Archive for the ‘Scienza’ Category

Perché l’unanimità è sbagliata

20 giugno 2017

Secondo Rousseau, più la maggioranza dei cittadini si avvicina all’unanimità, meglio approssima la “volontà generale”, cioè la scelta razionalmente migliore per il corpo sociale.

Non so se Rousseau aveva pensato all’eventualità di una decisione presa dal 100% dei votanti: un caso decisamente improbabile, tanto che anche le maggioranze “bulgare” nei Paesi del blocco sovietico si limitavano al massimo al 99% o poco più.

Al contrario, nell’antico diritto ebraico, valeva un principio in un certo senso opposto: se un imputato veniva giudicato colpevole da tutti i giudici, nessuno escluso, allora doveva essere rilasciato. L’idea dietro questa regola era che l’unanimità, essendo molto rara, di solito è la conseguenza di un’anomalia di fondo, un po’ l’analogo di quello che in fisica si chiama errore sistematico.

Una ricerca recente conferma che gli antichi legislatori ebrei avevano ragione. Più aumenta il numero dei testimoni che indicano all’unanimità lo stesso sospettato, più diminuisce la probabilità che sia il vero colpevole. Se invece uno dei testimoni indica un altro individuo (magari il poliziotto), allora torna a crescere la probabilità che quello additato dalla maggioranza sia il colpevole.

Il fatto è che i fenomeni sociali non si spiegano con la matematica, ma appunto con la probabilità: proprio perché l’unanimità è così rara, quando capita c’è da pensare che sia dovuta a qualche errore. Come se lanciando una moneta un gran numero di volte uscisse sempre testa: chiunque penserebbe che in qualche modo la moneta è truccata (e forse per questo i regimi bulgari ammettevano un margine di elettori che “sbagliavano” a votare).

Anche nella scienza, un esperimento che riesce troppe volte e in modo troppo pulito fa scattare il dubbio dell’errore sistematico. E se non lo fa, si può arrivare a conclusioni sbagliate. Fra il 1993 e il 2008, una stessa donna misteriosa avrebbe ucciso 15 persone tra Germania, Francia e Austria: era sempre la prova del dna a inchiodarla. Eppure l’assassina sfuggiva alla polizia di mezza Europa. Solo in seguito si è scoperto che tutti i campioni di dna erano stati contaminati per errore da una donna che lavorava nel laboratorio di analisi.

Insomma, un margine di imprecisione e di “sporcizia” fa parte della realtà: se ci viene presentato un reperto etrusco troppo integro e pulito, subito sospettiamo (giustamente) che sia falso.

In un mondo matematico l’unanimità sarebbe giusta. Nel mondo reale è sbagliata.

Ci cade un mito

11 maggio 2017

Chi ci difenderà dalle fake news, cioè dalle bufale? «Noi», rispondono quelli del New York Times, con un po’ di (giustificata) presunzione.

Quel “noi” però da qualche settimana comprende un nuovo editorialista, Bret Stephens, famoso per essersi schierato ripetutamente in passato con i negazionisti del riscaldamento globale: secondo lui i cambiamenti climatici sono un «nemico immaginario» (come il razzismo!) e la paura per le possibili conseguenze è un’«isteria». E chi crede agli scienziati segue un metodo totalitario paragonabile allo stalinismo e all’antisemitismo.
E adesso come facciamo a credere ancora al New York Times?

Collezione di ossimori / 10 – Speciale tassonomia (2)

7 aprile 2017

Chi mai chiamerebbe pygmaeus una specie di scimmia alta fino a 1,70 m e pesante fino a 120 kg? Linneo, scegliendo il nome scientifico dell’orango.


Da allora in poi, gli ossimori tassonomici sono numerosissimi (e spesso inspiegabili). Alcuni li avevo catalogati qui, ma ce ne sono molti altri. Per esempio i roditori del genere Arvicola sono tutti terragnoli tranne una specie, che è acquatica, ed è stata battezzata… Arvicola terrestris (in questo caso però qualcuno dev’essersi reso conto dell’assurdità della faccenda, e il nome è stato cambiato: oggi si chiama in modo più equilibrato Arvicola amphibius).

Ci sono poi due uccelli molto simili tra loro, la pettegola (che ha le zampe rosse) e il totano moro (che ha le zampe nere, almeno d’estate): uno è Tringa totanus e l’altro è Tringa erythropus. Ovviamente la pettegola è totanus e il totano moro erythropus.

Restando fra gli uccelli: quaglia, coturnice e pernice appartengono ai generi Perdix, Coturnix e Alectoris. A occhio, la pernice è Perdix, la coturnice Coturnix e la quaglia (per esclusione) Alectoris. E invece la quaglia è Coturnix, la coturnice è Perdix e la pernice Alectoris.

Passando agli insetti, due comuni specie di libellule del genere Orthetrum sono molto simili tra loro, ma si distinguono dal colore del torace (dei maschi). Inutile dire che quello dell’Orthetrum brunneum è celeste e quello dell’Orthetrum coerulescens è bruno.

E infine le piante: la rovere e la farnia sono due specie di quercia, genere Quercus, specie robur e petraea. La rovere è robur? Certo che no. Il genere Washingtonia poi comprende due specie di palme molto utilizzate nei parchi italiani, la robusta e la filifera. Una ha tronco possente, largo e tarchiato, l’altra tronco sottilissimo e altissimo. Quale delle due sarà la robusta e quale la filifera?

(Grazie per la segnalazione a Come dico rimando)

Collezione di ossimori / 8 – In fisica

16 gennaio 2017

La materia oscura e l’energia oscura sono fra gli obiettivi più ricercati dai fisici: le hanno postulate in base ai calcoli, ma nessuno le ha mai osservate direttamente – non per niente si chiamano oscure *.
Alcuni ricercatori si sono focalizzati in particolare sull’ipotetica particella che, nell’ambito della materia oscura, trasporterebbe l’energia elettromagnetica. In analogia con il corrispettivo della fisica classica, è stata battezzata con uno splendido ossimoro: “fotone oscuro” **.
Se la batte con “sole nero”, come a volte veniva chiamato in passato un buco nero (per esempio nell’omonimo episodio della serie Spazio 1999).

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* Alcuni fisici sono convinti che il motivo per cui non si riescono a osservare è perché in realtà non esistono affatto: un po’ come l’etere, ipotizzato alla fine dell’Ottocento per spiegare gli strani comportamenti della velocità della luce, poi risolti in tutt’altro modo da Einstein. João Magueijo dell’Imperial College di Londra, per esempio, ha una teoria alternativa secondo cui la velocità della luce sarebbe sì costante nel senso della teoria della relatività (cioè indipendente dal movimento degli osservatori), ma sarebbe diminuita gradualmente nel tempo, dal big bang a oggi. Se così fosse, questo potrebbe spiegare alcuni fenomeni (anche se forse non tutti) per i quali è stata ipotizzata l’esistenza della materia oscura e dell’energia oscura.

** Doppiamente ossimorico (o forse ossimorico al quadrato) il titolo di un articolo divulgativo a questo proposito: “New Light Shed on Dark Photons”.

Un altro paradosso del mentitore

26 settembre 2016

Si può credere a un bugiardo? Sì, secondo Evelyne Debey, Maarten De Schryver, Gordon Logan, Kristina Suchotzki e Bruno Verschuere: gli autori dell’articolo From junior to senior Pinocchio: A cross-sectional lifespan investigation of deception, in cui hanno studiato la frequenza delle bugie dette da un campione di oltre mille mentitori in funzione della loro età.
Con questa ricerca si sono aggiudicati il Premio Ig Nobel per la psicologia, «per aver chiesto a mille bugiardi quante volte mentivano e per aver deciso di credere alle loro risposte».

Se il mondo è pieno di bridgmanite, dov’è tutta quanta?

16 settembre 2016

Il minerale più abbondante sulla Terra è la bridgmanite: secondo alcune stime costituirebbe addirittura oltre il 51% del volume del nostro pianeta.
Si trova però solo a profondità superiori a 600 chilometri: quindi si può dire che sulla superficie terrestre non c’è un minerale più raro della bridgmanite.
Infatti non era mai stata trovata in natura fino al 2014, quando – paradosso nel paradosso – ne sono stati rinvenuti frammenti nanoscopici… in un meteorite.

(Tratto dal mio Piccolo libro delle curiosità sulla scienza, Sironi, Milano 2016).

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L’ultima di Trump

8 giugno 2016

Qualche anno fa, sul televideo di France 2, compariva a volte un occhiello ironico: “La dernière de Berlusconi”.
Per fortuna sono tempi passati, ma a breve potremmo rischiare di trovarci un suo analogo in una posizione molto, molto più importante. E allora ci sarà poco da ridere (o molto, se uno vuole prenderla con spirito).

A Donald Trump piace giocare a golf. E fin qui niente di male: è uno sport sempre più diffuso, e a quanto pare anche benefico per la salute. A volte, invece di affittare un campo, Trump preferisce acquistarlo; anzi, già che c’è compra anche il relativo club, con tanto di terreni, alberghi a cinque stelle, eccetera. E anche qui non c’è niente di male: con i (tanti) soldi che ha può farci quello che vuole, ci mancherebbe.

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Un campo che ha comprato recentemente in Irlanda (e subito ribattezzato Trump International Golf Links & Hotel) ha un problema: si trova vicino alla costa e, secondo uno studio, rischia di essere intaccato dall’erosione del mare, a sua volta acuita dai cambiamenti climatici. Perciò – gli americani sono sempre pratici e fattivi – bisogna mettere in atto misure per proteggere i terreni della zona: il progetto di Trump sottolinea l’emergenza dei cambiamenti climatici. E anche qui tutto bene, anzi benissimo: tutelando i suoi beni, Trump (per una volta) rende anche un servizio alla comunità.

D’altra parte, Trump è solito affermare che il cambiamento climatico è una bufala (ha usato anche termini più pesanti); addirittura, ritiene che sia tutta una manovra propagandistica cinese per rendere meno competitive le industrie americane (!).
E qui non va affatto bene: Trump, a costo di sostenere teorie inverosimili, finge di ignorare le conclusioni scientifiche secondo cui il riscaldamento globale è una realtà. Nel caso in cui dovesse diventare presidente degli Stati Uniti, ha fatto capire che allenterebbe o eliminerebbe le politiche americane per la riduzione delle emissioni di gas serra – sostenute evidentemente solo da ambientalisti isterici e fiancheggiatori dei cinesi. I cambiamenti climatici non sono una minaccia per il mondo: a essere veramente a rischio è solo il suo campo da golf.

L’altra faccia (sporca) delle auto elettriche

15 aprile 2016

«L’aumento delle auto elettriche fa crescere l’inquinamento»: questo titolo sul sito Tempi.it (poco incline all’ambientalismo) ha fatto pensare a una provocazione o a una propaganda in favore delle industrie petrolifere. Invece stavolta non ha tutti i torti. La notizia viene dall’Olanda ed è riportata dal Washington Post. I Paesi Bassi, grazie anche a una lungimirante politica di incentivi, stanno facendo registrare i più alti tassi di crescita della diffusione delle auto elettriche. Ma non è tutto ecosostenibile quello che appare verde. Tutto sta a vedere come viene prodotta l’elettricità, come affermava già nel 2010 un articolo su Scientific American: solo con le fonti rinnovabili o l’energia nucleare le emissioni in atmosfera sono molto basse. Le auto elettriche olandesi però, a quanto pare, sono alimentate da tre nuove centrali a carbone.

Auto elettrica-carbone

L’evoluzione del creazionismo

26 febbraio 2016

Il concetto di selezione naturale, alla base dell’evoluzionismo, è stato esteso (con notevoli modifiche, ma anche con un certo successo) ad ambiti diversi dalla biologia. Per esempio il libro L’estinzione dei tecnosauri, di Nicola Nosengo, racconta la storia delle tecnologie che «non ce l’hanno fatta» (come il rullino fotografico e il disco in vinile).
In ambito ideologico, l’analisi più sottile e paradossale l’ha portata avanti Nicholas Matzke, ricercatore della Australian National University, osservando l’atteggiamento dei creazionisti negli Stati Uniti nei confronti dei programmi scolastici.
A partire dagli anni Venti del Novecento il loro scopo era vietare l’insegnamento dell’evoluzionismo: una proibizione applicata in alcuni casi, ma dichiarata illegale una volta per tutte nel 1968. Di fronte a questo fallimento, hanno ripiegato sull’obiettivo di imporre l’affiancamento nei programmi scolastici del creazionismo (o della sua variante più recente, il “disegno intelligente”) all’evoluzionismo, come se fossero due teorie scientifiche paragonabili. Nel 2005 anche questa tattica è stata affossata dalla giustizia americana. Allora è iniziata la terza fase: cercare di screditare il darwinismo senza citare il creazionismo, e quindi senza presentarsi motivati da convinzioni religiose. Sono state usate varie strategie, e sono stati tirati in ballo altri temi scientifici di grande attualità (come il riscaldamento globale) e i loro sostenitori (a partire dalle industrie petrolifere).
Matzke si è concentrato sui disegni di legge antievoluzionisti proposti (e in alcuni casi adottati) durante questa terza fase. Analizzando i testi, ha evidenziato numerose parti copiate fra l’uno e l’altro e ha studiato le differenze, cioè le parti modificate. È riuscito così a ricostruire il loro “albero evolutivo”.
In pratica, con l’uso degli strumenti concettuali propri dell’evoluzionismo, ha mostrato «l’evoluzione delle politiche antievoluzionistiche».

Sono gli zuccheri, dolcezza

1 febbraio 2016

Il lattosio è uno zucchero presente nel latte. Per digerirlo serve un enzima, la lattasi, che è presente nei bambini ma non sempre negli adulti. Anzi, di base la condizione “naturale” degli adulti è proprio l’intolleranza. Infatti la produzione di lattasi da parte degli adulti è un fenomeno recente: è frutto di una mutazione genetica risalente a circa 7000 anni fa, e legata probabilmente alla presenza di allevamenti di bovini e/o ovini. In alcuni popoli orientali (che in tempi antichi non praticavano l’allevamento), questa mutazione è quasi del tutto assente, mentre è presente al 97% nelle popolazioni dell’Europa settentrionale.
Per chi è intollerante al lattosio, alcuni produttori hanno messo in vendita confezioni di latte privo di questo zucchero. E il latte senza lattosio (e senza l’aggiunta di altri dolcificanti) ha comunque un sapore più dolce. Come mai?
Lo spiega molto bene qui la brava divulgatrice Monica Marelli.
Per rendere il latte digeribile da tutti, i produttori ci hanno aggiunto appunto la lattasi, che spezza il lattosio nelle sue componenti molecolari (glucosio e galattosio) facili da digerire per chiunque: in pratica lo digerisce preventivamente per chi non è in grado di farlo da solo. Sono proprio i due zuccheri semplici a dare al latte così ottenuto il sapore più dolce.

La solitudine è contagiosa

8 gennaio 2016

Le epidemie non sono solo di origine virale o batterica. Si parla per esempio di epidemia di obesità.
Anche le emozioni notoriamente possono essere contagiose: un amico che ride spesso ti induce a ridere a tua volta.
La solitudine non fa eccezione. Il problema è il mezzo del contagio: come fa uno a contagiarti se sta da solo? In effetti, secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology, non è la solitudine che si trasmette da una persona a un’altra, ma la sensazione di essere soli: è risultato che se uno dei tuoi amici tende a sentirsi solo, anche tu ti sentirai solo più spesso della media, e quindi anche più solo di quanto saresti senza quell’amico.
In pratica, più amici hai più corri il rischio di sentirti solo.

Come fai sbagli

13 ottobre 2015

In Europa la sacrosanta attenzione a contrastare gli stereotipi sessisti si sta facendo sempre più difficile. Non a causa di rigurgiti di machismo, ma di un’ipersensibilità al tema.
Nel 2012 la Direzione generale per la ricerca e l’innovazione della Commissione Europea aveva lanciato uno spot per promuovere la partecipazione delle donne alla ricerca scientifica, con lo slogan “Science: it’s a girl thing!”.
Dato che la percentuale femminile nella maggior parte delle facoltà scientifiche è ancora nettamente minoritaria, il messaggio era rivolto al pubblico delle ragazze adolescenti, cioè quelle che a breve dovranno decidere il proprio percorso universitario.
Per rendere accattivante il filmato a questa fascia, le immagini di microscopi e provette si alternavano a quelle di ragazze in tacchi alti, minigonne e rossetti: un modo per affermare che la scienza non è in contrasto con la femminilità (con l’unica ingenuità che le protagoniste dello spot, alla fine, indossano occhiali che dovrebbero farle sembrare più intellettuali).
Apriti cielo! Sono piovute tante critiche che lo spot è stato ritirato (e non per gli occhiali).

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Poco fa è stata la volta della rete televisiva France 3: anche qui uno spot dalle buone intenzioni non ha avuto la sorte sperata.
Si vedono fiamme che escono dal forno, la camera in disordine, il ferro da stiro che brucia i vestiti, il cane che chiede invano il cibo (o le coccole?). Alla fine, parte la canzone “Où sont les femmes?”, e la risposta è “Elles sont sur France 3” (nel senso che lavorano in redazione – e infatti poi compare la scritta “La majorité de nos présentatuers sont des présentatrices”).
In questo caso a insorgere è stata addirittura Pascale Boistard, segretario di Stato incaricato dei diritti delle donne. Conclusione? Campagna pubblicitaria cancellata.
Insomma, gli spot contro il sessismo vengono ritirati in quanto ritenuti sessisti.

Il paradosso di Lévi-Strauss generalizzato

9 ottobre 2015

Il paradosso di Lévi-Strauss si applica agli antropologi che, sommamente rispettosi di ogni aspetto delle culture indigene che studiano, si ribellano alle tradizioni della civiltà in cui vivono, in nome della loro visione moderna e scientifica.
Più in generale, il paradosso si può estendere ai numerosi atei integralisti (alla Dawkins, per dire) che vogliono trovare nella scienza tutte le risposte (e soprattutto il fondamento dell’ateismo, che propugnano con un vigore ai limiti del proselitismo): da un lato studiano le religioni da un punto di vista “naturalistico”, cioè considerandole un adattamento dell’uomo al proprio ambiente; dall’altro le condannano come un’accozzaglia di superstizioni e illusioni.
Come fa osservare John Gray sul Guardian, «se le religioni sono naturali per l’uomo e danno valore alla sua vita, perché spendere la propria vita per convincere gli altri ad abbandonarle?».

Elogio dell’inefficienza

31 agosto 2015

Secondo uno studio dell’Agenzia internazionale per l’energia (International Energy Agency – IEA), dal 1990 al 2007 i consumi di energia degli elettrodomestici negli Stati Uniti sono calati drasticamente.
Nello stesso arco di tempo, i consumi elettrici delle famiglie americane sono invece aumentati.
La spiegazione c’è, ed è anche sensata.
Se gli elettrodomestici consumano meno, si tende a utilizzarli con meno parsimonia. Non solo: l’efficienza invoglia all’acquisto, per cui aumentano le famiglie che decidono di comprare gli elettrodomestici di cui prima facevano a meno.

(È una versione moderna del paradosso di Jevons. L’originale si riferiva ai consumi di carbone in Inghilterra nell’Ottocento, aumentati in seguito all’invenzione del motore Watt, più efficiente)

Perché il verde non è green

3 luglio 2015

Il verde è il colore dei contrasti: è il colore dell’Islam ma anche della Lega Nord, è il colore preferito della Schöne Müllerin di Schubert, e quindi amato e insieme detestato dal povero mugnaio da lei abbandonato per un cacciatore.
Essendo il colore delle piante, e quindi per estensione della natura minacciata dal progresso tecnologico umano, è diventato il colore dei partiti ambientalisti di tutto il mondo, e in generale di tutto ciò che è considerato ecosostenibile, tanto che è entrato nella lingua (anche italiana) il termine “tecnologie green”.
Eppure è il colore meno ecologico: in un’intervista al New York Times, il chimico tedesco Michael Braungart ha spiegato che «il verde non può mai essere “green”, a causa del modo in cui viene realizzato. È impossibile tingere la plastica di verde o stampare inchiostro verde sulla carta senza contaminarle». Il fatto è che i pigmenti verdi contengono sostanze tossiche: perciò gli oggetti verdi – fra cui l’inchiostro usato per gli striscioni – non possono essere smaltiti o riciclati in modo ecosostenibile. Ditelo agli ambientalisti.

greenpeace

Il fine giustifica il plagio?

25 giugno 2015

Il plagio è uno dei nemici principali dell’onestà delle ricerche scientifiche. Tanto che lo studio delle contromisure da prendere ha dato vita a un intero campo di ricerca.
In questo filone rientra una pubblicazione apparsa sull’Indian Journal of Dermatology intitolata “Development of a guideline to approach plagiarism in Indian scenario”. Solo che l’articolo è stato ritirato perché è emerso che era stato copiato (sic!) da un altro studio, anche questo indiano, intitolato “Developing a comprehensive guideline for overcoming and preventing plagiarism at the international level based on expert opinion with the Delphi method”.
Nell’articolo (o forse sarebbe meglio dire nei due articoli) si leggeva fra l’altro che «Indian Journal of Dermatology maintains a strict principle of absolute zero tolerance in matters related to plagiarism»: un principio che il giornale stesso ha confermato ritirando l’articolo.
Il plagiatore però aveva altri scopi: «I am writing this editorial to discuss the definitions, classifications, basic educational principles, various types, preventive measures and penalties in the area of publication ethics and future perspectives to tackle plagiarism at grass root level».
E quale modo migliore di studiare i vari tipi di plagio che inventarne uno nuovo, il metaplagio?

Il caldo moltiplica i ghiacciai

13 maggio 2015

I censimenti effettuati dagli esperti non lasciano dubbi: negli ultimi decenni il numero dei ghiacciai sta aumentando costantemente. Nonostante il riscaldamento globale? Al contrario: proprio a causa del riscaldamento globale.
(Il paradosso è finto: in realtà i ghiacciai si stanno sciogliendo, per cui dove prima c’era un ghiacciaio grande ora ci sono molti ghiacciai piccoli. Il loro numero aumenta, ma la superficie totale diminuisce sensibilmente).

Shepard Glacier

 

L’Italia e gli Ogm

8 aprile 2015

Fra gli esempi virtuosi della ricerca italiana, Marco Cattaneo cita, nell’ultimo editoriale su Le Scienze, il progetto Pharma-Planta, «una collaborazione internazionale realizzata tra il 2004 e il 2011 che puntava all’uso di piante come bioreattori per la produzione di molecole di interesse farmacologico».
Fin qui tutto bene.
Il problema è che queste piante sono Ogm. E in Italia le norme che vietano gli Ogm sono fra le più severe, anche in ambito di ricerca.
La conclusione è che «un patrimonio di conoscenze acquisite nei nostri laboratori si fermi lì, prima della sperimentazione clinica. Lo Stato, dunque, “finanzia progetti per migliorare le conoscenze mediche e produrre applicazioni che portano a farmaci o vaccini […] però blocca in embrione la ricerca che ha sovvenzionato, costringendo ricercatori ed enti di ricerca a brevettare le loro ricerche e vendere i brevetti all’estero, dove le scoperte fatte in Italia verranno poi trasformate in farmaci o vaccini, che saranno infine acquistati in Italia”».

Collezione di ossimori / 6 – Speciale tassonomia

13 marzo 2015

Il sito www.curioustaxonomy.net riporta i nomi scientifici ossimorici di alcune specie animali e vegetali:

Alaskozetes antarcticus (un acaro che non sa decidersi sul suo habitat)
Anoura caudifera (pipistrello con la coda senza coda)
Brachinus elongatulus (dal greco brachys, corto, e dal latino elongatus, allungato: insetto dalle proporzioni non chiare)
Calonectris leucomelas (dal greco leukós, bianco, e mélas, nero. Ma c’è il trucco: è un uccello bianco con le ali nere)
Carlina acaulis caulescens (cardo con stelo senza stelo)
Eriogonum inflatum deflatum (pianta grassa gonfia e sgonfia allo stesso tempo – in momenti successivi sarebbe troppo facile)
Microlaimus macrolaimus (piccolo grande laimus)
Monanchora dianchora (ma quante ancore ha?)
Spottobrotula amaculata (dall’inglese spot, macchia, e dal latino amaculata, senza macchia)
Unifolium bifolium (vedi Monanchora dianchora)

Grazie a Kees Popinga per la segnalazione

Mit der Dummheit…

9 febbraio 2015

Sono molto popolari su internet i grafici che spiegano quali sono gli animali più letali per l’uomo: non lo squalo (circa 10 morti all’anno) né il leone (100 morti), ma innanzitutto la zanzara (725.000 morti) e poi l’uomo stesso (475.000). Anche se sono stime discutibili, a grandi linee il clamoroso divario fra gli ordini di grandezza è incontestabile.

BiggestKillers

Qualcuno, in America, dovrebbe fare un’operazione analoga paragonando il numero di vittime del terrorismo e quello dei morti per malattie infettive: i terroristi farebbero la figura, se non degli squali, quella degli ippopotami.
Eppure.
Sotto la minaccia del terrorismo, l’amore degli americani per i diritti individuali è sceso a compromessi in nome della sicurezza. A Guantánamo si può essere detenuti senza processo; Bradley Manning, che aveva rivelato dati sensibili su Wikileaks, è stato segregato per nove mesi e poi condannato a 136 anni di prigione in base a una legge del 1917 contro i traditori e le spie. E ha pure rischiato la pena di morte.
Invece, per quanto riguarda le malattie infettive, vero problema di salute pubblica, la libertà individuale viene prima di tutto: i genitori possono rifiutarsi di far vaccinare i propri figli e, in 48 Stati su 50, possono anche iscriverli nelle scuole pubbliche, a patto di firmare una dichiarazione “informata” di obiezione di coscienza dovuta a credenze religiose e/o personali.
Così i movimenti anti-vaccini prosperano e fanno proselitismo; se continuano così, fra qualche anno avranno molti più morti sulla coscienza di Al Qaeda e Isis sommati: le prime vittime saranno i più sfortunati fra i loro figli, e subito dopo verranno i bambini che non possono essere vaccinati per motivi di salute – e che sarebbero protetti da un cordone sanitario se tutti gli altri fossero vaccinati.
Ma l’obbligo vaccinale viene percepito come un’inammissibile intrusione dello Stato nelle loro vite private – ai limiti del bolscevismo.

vaccination

Il tutto in barba ai risultati della scienza, che hanno ripetutamente confermato la sicurezza dei vaccini normalmente in commercio e sconfessato le teorie complottiste sui loro rischi. Ma anche a questo proposito, a quanto pare, vige la libertà di informarsi come e dove si vuole. È rimasto famoso il caso di un’attivista anti-vaccini, l’attrice Jenny McCarthy, che ha dichiarato pubblicamente: «The University of Google is where I got my degree from».