Archive for novembre 2016

Black power!

22 novembre 2016

Pochi giorni dopo le elezioni presidenziali americane, sono state già fatte tutte le analisi politiche possibili. La maggior parte sottolineano come non sia stata tanto una vittoria di Trump quanto una sconfitta di Hillary: Trump ha ottenuto meno voti sia di McCain sia di Romney, che nel 2008 e nel 2012 avevano perso contro Obama; d’altra parte, Hillary ha perso diversi milioni di elettori rispetto a Obama.

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A quanto pare, la questione di genere non ha avuto peso: lo dimostra il dato delle donne bianche, che hanno votato in maggioranza per Trump nonostante alcune sue dichiarazioni che definire maschiliste è decisamente riduttivo. Molto più rilevante è invece la questione etnica.

Alcune statistiche dimostrano che è crollata la percentuale di partecipazione al voto della popolazione afroamericana, che era a favore di Obama al 95% e al 93% nelle due elezioni, ma anche per la Clinton all’88%. In altre parole, se l’affluenza alle urne dei neri fosse stata la stessa che nel 2012, Hillary avrebbe vinto in alcuni Stati decisivi (in particolare Florida e North Carolina) e quindi sarebbe diventata presidente.

La bassa affluenza dei neri è un dato ormai storico negli Stati Uniti; diverse ricerche lo attribuiscono in buona parte a una maggiore difficoltà nell’iscrizione alle liste elettorali. Quale che sia la causa, è certo che solo Obama era riuscito a trascinare alle urne le masse degli afroamericani. Il motivo politico è che, mentre i populisti alla Trump parlano alla pancia degli elettori e i politici di mestiere alla Clinton si rivolgono solo alla testa (strategia perdente), lui era stato in grado – come in parte anche Sanders – di parlare al cuore della gente (strategia vincente, a patto di saperla fare).
L’altro motivo è – ovviamente – il colore della pelle. Questo vuol dire che, se Hillary avesse avuto la pelle nera, avrebbe avuto molte più chance di battere Trump e tornare alla Casa Bianca. Il che, se non è paradossale, è quantomeno sorprendente.

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Che cos’è l’olocausto

15 novembre 2016

Alcuni paradossi su questo blog non sono logicamente dei paradossi, ma delle tautologie: la tigre asiatica, gli oscar del cinema, un pirata dell’acqua, la guerra delle armi. Però un aspetto paradossale c’è sempre. Sono espressioni prestate ad altri contesti (la tigre celtica, gli oscar della tv, il pirata della strada, la guerra di qualunque cosa) e quando fanno un giro completo, tornando al loro ambito naturale, chi le usa (di solito un giornalista poco attento) pensa di essere “andato oltre” con il gioco di parole e non si rende conto di essere tornato al punto di partenza.

L’ultimo caso è il titolo di un post sul blog di Andrea Scanzi, che recensendo il libro animalista Tritacarne di Giulia Innocenzi parla di «Olocausto degli animali». Ora, la parola olocausto si riferisce nel linguaggio comune allo sterminio degli ebrei da parte del regime nazista. Ma in origine, nel mondo ebraico antico, l’olocausto era proprio il sacrificio animale (e quindi i più accorti, per indicare il genocidio nazista, usano il termine corretto Shoah).

L’italiano della Rai

4 novembre 2016

Il 17 e 18 ottobre si sono tenuti a Firenze gli “Stati generali della lingua italiana”, per promuovere la nostra lingua nel mondo.
A margine dell’iniziativa Monica Maggioni, presidente della Rai, ha dichiarato che «la Rai già oggi è uno strumento con il quale milioni di persone imparano l’italiano in giro per il mondo».
A questo proposito ha citato il dato importante che, tra tutti quelli che scaricano la app dedicata alla visione dei programmi Rai, uno su dieci proviene dall’estero. Ovviamente la app ha un nome italianissimo in coerenza con questo approccio: RaiPlay.

Un po’ come Benigni quando chiedeva di istituire l’Italian Language Day (solo che lui è un comico, anche se in quell’occasione involontario)

(Grazie a Francesco Ugolini per la segnalazione)

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