stelle, secondo i quali è stato creato un precedente: sono allora intervenuti dichiarando di aspettarsi che in futuro anche i rappresentanti del loro gruppo parlamentare, nel caso in cui parlino troppo a lungo, verranno solo richiamati senza lo spegnimento del microfono.
Dopo altri interventi in proposito, ha parlato nuovamente Maurizio Lupi, che si è scusato e ha proposto, per compensare, di ridurre di tre minuti il tempo concesso al suo gruppo parlamentare per la dichiarazione di voto sullo stesso argomento.
Morale: la discussione su uno sforamento di tre minuti è durata quasi dieci minuti.

Dibattito Montecitorio

Come fai sbagli

13 ottobre 2015

In Europa la sacrosanta attenzione a contrastare gli stereotipi sessisti si sta facendo sempre più difficile. Non a causa di rigurgiti di machismo, ma di un’ipersensibilità al tema.
Nel 2012 la Direzione generale per la ricerca e l’innovazione della Commissione Europea aveva lanciato uno spot per promuovere la partecipazione delle donne alla ricerca scientifica, con lo slogan “Science: it’s a girl thing!”.
Dato che la percentuale femminile nella maggior parte delle facoltà scientifiche è ancora nettamente minoritaria, il messaggio era rivolto al pubblico delle ragazze adolescenti, cioè quelle che a breve dovranno decidere il proprio percorso universitario.
Per rendere accattivante il filmato a questa fascia, le immagini di microscopi e provette si alternavano a quelle di ragazze in tacchi alti, minigonne e rossetti: un modo per affermare che la scienza non è in contrasto con la femminilità (con l’unica ingenuità che le protagoniste dello spot, alla fine, indossano occhiali che dovrebbero farle sembrare più intellettuali).
Apriti cielo! Sono piovute tante critiche che lo spot è stato ritirato (e non per gli occhiali).

science_its_a_girl_thing

Poco fa è stata la volta della rete televisiva France 3: anche qui uno spot dalle buone intenzioni non ha avuto la sorte sperata.
Si vedono fiamme che escono dal forno, la camera in disordine, il ferro da stiro che brucia i vestiti, il cane che chiede invano il cibo (o le coccole?). Alla fine, parte la canzone “Où sont les femmes?”, e la risposta è “Elles sont sur France 3” (nel senso che lavorano in redazione – e infatti poi compare la scritta “La majorité de nos présentatuers sont des présentatrices”).
In questo caso a insorgere è stata addirittura Pascale Boistard, segretario di Stato incaricato dei diritti delle donne. Conclusione? Campagna pubblicitaria cancellata.
Insomma, gli spot contro il sessismo vengono ritirati in quanto ritenuti sessisti.

Il paradosso di Lévi-Strauss generalizzato

9 ottobre 2015

Il paradosso di Lévi-Strauss si applica agli antropologi che, sommamente rispettosi di ogni aspetto delle culture indigene che studiano, si ribellano alle tradizioni della civiltà in cui vivono, in nome della loro visione moderna e scientifica.
Più in generale, il paradosso si può estendere ai numerosi atei integralisti (alla Dawkins, per dire) che vogliono trovare nella scienza tutte le risposte (e soprattutto il fondamento dell’ateismo, che propugnano con un vigore ai limiti del proselitismo): da un lato studiano le religioni da un punto di vista “naturalistico”, cioè considerandole un adattamento dell’uomo al proprio ambiente; dall’altro le condannano come un’accozzaglia di superstizioni e illusioni.
Come fa osservare John Gray sul Guardian, «se le religioni sono naturali per l’uomo e danno valore alla sua vita, perché spendere la propria vita per convincere gli altri ad abbandonarle?».

I paradossi dell’Onu

1 ottobre 2015

La notizia ha suscitato molte proteste, e non poteva essere altrimenti.
L’Arabia Saudita ha appena avuto la presidenza del Consiglio per i diritti umani dell’Onu.
Le polemiche, più che comprensibili, sono state talmente accese da indurre le Nazioni Unite a emanare un comunicato per spiegare come stanno veramente le cose.
Intanto non è l’Arabia Saudita in quanto tale ad avere la carica ma, a titolo personale, l’ambasciatore saudita alle nazioni Unite, Faisal bin Hassan Trad (nella foto sotto).
Soprattutto, non si tratta della presidenza del Consiglio per i diritti umani ma solo del ristretto Gruppo consultivo (composto da cinque membri e senza veri poteri).
Poi, i cinque membri non sono nominati dall’Onu né da un suo organismo: sono eletti dai cinque gruppi regionali. E l’ambasciatore saudita è stato eletto dal gruppo dei Paesi asiatici.
Infine, la presidenza del piccolo Gruppo spetta a rotazione a ognuno dei cinque membri: tocca ora al rappresentante saudita, dopo il lituano, il greco, il cileno e l’algerino.
In questi termini, la notizia appare molto ridimensionata. Certo però fa effetto.

Faisal

Del resto l’Onu non è nuova a designazioni paradossali. L’anno scorso il Comitato per le politiche speciali e la decolonizzazione aveva nominato alla vicepresidenza il rappresentante di Israele: uno dei pochissimi Paesi al mondo, se non l’unico, a perseguire attivamente e dichiaratamente una politica di colonizzazione.

Ofra

Secondo me la spiegazione sta nei numeri. Queste cariche sono in genere annuali, e sono affidate tendenzialmente a Paesi sempre diversi. Sarebbe molto difficile da parte dell’Onu mettere veti su determinati Paesi.
Se ci fosse un comitato per la difesa delle balene prima o poi toccherebbe al Giappone, e quello per le parole sdrucciole alla Francia.