Archive for febbraio 2016

L’evoluzione del creazionismo

26 febbraio 2016

Il concetto di selezione naturale, alla base dell’evoluzionismo, è stato esteso (con notevoli modifiche, ma anche con un certo successo) ad ambiti diversi dalla biologia. Per esempio il libro L’estinzione dei tecnosauri, di Nicola Nosengo, racconta la storia delle tecnologie che «non ce l’hanno fatta» (come il rullino fotografico e il disco in vinile).
In ambito ideologico, l’analisi più sottile e paradossale l’ha portata avanti Nicholas Matzke, ricercatore della Australian National University, osservando l’atteggiamento dei creazionisti negli Stati Uniti nei confronti dei programmi scolastici.
A partire dagli anni Venti del Novecento il loro scopo era vietare l’insegnamento dell’evoluzionismo: una proibizione applicata in alcuni casi, ma dichiarata illegale una volta per tutte nel 1968. Di fronte a questo fallimento, hanno ripiegato sull’obiettivo di imporre l’affiancamento nei programmi scolastici del creazionismo (o della sua variante più recente, il “disegno intelligente”) all’evoluzionismo, come se fossero due teorie scientifiche paragonabili. Nel 2005 anche questa tattica è stata affossata dalla giustizia americana. Allora è iniziata la terza fase: cercare di screditare il darwinismo senza citare il creazionismo, e quindi senza presentarsi motivati da convinzioni religiose. Sono state usate varie strategie, e sono stati tirati in ballo altri temi scientifici di grande attualità (come il riscaldamento globale) e i loro sostenitori (a partire dalle industrie petrolifere).
Matzke si è concentrato sui disegni di legge antievoluzionisti proposti (e in alcuni casi adottati) durante questa terza fase. Analizzando i testi, ha evidenziato numerose parti copiate fra l’uno e l’altro e ha studiato le differenze, cioè le parti modificate. È riuscito così a ricostruire il loro “albero evolutivo”.
In pratica, con l’uso degli strumenti concettuali propri dell’evoluzionismo, ha mostrato «l’evoluzione delle politiche antievoluzionistiche».

Ops…!

11 febbraio 2016

Potenza della moda. Adesso hanno pensato anche al vino vegano. Viene da chiedersi: cosa vuol dire? In effetti non è chiaro: tutti i vini sono prodotti da materie prime vegetali, e quindi volendo sono tutti vegani.
I produttori di questo vino, di cui ho trovato notizia in rete, sostengono di aver escluso qualunque additivo di origine animale (gelatine, albumina, caseina). Ma anche questo vale sicuramente per molti altri vini.
Evidentemente loro puntano ad abbindolare i vegani convinti. Quelli che forse non apprezzeranno i consigli di abbinamenti sull’etichetta: “Ottimo con carni rosse e formaggi stagionati”.

Vino vegano

Sono gli zuccheri, dolcezza

1 febbraio 2016

Il lattosio è uno zucchero presente nel latte. Per digerirlo serve un enzima, la lattasi, che è presente nei bambini ma non sempre negli adulti. Anzi, di base la condizione “naturale” degli adulti è proprio l’intolleranza. Infatti la produzione di lattasi da parte degli adulti è un fenomeno recente: è frutto di una mutazione genetica risalente a circa 7000 anni fa, e legata probabilmente alla presenza di allevamenti di bovini e/o ovini. In alcuni popoli orientali (che in tempi antichi non praticavano l’allevamento), questa mutazione è quasi del tutto assente, mentre è presente al 97% nelle popolazioni dell’Europa settentrionale.
Per chi è intollerante al lattosio, alcuni produttori hanno messo in vendita confezioni di latte privo di questo zucchero. E il latte senza lattosio (e senza l’aggiunta di altri dolcificanti) ha comunque un sapore più dolce. Come mai?
Lo spiega molto bene qui la brava divulgatrice Monica Marelli.
Per rendere il latte digeribile da tutti, i produttori ci hanno aggiunto appunto la lattasi, che spezza il lattosio nelle sue componenti molecolari (glucosio e galattosio) facili da digerire per chiunque: in pratica lo digerisce preventivamente per chi non è in grado di farlo da solo. Sono proprio i due zuccheri semplici a dare al latte così ottenuto il sapore più dolce.