Archive for aprile 2019

Fratello fisico, sorella chimica

30 aprile 2019

Mi capita spesso, parlando con amici o conoscenti, di sentir dire che la scienza e la religione sono inconciliabili. A chi me lo dice vorrei consigliare il libro dello scienziato e divulgatore israeliano Amir Aczel Perché la scienza non nega Dio. Da parte mia, gli ricordo che scienza e religione si occupano di sfere diverse (la scienza dei fenomeni naturali, la religione del sovrannaturale). L’opposto della religione non è la scienza ma l’ateismo, che di per sé non ha niente di scientifico – tanto è vero che il mondo è pieno di scienziati credenti e viceversa di atei superstiziosi o comunque del tutto refrattari alla mentalità scientifica.

Detto questo, bisogna comunque tenere presente che la scienza e la religione differiscono, oltre che nell’ambito di indagine, anche nel metodo: la religione non può, non vuole e non deve seguire il metodo scientifico (e viceversa, ovviamente).

Fa quindi un po’ effetto sapere che c’è chi studia le scienze delle religioni(*): per esempio al Corso di Laurea Magistrale in Scienze delle religioni delle università di Padova e Venezia e al Corso di Laurea Magistrale in Scienze delle religioni dell’Università Roma 3: sembrano quasi i corsi del Dipartimento di Ossimorica inventati da Umberto Eco!

Cosa c’è di più paradossale delle scienze delle religioni? Semplice: le scienze religiose. Quelle che si studiano al Corso Superiore di Scienze Religiose della Pontifica Università della Santa Croce, o nei 47 Istituti Superiori di Scienze Religiose che ci sono in Italia.

(*) Esiste viceversa anche la religione della scienza: è così che chiamo la fede cieca di chi è convinto che la scienza ha tutte le risposte (i vetero-positivisti) e che il progresso prima o poi eliminerà definitivamente la religione

Balla coi loop

23 aprile 2019

Homer Simpson, sentendo citare i nativi americani, pensa che ci si riferisca a lui, perché è nato in America.
Fa ridere, eppure siamo abituati a chiamare nativi digitali non i primi abitanti dell’informatica, cioè gli ingegneri e i nerd, ormai un po’ attempati, che sanno com’è fatto un computer, che hanno visto nascere la rete e anzi l’hanno fatta loro. Al contrario, chiamiamo nativi digitali gli adolescenti smartphone-dipendenti, che sono in realtà la generazione degli invasori, i visi pallidi che ormai hanno il controllo del territorio, gli Homer Simpson dell’informatica.



(Grazie a Maurizio Codogno per la segnalazione)

La città più bella del mondo

10 aprile 2019

A chi sostiene che Roma è la città più bella del mondo è difficile ribattere: la città eterna raccoglie una quantità di bellezze artistiche e di ricchezze storiche e archeologiche – in buona parte sconosciute ai più – praticamente inesauribile e senza paragoni al mondo.

Chi afferma che anche la qualità della vita a Roma non ha rivali, è senza dubbio qualcuno che non deve muoversi per la città se non per brevi tragitti a piedi: qualcuno che non ha mai preso la macchina per sobbalzare a ogni buca e ritrovarsi prima o poi in uno degli innumerevoli ingorghi quotidiani; qualcuno che non ha mai aspettato tre quarti d’ora un autobus per poi vederlo arrivare strapieno, salirci a fatica, essere bistrattato dall’autista interpellato per qualsiasi motivo ed essere sballottato (nei pochi momenti senza imbottigliamenti) dalla guida spericolata, rischiando contusioni se non fratture; qualcuno che non ha mai atteso 20 minuti la metropolitana più inadeguata d’Europa (3,5 linee per quasi 3 milioni di abitanti, con numerosi quartieri completamente sprovvisti) in una stazione dove piove dentro, per poi entrare in una carrozza sporca e maleodorante; qualcuno che non ha mai preso un taxi guidato da un tassista fascista e razzista, dopo aver faticato per prenotarlo (l’unico modo del resto per avere una chance di trovarne uno).

Suona dunque come un amaro ossimoro il nome che il Comune di Roma ha scelto per il proprio sito web dedicato ai trasporti: “Muoversi a Roma”.