Archive for maggio 2017

Però non cyber

29 maggio 2017

Devo confessare che, nella mia ignoranza in materia di televisione, fino alla settimana scorsa conoscevo un solo Paolo Ruffini, il matematico. Sono venuto a sapere dell’esistenza dell’attore omonimo leggendo un articolo su Wired. Chiamato come ospite speciale a un evento organizzato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca contro il cyberbullismo, Ruffini ha pensato bene di rivolgersi al pubblico di studenti nel modo più diretto e spigliato possibile, per non annoiarli. A quanto pare però ha esagerato con le parolacce, arrivando a sfottere e insultare proprio gli studenti. Insomma, ha fatto il bullo.

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L’arte dei leccapiedi

16 maggio 2017

«Nessun divieto può abolire il lecchinaggio. L’imperatore Ko lo proibì. Gli scritti che lo elogiano per questo decreto sono tra i più sublimi capolavori di quest’arte»

Bertolt Brecht, Il romanzo dei Tui

Ci cade un mito

11 maggio 2017

Chi ci difenderà dalle fake news, cioè dalle bufale? «Noi», rispondono quelli del New York Times, con un po’ di (giustificata) presunzione.

Quel “noi” però da qualche settimana comprende un nuovo editorialista, Bret Stephens, famoso per essersi schierato ripetutamente in passato con i negazionisti del riscaldamento globale: secondo lui i cambiamenti climatici sono un «nemico immaginario» (come il razzismo!) e la paura per le possibili conseguenze è un’«isteria». E chi crede agli scienziati segue un metodo totalitario paragonabile allo stalinismo e all’antisemitismo.
E adesso come facciamo a credere ancora al New York Times?

Continuiamo a farci del male

3 maggio 2017

La sinistra italiana è famosa per il suo masochismo, che ha contribuito a escluderla praticamente sempre dal governo e a spianare ripetutamente la strada alla destra. Ora l’economista Emiliano Brancaccio, con un ragionamento virtuosistico quanto paradossale pubblicato sull’Espresso, estende questa perversione alle elezioni francesi: se fosse in Francia, non andrebbe a votare per il ballottaggio. Il motivo è che «Macron incarna l’estremo tentativo del capitalismo francese di aumentare la competitività, accrescere i profitti e ridurre i debiti per riequilibrare i rapporti di forza con la Germania e stabilizzare il patto tra i due paesi sul quale si basa l’Unione Europea», ma «la sua svolta graverà dunque in primo luogo sui lavoratori e sui soggetti sociali più deboli». La conseguenza, secondo Brancaccio, sarebbe controproducente: «Non dovremo meravigliarci se poi si apriranno ulteriori praterie di consenso operaio a favore di ipotesi politiche con caratteristiche ancora più marcatamente nazionaliste, e al limite neo-fasciste».
Sintetizzando: secondo Brancaccio, per paura che la destra neofascista guadagni consensi, conviene mandarla al governo adesso.