Archive for the ‘Parole’ Category

Un giorno da leoni

26 dicembre 2016

Da wikipedia: «I leoni restano per molto tempo inattivi durante la giornata, stando a riposo per circa 20 ore su 24».

sleeping-lion

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Che cos’è l’olocausto

15 novembre 2016

Alcuni paradossi su questo blog non sono logicamente dei paradossi, ma delle tautologie: la tigre asiatica, gli oscar del cinema, un pirata dell’acqua, la guerra delle armi. Però un aspetto paradossale c’è sempre. Sono espressioni prestate ad altri contesti (la tigre celtica, gli oscar della tv, il pirata della strada, la guerra di qualunque cosa) e quando fanno un giro completo, tornando al loro ambito naturale, chi le usa (di solito un giornalista poco attento) pensa di essere “andato oltre” con il gioco di parole e non si rende conto di essere tornato al punto di partenza.

L’ultimo caso è il titolo di un post sul blog di Andrea Scanzi, che recensendo il libro animalista Tritacarne di Giulia Innocenzi parla di «Olocausto degli animali». Ora, la parola olocausto si riferisce nel linguaggio comune allo sterminio degli ebrei da parte del regime nazista. Ma in origine, nel mondo ebraico antico, l’olocausto era proprio il sacrificio animale (e quindi i più accorti, per indicare il genocidio nazista, usano il termine corretto Shoah).

Ricorsività ferroviaria

14 agosto 2016

Il nuovo slogan di Trenitalia è “La metropolitana d’Italia”. In origine era la metropolitana a essere chiamata “treno urbano”, quindi adesso la si potrebbe definire “la metropolitana d’Italia urbana”, o anche “treno urbano d’Italia urbana” (e così via).
Analogamente, oggi un treno non è che un “treno urbano d’Italia” e quindi una “metropolitana urbana d’Italia urbana”.

E = mc2

29 dicembre 2015

La parola “atomico” nel linguaggio comune fa pensare subito a qualcosa di immane, smisurato.

Cercasi baby part-time

17 aprile 2015

Avevo già segnalato (qui e qui) i paradossi che derivano dall’uso di termini inglesi in italiano, associato all’abitudine (più diffusa al nord, a quanto pare) di abbreviare le parole considerando solo la prima parte (cioè quella generalmente più significativa in italiano, ma non in inglese).
Gli esempi erano snow per snow-board e week per week-end.
Dimenticavo il classico beach per beach-volley («Ieri faceva tanto caldo che abbiamo giocato a beach sulla spiaggia»).
E un esempio nuovo, in cui mi sono imbattuto recentemente: baby per baby-sitter (che si presta a qualche ambiguità: «Mi dispiace che ieri non sei potuto venire al mio festino. Non sei proprio riuscito a trovare una baby?»).

Festina lente

9 maggio 2014

Nel 1938 Enrico Fermi riceve il premio Nobel per la fisica. Da Stoccolma, senza passare per l’Italia, parte per gli Stati Uniti. Si stabilisce a Chicago e in seguito diventa cittadino americano.
I motivi della decisione erano tanti: il governo fascista stava riducendo i fondi per la ricerca, mentre gli Stati Uniti investivano generosamente; in Europa si avvicinava la guerra; in Italia erano state approvate le leggi razziali, e la moglie di Fermi era ebrea.

Oggi Chicago gli ha intitolato il più importante laboratorio americano di fisica delle particelle: il Fermi National Accelerator Laboratory, noto come Fermilab.
Gli americani non avranno notato il paradosso, ma il più importante acceleratore di particelle degli Stati Uniti si chiama Fermi.

fermilab

L’integrazione europea passa per i cognomi

10 gennaio 2014

I nomi (e soprattutto i cognomi) sono di fantasia, ma la storia è vera.
Diego Pinilla Montiel, cittadino spagnolo, vive in Italia da anni e ha sposato una ragazza italiana: Giovanna Gargano.
I loro due bambini, Emilio e Rosa, hanno il doppio passaporto.
Solo che, in Spagna, è previsto che ricevano due cognomi, il primo del padre e il primo della madre. Perciò secondo il loro passaporto spagnolo si chiamano Emilio e Rosa Pinilla Gargano, mentre su quello italiano risultano Emilio e Rosa Pinilla Montiel. Rischieranno una crisi di identità?
Un episodio simile è accaduto in Germania: il signor Pavel Deminskij, russo di nascita, ha avuto dalla moglie tedesca una figlia, Olga. La quale ha un passaporto russo in cui si chiama Olga Deminskaja, e uno tedesco che riporta Olga Deminski (secondo una translitterazione diffusa in Germania).

Ancora più paradossale quello che potrebbe succedere in Islanda, dove non esistono cognomi ma solo patronimici. Se un certo Gunnar Albertsson (cioè “figlio di Albert”) ha un figlio e gli dà il nome di Hannes, il bambino si chiamerà Hannes Gunnarsson (cioè appunto “figlio di Gunnar”).
Se però Hannes nasce in Italia, sul suo passaporto italiano risulterà Hannes Albertsson (cioè “figlio di Albert”, che invece è suo nonno).
Poniamo ora che Hannes nasca in Spagna e che la madre, islandese anche lei, si chiami Edda Hermannsdóttir (cioè “figlia di Hermann”).
Sul suo bravo passaporto spagnolo il tapino si chiamerà Hannes Albertsson Hermannsdóttir, cioè “figlio di Albert e figlia (sic!) di Hermann”.

Il dilemma delle case chiuse

11 novembre 2013

Tutti sono d’accordo sul fatto che la diffusione della prostituzione nelle strade delle città italiane è uno spettacolo indecente e imbarazzante.
Molto più divisi sono i pareri su come arginare il fenomeno.
Periodicamente (meno negli ultimi anni, data l’urgenza di questioni di portata molto maggiore) c’è qualche politico che propone, con un gioco di parole forse voluto, di «riaprire le case chiuse».
L’idea è controversa, ma è molto probabile che, se messa in pratica, toglierebbe molto terreno alla criminalità organizzata.
Comunque non è questo il punto di interesse per questo blog.
Al momento le case chiuse in Italia non esistono, quindi non sono più «chiuse» per il fatto di essere state chiuse. Ma come è stato possibile chiudere qualcosa che era già chiuso?
E poi: solo se le riapriranno torneranno a essere «chiuse».

Metafore infelici

26 luglio 2013

Due metafore sbagliate citate da Douglas Hofstadter e David J. Moser:

British radio announcer: «Welcome to Israel, a Mecca for tourists!»
«Le nouveau style s’est vite répandu aux quatre coins de l’Hexagone»

(Grazie a Kees Popinga per la segnalazione)

Come la DC

8 febbraio 2013

Già nel Settecento Voltaire sparava sulla Croce Rossa: parlava del Sacro Romano Impero spiegando che non era in nessun modo «né sacro, né romano, né impero».

Voltaire

Stiamo freschi

4 febbraio 2013

Un vecchio indovinello chiede: che cosa è fresco quando è caldo? Risposta: il pane.
In effetti l’aggettivo “fresco” si presta a giochi di parole paradossali.
In un articolo intitolato “Deporle alla Benedict – viaggio gastronomico e letterario intorno all’uovo”, pubblicato sul Sole 24 Ore, Giovanni Nucci immagina un colloquio con un venditore di uova, e conclude: «Se poi volessi sapere il grado di freschezza delle uova, lo stesso venditore mi indicherebbe tre cartelli: “fresche”, “freschissime”, “da bere”; da cui risulta che le uova fresche sono le meno fresche».
(Grazie a Giovannella R. per la segnalazione)

Cartesio al gabinetto

15 settembre 2012

La parola “asse” è nata per indicare un oggetto tendenzialmente rettilineo: in ambito matematico una retta vera e propria; nell’uso quotidiano un oggetto in cui una dimensione è molto più sviluppata delle altre due, come per esempio l’asse d’equilibrio. L’asse da stiro rientra in questa categoria, anche se lo squilibrio fra le tre dimensioni è meno accentuato.
Forse è proprio a partire dall’asse da stiro che il termine “asse” ha iniziato a essere usato come “superficie d’appoggio”: le dimensioni importanti sono passate da una a due.
C’è poi chi dice “asse del water” per indicare la tavoletta del gabinetto: qui il ribaltamento del significato è totale. Rispetto all’asse da stiro si conserva solo il concetto di piano d’appoggio, lasciando perdere del tutto l’idea originale di oggetto rettilineo: anzi, il termine si applica a un oggetto di forma circolare.

Dagli Urali agli Appalachi

27 giugno 2012

Le montagne russe in Russia si chiamano montagne americane (Amerikanskie Gorki).
Chi ha ragione? Tutti e due: le hanno inventate i russi nel Quattrocento (erano in pratica scivoli ghiacciati per slittini), ma sono stati gli americani, nell’Ottocento, a realizzarle nella versione attuale e a renderle un successo commerciale (precisamente, nel 1827 in Pennsylvania).

(Tratto dal mio Piccolo libro delle curiosità del mondo, Sironi, Milano 2012).

Neo-neo-lingua

9 giugno 2012

Ormai per “Grande Fratello” si intende uno che ti guarda senza dire niente mentre fai quello che ti pare.

Ebrei antisemiti?

23 marzo 2012

Molti, in Europa, non distinguono fra ebrei e israeliani, fra antiebraismo, antisemitismo e critica alla politica israeliana. Si arriva così ad accusare di antisemitismo anche gli arabi. Come se non fossero semiti anche loro! Se un terrorista arabo che uccide bambini ebrei è antisemita, allo stesso modo è antisemita un soldato israeliano che uccide ragazzi palestinesi.

Non c’è dubbio che sbagliano

19 febbraio 2012

È ormai molto diffuso l’errore di dire “affatto” per intendere “niente affatto” (cioè proprio il contrario), e da qualche tempo sta prendendo piede la stessa abitudine con “assolutamente” («Secondo te era rigore?» «Assolutamente! Era fuori area»).
Il fenomeno della negazione sottintesa raggiunge il suo picco nei dialetti parlati in alcune aree dell’Emilia Romagna: si dice “non c’è dubbio” per indicare una cosa fuori questione («Non c’è dubbio che le Regioni del Meridione sono più ricche»).
Ancora più paradossale: «Prima il lambrusco mi piaceva, adesso più» (il senso letterale è che gli piace di più, ma chi lo dice intende che non gli piace più).
Il caso estremo è quando in un negozio il commesso chiede: «Altro?» e la risposta (per intendere che basta così) è: «Altro».

Buon settimana-fine!

10 febbraio 2012

Qualche tempo fa ho pubblicato un post in cui notavo un paradosso della traduzione: in inglese la parola più importante in un’espressione è l’ultima, mentre in italiano la prima, per cui si arriva all’assurdo di dire “snow” al posto di snowboard, salvando la parte meno caratterizzante della parola.
Ecco ora un altro esempio recentissimo. La pagina facebook di un gruppo editoriale si è rivolta così un venerdì pomeriggio ai suoi contatti: «E’ venerdì ragazzi, godetevi il week!». *

* L’apostrofo invece dell’accento è del post originale

La posta e la neve

15 dicembre 2011

La parola più usata in italiano per indicare un messaggio di posta elettronica è ormai semplicemente mail, dall’inglese e-mail.
Nel termine inglese però la “e” sta per “electronic”, mentre mail sta per posta (nel senso tradizionale). Quindi è come se nell’espressione italiana “posta elettronica” si salvasse solo la prima parte (posta), mentre quello che la caratterizza rispetto al vecchio servizio postale fatto di lettere e cartoline è proprio l’altra, l’elettronica. Sarebbe più sensato chiamare l’e-mail “e”.
Di solito, al contrario, quando in italiano si abbreviano le parole composte straniere si tende a privilegiare la prima, anche se non è la più caratterizzante nell’originale: un uso che a sua volta dà risultati paradossali. Per esempio lo snowboard (cioè letteralmente “tavola da neve”) viene chiamato spesso “snow”: «Mi piace sciare ma anche fare snow». Come se la neve fosse un elemento che distingue questa specialità dallo sci.

Qual è la probabilità?

19 ottobre 2011

«Non possiamo fidarci al 100% dell’approccio probabilistico»
(G.A., alto dirigente di un importante gruppo industriale).

Titoli (veri) di giornale / 3

11 agosto 2011

(Parlando di un incidente provocato da una moto d’acqua)
Investito e ucciso da un pirata dell’acqua