Archive for giugno 2018

Donne tedesche e falsissimi amici

22 giugno 2018

Il 26 agosto 1841, durante una vacanza sull’isola di Helgoland, nel Mare del Nord, il poeta tedesco Heinrich Hoffmann von Fallersleben scrisse una poesia che chiamò Das Lied der Deutschen (Il canto dei tedeschi): era un appello all’unità della nazione tedesca (che appariva ancora come un ideale lontano, e che fu realizzato solo 30 anni dopo).


Fallersleben volle anche dare una melodia al suo testo e (non essendo un musicista) scelse quella che Franz Joseph Haydn aveva composto nel 1797 come inno dell’Impero austriaco: una musica nobile e solenne, sull’esempio di quella del più antico inno, quello inglese. Insomma un vero inno, nel senso che il termine aveva prima che la Marsigliese (con le sue emulazioni) ne distorcesse il concetto trasformandolo in una marcia militare.

L’11 agosto 1922 il Canto dei tedeschi fu scelto ufficialmente come inno nazionale tedesco, e nel maggio 1952 la terza strofa divenne l’inno della Repubblica Federale Tedesca (e lo è ancora).
Il testo si adatta perfettamente alla melodia, non solo dal punto di vista prosodico, ma anche per il carattere pacifico e fraterno:

Einigkeit und Recht und Freiheit
Für das deutsche Vaterland!
Danach lasst uns alle streben
Brüderlich mit Herz und Hand!
Einigkeit und Recht und Freiheit
Sind des Glückes Unterpfand.
Blüh’ im Glanze dieses Glückes,
Blühe, deutsches Vaterland!

(Unità, giustizia e libertà
per la patria tedesca!
Perseguiamo tutti questi valori,
fraternamente con il cuore e con la mano!
Unità, giustizia e libertà
sono la garanzia della felicità.
Fiorisci nello splendore di questa felicità,
fiorisci, patria tedesca!)

Bellissimo, ma perché solo la terza strofa?
La prima strofa (Deutschland, Deutschland über alles) era troppo compromessa con il regime hitleriano, e nell’immediato dopoguerra le potenze occupanti avevano (comprensibilmente) proibito ogni canzone o poesia che richiamasse al nazismo.
In realtà l’idea originaria di Fallersleben voleva solo mettere al primo posto l’ideale dell’unità tedesca (come – in maniera più bellicosa – l’inno di Mameli: Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò). Deutschland über alles era però un concetto pericolosamente ambiguo, e per questo interpretato (senza difficoltà, ma erroneamente) dal nazismo nel senso più megalomane; ancora oggi quindi, oltre che vietato, è considerato troppo nazionalista dalla maggior parte dei tedeschi * (e degli stranieri ignoranti che pensano sia ancora il testo dell’inno tedesco).
Più curiosa la seconda strofa, ed è qui che c’è il falsissimo amico.
Fallersleben voleva omaggiare l’elemento femminile della patria, e si ispirò alla poesia Ir sult sprechen willekomen (Datemi il benvenuto) del poeta medievale Walther von der Vogelweide.
Il primo verso della seconda strofa recita:

Deutsche Frauen, Deutsche Treue

(Donne tedesche, fedeltà tedesca).

Oggi alle orecchie di molti tedeschi anche questa strofa suona troppo nazionalista; a quelle degli italiani, involontariamente comica.

* Per dare un’idea della sensibilità su questo punto: recentemente, per sbaglio, la strofa Deutschland über alles è stata cantata come inno tedesco a Maui (Hawaii) in occasione dell’incontro di Federation Cup fra Stati Uniti e Germania. Le tenniste tedesche sono rimaste «sotto shock»; una di loro è anche scoppiata a piangere, un’altra ha poi commentato: «È di gran lunga la cosa peggiore che mi è capitata in tutta la vita». La federazione tedesca si è indignata e quella americana ha prontamente presentato le sue scuse

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Il mostro che si morde la coda

12 giugno 2018

Non si sa mai. Spesso le leggende hanno un fondamento di realtà. Perciò, molto seriamente, la società norvegese Kongsberg Maritime ha deciso di investigare cosa si trova nelle profondità del Loch Ness con un avveniristico robot, un drone sottomarino.

E, fra lo stupore di molti, il robot ha localizzato uno strano oggetto apparentemente dotato di un collo allungato innestato su un corpo più tozzo.


I responsabili dell’operazione non hanno dubbi: è proprio quello che si aspettavano di trovare. Nessie, il mitico mostro? Ovviamente no. L’oggetto misterioso è il relitto del modello di un sottomarino: quello usato, proprio al Loch Ness, per le riprese del magnifico film La vita privata di Sherlock Holmes, uno degli ultimi capolavori del maestro Billy Wilder.

Nel film (attenzione: spoiler!) il sottomarino è un progetto sperimentale del governo britannico a scopi militari; per mantenere il segreto, i responsabili del programma (fra cui il fratello di Sherlock Holmes, Mycroft) hanno avuto l’idea di “mascherarlo” da mostro di Loch Ness. Il regista ha voluto dunque girare le scene on location con un modello del sommergibile a forma di mostro, che però durante le riprese è affondato nel lago.


Quindi è successo un po’ come nel caso di Agloe e delle altre “città di carta”: il relitto a forma di mostro è stato trovato nel Loch Ness solo perché qualcuno ce l’aveva messo per rendere verosimile una scena in cui un personaggio immaginario escogitava lo stratagemma di travestire un oggetto da mostro sapendo che tutti conoscevano la leggenda.

(Grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione)