Archive for giugno 2014

Titoli di giornale / 17

27 giugno 2014

Caro ombrellone, la tintarella costa
(Titolo sul Venerdì di Repubblica)

ombrellone

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Distributori di tutti i Paesi, unitevi!

20 giugno 2014

Dicono che le macchine prenderanno il posto dei lavoratori, forse di tutti i lavoratori.
Difficile, ma intanto un passo avanti è stato fatto, addirittura dal punto di vista dei diritti sindacali: come si può intendere altrimenti lo “sciopero dei benzinai self-service” che l’Italia ha dovuto affrontare nei giorni scorsi?

Chi massaggerà il massaggiatore?

17 giugno 2014

Da molti anni ormai le scene di esultanza quando si segna un gol sono spesso violente, tanto che c’è da stupirsi che nessuno si faccia mai male.
Questa lacuna è stata colmata (in mondovisione) durante la partita Italia-Inghilterra.
Al gol del (momentaneo) pareggio gli inglesi hanno formato il tipico mucchio festante, e qualche istante dopo uno dei partecipanti alla mischia è stato portato via in barella. Attimi di ansia per i tifosi inglesi, poi il sollievo: l’infortunato era il fisioterapista Gary Lewin.

lewin-stretchered

La notizia è stata accolta dalla maggior parte degli spettatori italiani con grande ilarità, nonostante il gol subito. Di umore diverso l’allenatore inglese Roy Hodgson, che con grande serietà ha commentato: «È un momento molto triste, purtroppo i mondiali per lui sono finiti».

Avrebbe dimostrato sicuramente molto più humour britannico Bertrand Russell (che oltretutto era gallese, non inglese), nel riconoscere una versione aggiornata del suo famoso paradosso del barbiere: “Su un’isola il barbiere taglia la barba a tutti quelli che non se la tagliano da soli. Chi taglia la barba al barbiere?”.
Volendo, è anche una variante di un classico paradosso dell’antichità: «Quis custodiat custodes?».
Insomma, chi penserà al povero Gary?
In questo caso la risposta c’è ed è facile. Oltre ai giocatori in panchina, le squadre si sono portate in Brasile anche un massaggiatore di riserva. Nel caso dell’Inghilterra è Steve Kemp: sarà verosimilmente lui a doversi occupare del suo collega prima ancora che dei giocatori.

Emma Morano for president!

12 giugno 2014

In un articolo sul Corriere della Sera, Venanzio Postiglione avanza l’idea di abbassare la soglia minima dei 50 anni di età per l’eleggibilità alla Presidenza della Repubblica. Fra i vari motivi, adduce anche l’auspicio di vedere una donna al Quirinale: «È giusto che le donne siano in partita. Aspirando alla carica più alta. Ritoccare la barriera dei 50 anni significa dare più chance alla rivoluzione femminile». Più avanti insiste: «Il sentiero più largo e un po’ più facile delle donne nelle istituzioni è una realtà recente: se la barriera anagrafica è alta, le chance restano teoriche».

Ora: non ho ovviamente niente in contrario a una donna Presidente (dipende dalla donna – o dall’uomo – in questione, non dal genere), e non ho niente in contrario ad abbassare la soglia dei 50 anni (anzi, se si abbassa a 40 divento improvvisamente eleggibile anch’io!).
Ma il legame fra le due cose?
Se proprio si considera prioritaria la presenza di un Presidente della Repubblica donna, allora, dato che le donne vivono mediamente più a lungo, il metodo migliore sarebbe semmai alzarla, la soglia di eleggibilità: se si potesse diventare Presidente della Repubblica solo oltre i 90 anni, allora sì che le chance di avere una donna al Quirinale aumenterebbero!

Ancora meglio. Secondo il sito Supercentenari d’Italia, le 35 persone più vecchie d’Italia sono tutte donne, a partire dalla primatista europea Emma Morano (114 anni compiuti); al di sopra dei 108 anni ci sono solo 3 uomini e 60 donne, e al di sopra dei 109 anni nessun uomo e 26 donne.

Emma Morano

Se stabiliamo che il Presidente della Repubblica deve avere almeno 109 anni, abbiamo la certezza matematica che sarà una donna.

Ahi serva Europa

5 giugno 2014

Si sta nuovamente creando l’internazionale dei nazionalisti.
(Grazie a Simone Vecchi. Solo il titolo è mio)

nazionalismi

Protesta tu che protesto io

3 giugno 2014

Matteo Renzi gongola, ma secondo alcuni analisti politici il sentimento prevalente che ha indirizzato il voto degli italiani è stata la paura del caos grillino più che la fiducia o anche solo la speranza nel governo. In pratica, quindi, l’esito delle elezioni si può interpretare come un voto di protesta contro l’opposizione.
L’Italia si conferma un caso unico nella politica europea.