Archive for the ‘Scienza’ Category

Se lo vedo, non ci credo

23 maggio 2018

I complottisti che non credono allo sbarco sulla Luna si attaccano a fantasiosi dettagli fotografici, inventandosi conoscenze di ottica, chimica e astronomia che reputano superiori a quelle della Nasa.

Parlano di ombre, di luci, di qualità della pellicola, di stelle in cielo, di stelle sulle bandiere americane, di impronte, di riflessi nei caschi, insomma di tutto quello che si vede nelle immagini.


In teoria, le foto si scattano come documentazione; forse gli astronauti avrebbero fatto meglio a non farle?

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A grande richiesta…

12 marzo 2018

(Grazie per la segnalazione a Daniele Gewurz, Silvia Di Mario e tutti gli altri, soprattutto se non è un fake)

Citizen Sophia

17 gennaio 2018

Sophia è nata pochi mesi fa, ma sa già camminare e parlare con disinvoltura. È certamente un fenomeno, ma un fenomeno tecnologico: è un robot di generazione avanzata.

Recentemente ha fatto notizia non solo per le sue doti considerate quasi umane, ma per un evento politico: le è stata conferita la cittadinanza saudita. Del resto, è da tempo che si parla di roboetica e di eventuali diritti per i robot: questo era solo il passo successivo. «Sono molto onorata e orgogliosa per questo riconoscimento unico. Essere il primo robot al mondo a cui viene riconosciuta la cittadinanza è un evento storico», ha dichiarato la stessa Sophia.

La decisione, che ha suscitato sorpresa e polemiche, rientra nella strategia del principe ereditario Moḥammad bin Salmān, che punta a presentare l’Arabia Saudita come un Paese all’avanguardia della modernità (ma il cammino era già stato intrapreso dal vecchio re Abdullah, che aveva costruito cattedrali tecnologiche nel deserto, fra cui la King Abdullah University of Science & Technology).

Il principe però sembra non aver pensato a qualche dettaglio. Innanzitutto, secondo la legge saudita, solo i musulmani possono ricevere la cittadinanza. Sophia avrà abbracciato l’Islam?

Ma soprattutto, è un robot femmina: lo dimostrano inequivocabilmente il nome, l’aspetto (pare che i suoi creatori si siano ispirati a Audrey Hepburn!) e la voce. Perfino la gestualità è spiccatamente femminile. Perciò si trova a dover sottostare, proprio nel Paese di cui è cittadina, a forti restrizioni che molto poco hanno a che vedere con la modernità.

Per esempio non può uscire senza un accompagnatore maschio – e il problema diventa enorme se l’accompagnatore dev’essere un parente, a meno di considerare i suoi creatori come i genitori legali, con tutto quello che ne segue in termini di diritti e doveri.

Inoltre deve mantenere un abbigliamento adeguato, con tanto di velo integrale, non può incontrare estranei e in molti locali può accedere solo negli spazi dedicati alle donne. È programmata per avere opinioni, ma non sempre le sarà consentito esprimerle.

Sophia prima e dopo

Forse, paradossalmente, aveva addirittura più diritti quando era un semplice robot! A meno che qualcuno, con un colpo di genio, non l’abbia iscritta all’anagrafe come maschio. In quanto travestito, chissà, magari rischia al massimo qualche frustata indolore.

 

Trump vs Climate Change – parte seconda

8 gennaio 2018

Qualche anno fa l’allora presidente russo Dmitrij Medvedev, visitando d’inverno una località in Siberia, ha scherzato: «Quando vengo qui, a meno venti gradi, mi chiedo se il riscaldamento globale non sia una campagna orchestrata a scopi commerciali».

Quella di Medvedev era chiaramente una battuta, ma ora il presidente americano Trump ha ripetuto il concetto prendendolo sul serio. In occasione della recente ondata di gelo sulla costa orientale degli Stati Uniti, ha twittato: «Nell’est potrebbe essere il capodanno più freddo mai registrato. Forse potremmo usare un po’ di quel buon vecchio riscaldamento globale per contrastare il quale il nostro Paese (a differenza di altri) sta pagando trilioni di dollari».

Anche Trump aveva chiaramente un intento ironico, ma al contrario: derideva quelli che credono ai cambiamenti climatici (come gli scienziati), mentre Medvedev derideva quelli che non ci credono (come Trump).

In realtà Trump, oltre a essere ignorante in materia, ha (lui sì!) un conflitto di interessi: tende a screditare i cambiamenti climatici anche in quanto rappresentante dell’industria petrolifera (ma non quando lui rischia di pagarne le conseguenze, come ha dimostrato quando si è trattato di proteggere il suo campo da golf in Irlanda).

Comunque, Trump ha sbagliato in pieno nelle categorie kantiane di spazio, tempo e causalità. Per l’aspetto temporale, ha confuso il clima (un fenomeno che si studia sul lungo periodo) con il tempo che fa. Per l’aspetto spaziale, ha considerato solo la costa est, senza pensare che nello stesso momento in varie parti del mondo (e anche nel suo stesso Paese, come in Alaska) le temperature medie sono sensibilmente più alte rispetto alla media.

Per l’aspetto causale (e qui sta il paradosso), non sapeva che l’ondata di gelo è proprio conseguenza dei cambiamenti climatici. Il responsabile è il cosiddetto vortice polare, un circuito di venti in quota che ruotano intorno alla calotta artica. A causa del riscaldamento globale il vortice sta rallentando e l’aria fredda tende a scendere più facilmente verso sud.

Se Trump non si fida degli scienziati, poteva chiedere ai suoi amici nel mondo politico russo: gli avrebbero spiegato che l’ondata di gelo in Nordamerica è appunto una prova del riscaldamento globale in atto.

 

Metafora, ossimoro, sineddoche

19 dicembre 2017

L’uso del termine “uccello” per indicare il membro virile è una delle metafore più curiose della lingua italiana. Curiosa non solo per le varie e discusse teorie sulla sua origine, ma anche per un notevole ossimoro.
A quanto pare, infatti, nel 97% delle specie di uccelli (intesi come pennuti), i maschi non hanno il pene, o se ce l’hanno non è funzionale alla penetrazione.
Quindi, volendo, la figura retorica si può interpretare come una sineddoche al contrario: il tutto per la parte (mancante).

(Grazie a Matteo Bisanti per la segnalazione)

Perché l’unanimità è sbagliata

20 giugno 2017

Secondo Rousseau, più la maggioranza dei cittadini si avvicina all’unanimità, meglio approssima la “volontà generale”, cioè la scelta razionalmente migliore per il corpo sociale.

Non so se Rousseau aveva pensato all’eventualità di una decisione presa dal 100% dei votanti: un caso decisamente improbabile, tanto che anche le maggioranze “bulgare” nei Paesi del blocco sovietico si limitavano al massimo al 99% o poco più.

Al contrario, nell’antico diritto ebraico, valeva un principio in un certo senso opposto: se un imputato veniva giudicato colpevole da tutti i giudici, nessuno escluso, allora doveva essere rilasciato. L’idea dietro questa regola era che l’unanimità, essendo molto rara, di solito è la conseguenza di un’anomalia di fondo, un po’ l’analogo di quello che in fisica si chiama errore sistematico.

Una ricerca recente conferma che gli antichi legislatori ebrei avevano ragione. Più aumenta il numero dei testimoni che indicano all’unanimità lo stesso sospettato, più diminuisce la probabilità che sia il vero colpevole. Se invece uno dei testimoni indica un altro individuo (magari il poliziotto), allora torna a crescere la probabilità che quello additato dalla maggioranza sia il colpevole.

Il fatto è che i fenomeni sociali non si spiegano con la matematica, ma appunto con la probabilità: proprio perché l’unanimità è così rara, quando capita c’è da pensare che sia dovuta a qualche errore. Come se lanciando una moneta un gran numero di volte uscisse sempre testa: chiunque penserebbe che in qualche modo la moneta è truccata (e forse per questo i regimi bulgari ammettevano un margine di elettori che “sbagliavano” a votare).

Anche nella scienza, un esperimento che riesce troppe volte e in modo troppo pulito fa scattare il dubbio dell’errore sistematico. E se non lo fa, si può arrivare a conclusioni sbagliate. Fra il 1993 e il 2008, una stessa donna misteriosa avrebbe ucciso 15 persone tra Germania, Francia e Austria: era sempre la prova del dna a inchiodarla. Eppure l’assassina sfuggiva alla polizia di mezza Europa. Solo in seguito si è scoperto che tutti i campioni di dna erano stati contaminati per errore da una donna che lavorava nel laboratorio di analisi.

Insomma, un margine di imprecisione e di “sporcizia” fa parte della realtà: se ci viene presentato un reperto etrusco troppo integro e pulito, subito sospettiamo (giustamente) che sia falso.

In un mondo matematico l’unanimità sarebbe giusta. Nel mondo reale è sbagliata.

Ci cade un mito

11 maggio 2017

Chi ci difenderà dalle fake news, cioè dalle bufale? «Noi», rispondono quelli del New York Times, con un po’ di (giustificata) presunzione.

Quel “noi” però da qualche settimana comprende un nuovo editorialista, Bret Stephens, famoso per essersi schierato ripetutamente in passato con i negazionisti del riscaldamento globale: secondo lui i cambiamenti climatici sono un «nemico immaginario» (come il razzismo!) e la paura per le possibili conseguenze è un’«isteria». E chi crede agli scienziati segue un metodo totalitario paragonabile allo stalinismo e all’antisemitismo.
E adesso come facciamo a credere ancora al New York Times?

Collezione di ossimori / 10 – Speciale tassonomia (2)

7 aprile 2017

Chi mai chiamerebbe pygmaeus una specie di scimmia alta fino a 1,70 m e pesante fino a 120 kg? Linneo, scegliendo il nome scientifico dell’orango.


Da allora in poi, gli ossimori tassonomici sono numerosissimi (e spesso inspiegabili). Alcuni li avevo catalogati qui, ma ce ne sono molti altri. Per esempio i roditori del genere Arvicola sono tutti terragnoli tranne una specie, che è acquatica, ed è stata battezzata… Arvicola terrestris (in questo caso però qualcuno dev’essersi reso conto dell’assurdità della faccenda, e il nome è stato cambiato: oggi si chiama in modo più equilibrato Arvicola amphibius).

Ci sono poi due uccelli molto simili tra loro, la pettegola (che ha le zampe rosse) e il totano moro (che ha le zampe nere, almeno d’estate): uno è Tringa totanus e l’altro è Tringa erythropus. Ovviamente la pettegola è totanus e il totano moro erythropus.

Restando fra gli uccelli: quaglia, coturnice e pernice appartengono ai generi Perdix, Coturnix e Alectoris. A occhio, la pernice è Perdix, la coturnice Coturnix e la quaglia (per esclusione) Alectoris. E invece la quaglia è Coturnix, la coturnice è Perdix e la pernice Alectoris.

Passando agli insetti, due comuni specie di libellule del genere Orthetrum sono molto simili tra loro, ma si distinguono dal colore del torace (dei maschi). Inutile dire che quello dell’Orthetrum brunneum è celeste e quello dell’Orthetrum coerulescens è bruno.

E infine le piante: la rovere e la farnia sono due specie di quercia, genere Quercus, specie robur e petraea. La rovere è robur? Certo che no. Il genere Washingtonia poi comprende due specie di palme molto utilizzate nei parchi italiani, la robusta e la filifera. Una ha tronco possente, largo e tarchiato, l’altra tronco sottilissimo e altissimo. Quale delle due sarà la robusta e quale la filifera?

(Grazie per la segnalazione a Come dico rimando)

Collezione di ossimori / 8 – In fisica

16 gennaio 2017

La materia oscura e l’energia oscura sono fra gli obiettivi più ricercati dai fisici: le hanno postulate in base ai calcoli, ma nessuno le ha mai osservate direttamente – non per niente si chiamano oscure *.
Alcuni ricercatori si sono focalizzati in particolare sull’ipotetica particella che, nell’ambito della materia oscura, trasporterebbe l’energia elettromagnetica. In analogia con il corrispettivo della fisica classica, è stata battezzata con uno splendido ossimoro: “fotone oscuro” **.
Se la batte con “sole nero”, come a volte veniva chiamato in passato un buco nero (per esempio nell’omonimo episodio della serie Spazio 1999).

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* Alcuni fisici sono convinti che il motivo per cui non si riescono a osservare è perché in realtà non esistono affatto: un po’ come l’etere, ipotizzato alla fine dell’Ottocento per spiegare gli strani comportamenti della velocità della luce, poi risolti in tutt’altro modo da Einstein. João Magueijo dell’Imperial College di Londra, per esempio, ha una teoria alternativa secondo cui la velocità della luce sarebbe sì costante nel senso della teoria della relatività (cioè indipendente dal movimento degli osservatori), ma sarebbe diminuita gradualmente nel tempo, dal big bang a oggi. Se così fosse, questo potrebbe spiegare alcuni fenomeni (anche se forse non tutti) per i quali è stata ipotizzata l’esistenza della materia oscura e dell’energia oscura.

** Doppiamente ossimorico (o forse ossimorico al quadrato) il titolo di un articolo divulgativo a questo proposito: “New Light Shed on Dark Photons”.

Un altro paradosso del mentitore

26 settembre 2016

Si può credere a un bugiardo? Sì, secondo Evelyne Debey, Maarten De Schryver, Gordon Logan, Kristina Suchotzki e Bruno Verschuere: gli autori dell’articolo From junior to senior Pinocchio: A cross-sectional lifespan investigation of deception, in cui hanno studiato la frequenza delle bugie dette da un campione di oltre mille mentitori in funzione della loro età.
Con questa ricerca si sono aggiudicati il Premio Ig Nobel per la psicologia, «per aver chiesto a mille bugiardi quante volte mentivano e per aver deciso di credere alle loro risposte».

Se il mondo è pieno di bridgmanite, dov’è tutta quanta?

16 settembre 2016

Il minerale più abbondante sulla Terra è la bridgmanite: secondo alcune stime costituirebbe addirittura oltre il 51% del volume del nostro pianeta.
Si trova però solo a profondità superiori a 600 chilometri: quindi si può dire che sulla superficie terrestre non c’è un minerale più raro della bridgmanite.
Infatti non era mai stata trovata in natura fino al 2014, quando – paradosso nel paradosso – ne sono stati rinvenuti frammenti nanoscopici… in un meteorite.

(Tratto dal mio Piccolo libro delle curiosità sulla scienza, Sironi, Milano 2016).

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L’ultima di Trump

8 giugno 2016

Qualche anno fa, sul televideo di France 2, compariva a volte un occhiello ironico: “La dernière de Berlusconi”.
Per fortuna sono tempi passati, ma a breve potremmo rischiare di trovarci un suo analogo in una posizione molto, molto più importante. E allora ci sarà poco da ridere (o molto, se uno vuole prenderla con spirito).

A Donald Trump piace giocare a golf. E fin qui niente di male: è uno sport sempre più diffuso, e a quanto pare anche benefico per la salute. A volte, invece di affittare un campo, Trump preferisce acquistarlo; anzi, già che c’è compra anche il relativo club, con tanto di terreni, alberghi a cinque stelle, eccetera. E anche qui non c’è niente di male: con i (tanti) soldi che ha può farci quello che vuole, ci mancherebbe.

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Un campo che ha comprato recentemente in Irlanda (e subito ribattezzato Trump International Golf Links & Hotel) ha un problema: si trova vicino alla costa e, secondo uno studio, rischia di essere intaccato dall’erosione del mare, a sua volta acuita dai cambiamenti climatici. Perciò – gli americani sono sempre pratici e fattivi – bisogna mettere in atto misure per proteggere i terreni della zona: il progetto di Trump sottolinea l’emergenza dei cambiamenti climatici. E anche qui tutto bene, anzi benissimo: tutelando i suoi beni, Trump (per una volta) rende anche un servizio alla comunità.

D’altra parte, Trump è solito affermare che il cambiamento climatico è una bufala (ha usato anche termini più pesanti); addirittura, ritiene che sia tutta una manovra propagandistica cinese per rendere meno competitive le industrie americane (!).
E qui non va affatto bene: Trump, a costo di sostenere teorie inverosimili, finge di ignorare le conclusioni scientifiche secondo cui il riscaldamento globale è una realtà. Nel caso in cui dovesse diventare presidente degli Stati Uniti, ha fatto capire che allenterebbe o eliminerebbe le politiche americane per la riduzione delle emissioni di gas serra – sostenute evidentemente solo da ambientalisti isterici e fiancheggiatori dei cinesi. I cambiamenti climatici non sono una minaccia per il mondo: a essere veramente a rischio è solo il suo campo da golf.

L’altra faccia (sporca) delle auto elettriche

15 aprile 2016

«L’aumento delle auto elettriche fa crescere l’inquinamento»: questo titolo sul sito Tempi.it (poco incline all’ambientalismo) ha fatto pensare a una provocazione o a una propaganda in favore delle industrie petrolifere. Invece stavolta non ha tutti i torti. La notizia viene dall’Olanda ed è riportata dal Washington Post. I Paesi Bassi, grazie anche a una lungimirante politica di incentivi, stanno facendo registrare i più alti tassi di crescita della diffusione delle auto elettriche. Ma non è tutto ecosostenibile quello che appare verde. Tutto sta a vedere come viene prodotta l’elettricità, come affermava già nel 2010 un articolo su Scientific American: solo con le fonti rinnovabili o l’energia nucleare le emissioni in atmosfera sono molto basse. Le auto elettriche olandesi però, a quanto pare, sono alimentate da tre nuove centrali a carbone.

Auto elettrica-carbone

L’evoluzione del creazionismo

26 febbraio 2016

Il concetto di selezione naturale, alla base dell’evoluzionismo, è stato esteso (con notevoli modifiche, ma anche con un certo successo) ad ambiti diversi dalla biologia. Per esempio il libro L’estinzione dei tecnosauri, di Nicola Nosengo, racconta la storia delle tecnologie che «non ce l’hanno fatta» (come il rullino fotografico e il disco in vinile).
In ambito ideologico, l’analisi più sottile e paradossale l’ha portata avanti Nicholas Matzke, ricercatore della Australian National University, osservando l’atteggiamento dei creazionisti negli Stati Uniti nei confronti dei programmi scolastici.
A partire dagli anni Venti del Novecento il loro scopo era vietare l’insegnamento dell’evoluzionismo: una proibizione applicata in alcuni casi, ma dichiarata illegale una volta per tutte nel 1968. Di fronte a questo fallimento, hanno ripiegato sull’obiettivo di imporre l’affiancamento nei programmi scolastici del creazionismo (o della sua variante più recente, il “disegno intelligente”) all’evoluzionismo, come se fossero due teorie scientifiche paragonabili. Nel 2005 anche questa tattica è stata affossata dalla giustizia americana. Allora è iniziata la terza fase: cercare di screditare il darwinismo senza citare il creazionismo, e quindi senza presentarsi motivati da convinzioni religiose. Sono state usate varie strategie, e sono stati tirati in ballo altri temi scientifici di grande attualità (come il riscaldamento globale) e i loro sostenitori (a partire dalle industrie petrolifere).
Matzke si è concentrato sui disegni di legge antievoluzionisti proposti (e in alcuni casi adottati) durante questa terza fase. Analizzando i testi, ha evidenziato numerose parti copiate fra l’uno e l’altro e ha studiato le differenze, cioè le parti modificate. È riuscito così a ricostruire il loro “albero evolutivo”.
In pratica, con l’uso degli strumenti concettuali propri dell’evoluzionismo, ha mostrato «l’evoluzione delle politiche antievoluzionistiche».

Sono gli zuccheri, dolcezza

1 febbraio 2016

Il lattosio è uno zucchero presente nel latte. Per digerirlo serve un enzima, la lattasi, che è presente nei bambini ma non sempre negli adulti. Anzi, di base la condizione “naturale” degli adulti è proprio l’intolleranza. Infatti la produzione di lattasi da parte degli adulti è un fenomeno recente: è frutto di una mutazione genetica risalente a circa 7000 anni fa, e legata probabilmente alla presenza di allevamenti di bovini e/o ovini. In alcuni popoli orientali (che in tempi antichi non praticavano l’allevamento), questa mutazione è quasi del tutto assente, mentre è presente al 97% nelle popolazioni dell’Europa settentrionale.
Per chi è intollerante al lattosio, alcuni produttori hanno messo in vendita confezioni di latte privo di questo zucchero. E il latte senza lattosio (e senza l’aggiunta di altri dolcificanti) ha comunque un sapore più dolce. Come mai?
Lo spiega molto bene qui la brava divulgatrice Monica Marelli.
Per rendere il latte digeribile da tutti, i produttori ci hanno aggiunto appunto la lattasi, che spezza il lattosio nelle sue componenti molecolari (glucosio e galattosio) facili da digerire per chiunque: in pratica lo digerisce preventivamente per chi non è in grado di farlo da solo. Sono proprio i due zuccheri semplici a dare al latte così ottenuto il sapore più dolce.

La solitudine è contagiosa

8 gennaio 2016

Le epidemie non sono solo di origine virale o batterica. Si parla per esempio di epidemia di obesità.
Anche le emozioni notoriamente possono essere contagiose: un amico che ride spesso ti induce a ridere a tua volta.
La solitudine non fa eccezione. Il problema è il mezzo del contagio: come fa uno a contagiarti se sta da solo? In effetti, secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology, non è la solitudine che si trasmette da una persona a un’altra, ma la sensazione di essere soli: è risultato che se uno dei tuoi amici tende a sentirsi solo, anche tu ti sentirai solo più spesso della media, e quindi anche più solo di quanto saresti senza quell’amico.
In pratica, più amici hai più corri il rischio di sentirti solo.

Come fai sbagli

13 ottobre 2015

In Europa la sacrosanta attenzione a contrastare gli stereotipi sessisti si sta facendo sempre più difficile. Non a causa di rigurgiti di machismo, ma di un’ipersensibilità al tema.
Nel 2012 la Direzione generale per la ricerca e l’innovazione della Commissione Europea aveva lanciato uno spot per promuovere la partecipazione delle donne alla ricerca scientifica, con lo slogan “Science: it’s a girl thing!”.
Dato che la percentuale femminile nella maggior parte delle facoltà scientifiche è ancora nettamente minoritaria, il messaggio era rivolto al pubblico delle ragazze adolescenti, cioè quelle che a breve dovranno decidere il proprio percorso universitario.
Per rendere accattivante il filmato a questa fascia, le immagini di microscopi e provette si alternavano a quelle di ragazze in tacchi alti, minigonne e rossetti: un modo per affermare che la scienza non è in contrasto con la femminilità (con l’unica ingenuità che le protagoniste dello spot, alla fine, indossano occhiali che dovrebbero farle sembrare più intellettuali).
Apriti cielo! Sono piovute tante critiche che lo spot è stato ritirato (e non per gli occhiali).

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Poco fa è stata la volta della rete televisiva France 3: anche qui uno spot dalle buone intenzioni non ha avuto la sorte sperata.
Si vedono fiamme che escono dal forno, la camera in disordine, il ferro da stiro che brucia i vestiti, il cane che chiede invano il cibo (o le coccole?). Alla fine, parte la canzone “Où sont les femmes?”, e la risposta è “Elles sont sur France 3” (nel senso che lavorano in redazione – e infatti poi compare la scritta “La majorité de nos présentatuers sont des présentatrices”).
In questo caso a insorgere è stata addirittura Pascale Boistard, segretario di Stato incaricato dei diritti delle donne. Conclusione? Campagna pubblicitaria cancellata.
Insomma, gli spot contro il sessismo vengono ritirati in quanto ritenuti sessisti.

Il paradosso di Lévi-Strauss generalizzato

9 ottobre 2015

Il paradosso di Lévi-Strauss si applica agli antropologi che, sommamente rispettosi di ogni aspetto delle culture indigene che studiano, si ribellano alle tradizioni della civiltà in cui vivono, in nome della loro visione moderna e scientifica.
Più in generale, il paradosso si può estendere ai numerosi atei integralisti (alla Dawkins, per dire) che vogliono trovare nella scienza tutte le risposte (e soprattutto il fondamento dell’ateismo, che propugnano con un vigore ai limiti del proselitismo): da un lato studiano le religioni da un punto di vista “naturalistico”, cioè considerandole un adattamento dell’uomo al proprio ambiente; dall’altro le condannano come un’accozzaglia di superstizioni e illusioni.
Come fa osservare John Gray sul Guardian, «se le religioni sono naturali per l’uomo e danno valore alla sua vita, perché spendere la propria vita per convincere gli altri ad abbandonarle?».

Elogio dell’inefficienza

31 agosto 2015

Secondo uno studio dell’Agenzia internazionale per l’energia (International Energy Agency – IEA), dal 1990 al 2007 i consumi di energia degli elettrodomestici negli Stati Uniti sono calati drasticamente.
Nello stesso arco di tempo, i consumi elettrici delle famiglie americane sono invece aumentati.
La spiegazione c’è, ed è anche sensata.
Se gli elettrodomestici consumano meno, si tende a utilizzarli con meno parsimonia. Non solo: l’efficienza invoglia all’acquisto, per cui aumentano le famiglie che decidono di comprare gli elettrodomestici di cui prima facevano a meno.

(È una versione moderna del paradosso di Jevons. L’originale si riferiva ai consumi di carbone in Inghilterra nell’Ottocento, aumentati in seguito all’invenzione del motore Watt, più efficiente)

Perché il verde non è green

3 luglio 2015

Il verde è il colore dei contrasti: è il colore dell’Islam ma anche della Lega Nord, è il colore preferito della Schöne Müllerin di Schubert, e quindi amato e insieme detestato dal povero mugnaio da lei abbandonato per un cacciatore.
Essendo il colore delle piante, e quindi per estensione della natura minacciata dal progresso tecnologico umano, è diventato il colore dei partiti ambientalisti di tutto il mondo, e in generale di tutto ciò che è considerato ecosostenibile, tanto che è entrato nella lingua (anche italiana) il termine “tecnologie green”.
Eppure è il colore meno ecologico: in un’intervista al New York Times, il chimico tedesco Michael Braungart ha spiegato che «il verde non può mai essere “green”, a causa del modo in cui viene realizzato. È impossibile tingere la plastica di verde o stampare inchiostro verde sulla carta senza contaminarle». Il fatto è che i pigmenti verdi contengono sostanze tossiche: perciò gli oggetti verdi – fra cui l’inchiostro usato per gli striscioni – non possono essere smaltiti o riciclati in modo ecosostenibile. Ditelo agli ambientalisti.

greenpeace