Archive for the ‘Cinema’ Category

Agenzia di scollocamento

8 agosto 2017

Stéphane, Cathy e Thierry lavorano per un’agenzia di collocamento, la più efficiente della città. Tanto efficiente che la disoccupazione scende praticamente a zero. E così sono i loro posti di lavoro a diventare a rischio. Per salvarli, i tre devono mettersi a creare disoccupazione (degli altri).

È la trama del film francese Les Têtes de l’emploi (2016)

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Collezione di ossimori /4 – Nel cinema

7 gennaio 2015

Titoli di film: Brivido Caldo (Lawrence Kasdan), Piccolo grande uomo (Arthur Penn), Un’adorabile infedele (Howard Zieff), Tiranna deliziosa (John Blystone), True Lies (film con Schwarzenegger, il quale probabilmente ignora cosa sia un ossimoro), False verità (Atom Egoyan).

Bellissima poi l’espressione realismo poetico, che definisce lo stile dei film di Carné con le sceneggiature di Prévert, come Alba tragica, Il porto delle nebbie, Amanti perduti.

Quote rosa, arcobaleno e oltre

15 novembre 2013

Il cosiddetto Bechdel test è un criterio per giudicare la presenza femminile nei film: il test è superato se fra gli attori principali ci sono almeno due donne che parlano fra loro su argomenti che non riguardino solo gli uomini.
Insomma, una versione elaborata delle quote rosa applicata al cast di un film (per cui tutto il discorso che segue vale anche per la politica).
Il test, che prende il nome dalla sua creatrice, la fumettista americana Alison Bechdel, è stato adottato recentemente da alcuni cinema in Svezia, che segnalano al pubblico l’aderenza dei film che proiettano ai criteri del test.

Un primo livello paradossale è oggettivo: un film come Gravity, dove la protagonista assoluta è una donna (nonostante la presenza di George Clooney), non passerebbe il test perché non c’è un’altra donna (l’unico altro personaggio è interpretato appunto da George Clooney).

sandra-bullock-gravity

Secondo livello di paradossalità: il test è pensato per le pari opportunità, ma trascura i generi “non biologici” (gay, lesbiche, transessuali). Per questo in America è stata proposta una versione generalizzata, chiamata “Russo test” (dal nome dell’attivista gay Vito Russo): richiede che nel film ci sia almeno un personaggio omosessuale o transessuale, che non sia caratterizzato principalmente dal suo orientamento sessuale e che abbia un ruolo insostituibile nell’economia del film. In pratica, le quote arcobaleno.

E poi, perché limitarsi alla discriminazione di genere e non a quella etnica? In un film rispettoso delle pari opportunità ci vorrebbero (se il film è americano) almeno un afroamericano, un ispanico, un nativo americano (valgono anche gli eschimesi dell’Alaska), un asiatico, eccetera.
E tutti devono parlare fra loro di argomenti non legati alla propria etnia.
Naturalmente la rappresentatività varia con il tempo: fino agli anni Settanta l’ispanico non sarebbe stato necessario, fra vent’anni magari sarà indispensabile un polinesiano.
E in Italia? Be’, ogni film dovrebbe avere un milanese, un napoletano, un siciliano, eccetera.
Qualcuno potrebbe obiettare che, per esempio, i molisani sono meno dei piemontesi: giusto, è il caso di imporre una rappresentanza proporzionale alla popolazione regionale. Quindi anche in un film ambientato in Calabria dovrebbero esserci più romani che calabresi.
E che dire del tema spinosissimo della religione? In quasi tutti i film italiani sono discriminati numericamente i non cattolici. Il “Don Gallo test” prevede allora la presenza di almeno un esponente di tutte le principali religioni, eventualmente in rapporto alla loro consistenza numerica in Italia (*). Questo vuol dire che per ogni sikh ci vogliono centinaia di cattolici, e ognuno di loro durante il film deve parlare con tutti gli altri di argomenti non religiosi.
E ancora: se per qualcuno l’identità personale è definita dalla religione o dall’orientamento sessuale, per qualcun altro può essere un’attività o una vocazione. Nel cast di ogni film ci vorrebbe una quota per i matematici, una per gli scultori, una per i ciclisti, eccetera. E guai se l’unico tennista è anche l’unico mormone, o se l’entomologa non parla di cucina con il transessuale!

(*) Resta aperta la delicata questione se possono essere accorpate le varie confessioni protestanti.

Punti cardinali / 3

5 luglio 2013

Nel film Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, ambientato in un paesino della Sicilia, un episodio chiave è la vincita alla Sisal da parte del napoletano Ciccio Spaccafico (interpretato da Enzo Cannavale).
E qualcuno commenta: «Sempre fortunati, questi settentrionali».

Ciccio Spaccafico

La nipote di Mubarak e la figlia di Makhmalbaf

22 novembre 2012

Al festival del cinema di Venezia, nel 2003, era in rassegna un documentario intitolato Lezate Divanegi (tradotto con Joy of Madness). L’autrice, Hana Makhmalbaf, era la giovanissima figlia del regista iraniano Mohsen Makhmalbaf: all’epoca non aveva nemmeno 15 anni (anche se, secondo i critici, già dimostrava un certo talento cinematografico).

Proprio la sua tenera età ha ingenerato una situazione delicata. Il fatto è che, in Italia, i film presentati ai festival non passano per la censura: per evitare problemi, quindi, sono tutti vietati ai minori di 18 anni. Dunque la giovanissima Hana non poteva entrare, e quindi non poteva presenziare alla proiezione del suo stesso film!
C’è voluto un permesso speciale, concesso dopo una lunga trattativa. E non in virtù del suo celebre padre (comunque una parentela autentica…!), ma come riconoscimento del suo status di regista.
(Grazie a Giovannella R. per la segnalazione)

Dead men talking

30 luglio 2012

La prima scena di Viale del tramonto, girata da Billy Wilder ma poi tagliata nella versione definitiva del film, si ambientava in un obitorio. Le comparse che recitavano la parte delle salme chiacchieravano sul set, come succede di solito. Solo quando il regista gridava “Azione!” si sdraiavano immobili.
(Grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione)

Drop that gun, boy!

23 aprile 2012

È famoso il detto per cui se nel West un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile l’uomo con la pistola è un uomo morto. Se però l’uomo che incontra quello col fucile anziché avere la pistola è disarmato, allora quello col fucile non ha motivo di sparargli per primo. Morale: per salvare la pelle meglio non avere la pistola.

Titoli di giornale / 6

27 febbraio 2012

Un titolo del Televideo Rai:
“Oscar del cinema: …”

Mi sento preso in giro

20 ottobre 2011

Titolo (vero) di un film: La storia infinita 2

Jedi inconsapevole

3 settembre 2011

La principessa Leila Organa (nell’originale inglese: Leia Organa) minaccia Jabba the Hutt, che l’ha catturata: «Abbiamo amici potenti» (We have powerful friends). Lei stessa però non poteva immaginare quanto questa frase fosse vera: non sapeva che suo padre era in pratica il numero 2 dell’universo.