Archive for marzo 2014

Titoli di giornale / 14

31 marzo 2014

Venezia capitale della ricerca sull’auto
(Grazie a Margherita Fronte per la segnalazione)

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Siamo tutti figli di Carlo Magno

27 marzo 2014

«Non è possibile pensare di continuare a farci la guerra in eterno solo perché i figli di Carlo Magno hanno litigato»: è uno degli slogan che hanno segnato il riavvicinamento tra Germania e Francia nell’ultimo dopoguerra.
In effetti la spartizione dell’impero carolingio ha segnato l’inizio di divisioni e rivalità.
Carlo Magno, lui, era invece almeno tanto “tedesco” quanto “francese”: la sua madrelingua, l’antico franco, era una lingua germanica, e la sua capitale Aquisgrana è sempre stata una città tedesca. I Franchi in effetti erano una tribù germanica, e anzi una delle principali.
Altre tribù però hanno dato il nome alla Germania: gli alemanni (Alemania in spagnolo, Alemanha in portoghese, Allemagne in francese, eccetera) e i sassoni (Saksa in finlandese e Saksamaa in estone).
Ancora: nel lusaziano inferiore, una lingua slava parlata da una minoranza stanziata nella Germania orientale, i tedeschi in generale sono chiamati Bawerski: in questo caso il riferimento è alla Baviera. Gli svizzeri tedeschi poi spesso chiamano confidenzialmente i tedeschi “veri” Schwaben, cioè svevi.
E i franchi?
È vero che, mischiandosi ai galli romanizzati, hanno dato origine (e il nome) alla Francia, ma hanno lasciato una forte eredità anche in Germania, come testimoniano il nome della città di Francoforte e quello della regione della Franconia.
Nel Medioevo, in greco bizantino, i tedeschi erano chiamati frángoi o frangikói, cioè appunto franchi: un’associazione che oggi suona piuttosto paradossale.

(Tratto in parte dal mio Piccolo libro delle curiosità del mondo, Sironi, Milano 2012).

OK gabbiano

Alla ricerca di sé stessi

21 marzo 2014

(La notizia, riportata dal Toronto Sun, non è confermata. Un bravo giornalista dovrebbe controllare le fonti, ma questo non è un sito di informazione, e un paradosso non smetterebbe di esserlo se si dovesse rivelare un fatto inventato anziché reale)

Islanda, viaggio organizzato. Escursione in una delle meraviglie naturalistiche dell’isola: la fossa vulcanica di Eldgjá (se qualcuno conosce la pronuncia esatta può gentilmente farmela sapere?).

Eldja

Durante una sosta del pullman una turista del gruppo entra nella stazione di servizio «per cambiarsi e rinfrescarsi». Deve essersi cambiata molto (o doveva essere molto provata prima), perché al suo ritorno qualcuno, non riconoscendola, nota la sua assenza. Scatta l’allarme: manca una persona del gruppo. La zona, per quanto affascinante, è deserta e non proprio accogliente per una donna sola che si è persa: parte una spedizione di salvataggio alla ricerca di una donna fatta così e cosà, vestita così e cosà.
La descrizione non doveva essere molto precisa, perché alla donna in questione non passa neanche per la testa di essere lei la persona cercata, e si aggiunge al gruppo di ricerca.
La cosa poteva andare avanti per le lunghe.
E infatti è durata molte ore, anche con l’uso di jeep e con la partecipazione della guardia costiera islandese.
Solo a tarda notte il mistero si chiarisce, quando a un membro della spedizione viene l’idea che la persona cercata poteva essere una delle cercatrici: dopo rapidi controlli si verifica che è proprio così.
Cessato allarme. E applausi al genio che ha risolto la situazione (come gli sarà venuto in mente?).

Ancora un paradosso geografico

16 marzo 2014

L’Australia è un continente quasi interamente pianeggiante. La sua unica catena montuosa si trova nell’estremo Est, eppure si chiama Grande Catena Divisoria (Great Dividing Range).

Great Dividing Range

Le città (in)visibili

7 marzo 2014

Il geografo francese Yves Le Trouhadec, nella sua descrizione della città sudamericana di Donogoo, si era basato su una fonte ritenuta attendibile, ma non verificata.
Si accorge dell’errore troppo tardi: scopre che la città non esiste, ma lui ormai l’ha segnalata.
La sua reputazione e la sua carriera sono in grave pericolo.
In suo soccorso viene un certo Lemandin, che si offre di aiutarlo con un piano ingegnoso. Si mette in moto una macchina industriale e nasce una società commerciale per lo sfruttamento delle ricchezze di Donogoo. Avventurieri e cercatori d’oro si lanciano così alla ricerca della città, proprio sulla base sull’opera di Le Trouhadec.
Non trovando niente, si stabiliscono lì, formando un insediamento che, con l’arrivo di nuove ondate di cercatori, si sviluppa rapidamente. In breve il piano di Lemandin viene coronato: ormai esiste una città di Donogoo, e proprio dove il geografo aveva indicato!
È la trama di una commedia di Jules Romains (l’autore di Knock o il trionfo della medicina), ma paradossi simili si verificano anche nella realtà.

Molte società specializzate in mappe e carte geografiche hanno il problema della concorrenza: come evitare i plagi? Se una mappa del mio concorrente è giusta, come posso dimostrare che l’ha copiata da me?
Semplice: basta inserire un nome inventato di una località inesistente (possibilmente in una zona periferica e poco interessante, per non depistare i veri lettori): se compare anche sulla carta del mio concorrente, è chiaro che me l’ha copiata.
È quello che ha fatto negli anni Trenta la società americana General Drafting Company: in una cartina dello Stato di New York ha inserito la cittadina inesistente di Agloe. Il nome sembra quello di una delle Città invisibili di Calvino, e invece era stato ottenuto dalle iniziali del direttore della società, Otto G. Lindberg, e del suo assistente Ernest Alper.

agloe

Poco tempo dopo, la località di Agloe è comparsa su una cartina pubblicata dalla Rand McNally: plagio evidente!
Eppure il tribunale ha dato ragione alla Rand McNally. Il fatto è che, nel frattempo, era successo come a Donogoo: la Esso aveva aperto un punto commerciale proprio lì e, fidandosi della cartina della General Drafting Company, l’aveva chiamato Agloe General Store.
Si è ingenerato così un doppio paradosso: l’unico motivo per cui era nata Agloe era la sua inesistenza, che ora non sussiste più; d’altra parte, con la “fondazione” reale di Agloe, la cartina originale della General Drafting Company ha acquistato un’esattezza maggiore di quella che avevano pensato i suoi autori.

Cornuti e mazziati

4 marzo 2014

L’Italia è regolarmente in testa alla classifica europea delle procedure di infrazione – i richiami della Commissione Europea ai singoli Stati che non si adeguano con sufficiente fedeltà o celerità alle direttive comunitarie. I tipici ambiti sono la tutela dell’ambiente, la normativa finanziaria, la libera concorrenza.
Nei casi più gravi l’Unione Europea stabilisce una sanzione pecuniaria a carico dello Stato responsabile dell’infrazione.
Così i cittadini sono vittime due volte dell’inefficienza (o della malafede) del proprio governo: subiscono i danni (per esempio) di una gestione inadeguata dei rifiuti e in più, in quanto collettività, pagano la multa.

Ipotizziamo che in Italia arrivi al potere (Dio ce ne scampi!) un Berlusconi in peggio: ancora più spregiudicato, più irrispettoso del bene comune, più potente perché in grado di influenzare i mezzi di comunicazione in modo ancora più pervasivo, al limite del nord-coreano.
Cosa potrebbe fare l’Europa contro questo simil-dittatore? Solo una serie ancora più lunga di procedure di infrazione e di sanzioni, che il briccone pagherebbe (con sommo divertimento) con i soldi dello Stato.