Archive for settembre 2017

I tre cavalieri dell’apocalisse

22 settembre 2017

La scena: le paludi insidiose e profonde della Pomerania, regione all’epoca sotto il dominio prussiano ma animata da movimenti indipendentisti polacchi.

Una strada attraversa le paludi: stretta e solitaria, costruita su un terreno rialzato, dai lati ripidi e scoscesi.

A un’estremità della strada, il quartier generale dell’esercito prussiano; all’altra, una città polacca dove è stato da poco arrestato un famoso poeta e patriota.

Il maresciallo prussiano vuole che il poeta sia giustiziato. In tutta fretta invia perciò un cavaliere in città con l’ordine di esecuzione firmato di suo pugno: altrimenti, in assenza di ordini, il prigioniero verrebbe rilasciato.

Poco dopo arriva al quartier generale Sua Altezza il principe: più clemente del suo ufficiale, decide di graziare il prigioniero: invia un secondo messaggero, con il cavallo più veloce, con la revoca dell’ordine firmata da lui stesso.

Ma il maresciallo non ci sta: di nascosto, ordina a un terzo cavaliere di inseguire il secondo, e impedire in ogni modo che raggiunga il primo.

Ci sono così tre cavalieri su una strada rettilinea.

Quando finalmente il terzo messaggero vede un cavaliere in lontananza sulla strada, gli spara da lontano e torna indietro contento di aver eseguito gli ordini.

Anche il maresciallo è soddisfatto, ma in seguito viene a sapere che il poeta gira libero per la città. Come è possibile?

Il maresciallo non poteva immaginare l’abnegazione nei suoi confronti del primo cavaliere: quando si era visto inseguito, aveva capito che era in arrivo un contrordine e, per fare in modo che i desideri del suo maresciallo fossero eseguiti, aveva sparato all’inseguitore.

Così il terzo cavaliere, quando spara a sua volta, crede di aver raggiunto il secondo, mentre invece è il primo. Ed è lui che uccide. Alla fine nessun cavaliere arriva in città.

In sostanza, il motivo per cui la volontà del maresciallo non è stata eseguita è che i suoi due cavalieri gli erano entrambi eccessivamente fedeli.

Da: Gilbert Keith Chesterton, “The Three Horsemen of Apocalypse”. In: The Paradoxes of Mr. Pond

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Dante e l’ipercorrettismo

13 settembre 2017

Un ipercorrettismo è un errore commesso da chi pensa di correggerne un altro. Per esempio quando qualcuno scrive tegliera, pensando che “teiera” sia una storpiatura dialettale.

La mia professoressa di latino del liceo – donna peraltro di grande cultura – aveva il vezzo di usare la pronuncia classica anziché quella tradizionale diffusa in Italia: pronunciava Kikero anziché Cicero, Kaësar anziché Cesar, consecutio anziché consecuzio, uoluit anziché voluit, eccetera. Del resto sembra che fosse proprio questa la pronuncia degli antichi romani: l’altra si sarebbe diffusa gradualmente solo dal Medioevo (e solo in Italia).

Che per lei fosse però più uno snobismo che un’attenzione filologica era evidente. Citando (a memoria) l’intestazione originale della Divina Commedia, recitava: «Diuina Comoëdia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus». A parte l’imprecisione (la versione corretta è «Libri titulus est: Incipit Comoedia Dantis Allagherii, Florentini natione, non moribus»), la pronuncia era del tutto anacronistica: al tempo di Dante la pronuncia classica era solo un ricordo.