Archive for giugno 2019

Ritratto del matematico da giovanissimo

17 giugno 2019

Quando avevo sei anni non ho chiesto alla mamma come nascono i bambini, ma se l’onnipotenza di Dio gli permette di far sì che due più due faccia cinque. Non deve essere stato facile crescermi. La risposta però è stata prontissima e da fare invidia ai teologi: «Certo che può, ma dovrebbe rifare daccapo il mondo». Lì per lì mi era bastata, ma purtroppo si presta a un’altra domanda paradossale: «Può Dio fare in modo che due più due faccia cinque senza rifare daccapo il mondo?».

Molto tempo dopo ho scoperto che il mio interrogativo era stato già affrontato in altre forme. Un enunciato tipico è: «Può Dio creare una pietra così pesante che neanche lui può sollevarla?». Oppure, in una variante diffusa nelle scuole rabbiniche: «Può Dio costruire una prigione dalla quale neanche lui può evadere?». O ancora, nella versione definitiva dello Pseudo-Dionigi Areopagita (V secolo): «Può Dio negare sé stesso?»(*).

Sono state proposte molte soluzioni al paradosso da parte di logici e teologi (Abelardo, Pietro Lombardo, Tommaso d’Aquino, Duns Scoto, Guglielmo di Occam, Nicola Cusano, Cartesio), e la maggior parte girano intorno alla definizione del concetto di onnipotenza. Da un punto di vista puramente logico, però, l’unica via di uscita è riconoscere che non esiste l’onnipotenza.

La risposta più convincente è quindi quella di Pier Damiani: la logica è una categoria umana, e noi non possiamo che ragionare in termini logici. Ma Dio è al di sopra delle categorie umane e quindi anche della logica. Perciò per lui non esistono paradossi, solo che noi con la nostra limitata ragione umana non possiamo capire in che modo (è un ragionamento simile a quello con cui Leibniz spiegava l’esistenza del male nel mondo).

(*) Il paradosso dell’onnipotenza compariva anche nella religione dell’antica Grecia, ed era stato risolto in modo molto elegante, anche se senza pretese di coerenza logica: oggi diremmo che avevano pensato “out of the box”.

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Mettete un arcobaleno nei vostri idranti

6 giugno 2019

Risale al 1978 la prima apparizione della bandiera arcobaleno come simbolo del movimento omosessuale (poi diventato LGBT, poi LGBTI, poi LGBTIQ o anche LGBT+; il concetto comunque è chiaro, anche se le sigle lo sono sempre meno).
Oggi la bandiera arcobaleno è il vessillo di tutti i gay pride del mondo, anche quelli organizzati nei Paesi (sì, ancora tanti e sempre troppi) dove gli omosessuali sono osteggiati o addirittura considerati criminali.
Poi ci sono i Paesi in bilico, dove in teoria la Costituzione li tutela ma in pratica la politica ha ricominciato a discriminarli: esempio tipico la Turchia.
Proprio a Istanbul, nel 2015, i partecipanti al gay pride sono stati dispersi dalla polizia con l’uso di cannoni ad acqua.
Le leggi della fisica però sono più inesorabili di quelle umane, e i getti d’acqua degli idranti hanno dato luogo al classico effetto della rifrazione luminosa. In altre parole, i poliziotti, nella loro azione contro gli attivisti omosessuali, hanno creato uno splendido arcobaleno.


N.B. Il giornale inglese Independent, che riporta la notizia, afferma di non essere in grado di verificare l’autenticità della foto. Dal punto di vista del paradosso comunque non cambia niente: in un caso è stato creato casualmente, nell’altro caso consapevolmente.

(Grazie a Simona Borioni per la segnalazione)