Archive for giugno 2011

Titoli (veri) di giornale / 2

29 giugno 2011

Yara strangolata, ma non c’è stata violenza

Titoli (veri) di giornale / 1

28 giugno 2011

Intercettazioni: vietate quelle illegali

La crusca e il crusco

23 giugno 2011

Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della crusca, ha dichiarato di volersi far chiamare “la presidente”, e sembra favorevole anche a dire “la ministra”, così come si dice “l’operaia”. È difficile opporsi di fronte a cotanta autorità, e in effetti il ragionamento non fa una piega.

Purtroppo la presidente, anche se sottolinea di non voler estendere il ragionamento a tappeto, non coglie l’occasione per ricordare la regola: il genere grammaticale non è necessariamente legato al genere biologico.
Altrimenti se io facessi il militare sarei “un recluto” o “un matricolo”. E se facessi la guida turistica dovrei diventare “un guida”, o addirittura “un guido” (!).
E guai a chiamare un bambino maschio “la creatura”!
E bisognerebbe dire “l’ornitorinca” anziché l’ornitorinco femmina?

Chi è l’untore?

22 giugno 2011

In autobus, in treno e in metropolitana cerco sempre di non toccare con le mani sedili e sostegni: chissà chi ci si è appoggiato prima…
Questa attenzione alla mia salute è costante, anche quando mi accorgo di avere io stesso un po’ di febbre o magari tossisco in continuazione. In questi casi però è più probabile che sia io a contagiare piuttosto che a essere contagiato! (Forse potrei raccontarmi che lo faccio per proteggere gli altri…).

A proposito di nucleare…

17 giugno 2011

Negli Stati Uniti capita che le centrali nucleari vengano premiate per la protezione dell’ambiente. Come spiega questo articolo, in realtà non è un vero paradosso.

Ancora sui referendum

14 giugno 2011

I referendum abrogativi sono a quanto pare una miniera di paradossi. Il primo di tutti, che non dipende dai calcoli elettorali né dal quorum, deriva direttamente dal fatto di essere abrogativi: per dire di sì al nucleare bisogna votare no, e viceversa, e così per le privatizzazioni, eccetera. Anche questo aspetto paradossale non si nota più, tanto è diventato consuetudinario; ormai se ne accorge (forse) solo chi deve organizzare le campagne pubblicitarie per una delle due parti.
Tempo fa lo aveva commnetato ironicamente Beppe Grillo, quando faceva (bene) il suo lavoro, cioè il comico: «I referendum abrogativi. Dove per dire sì devi votare no. E per dire no devi votare sì. Come uno che va a sposarsi e il prete dice: “La vuoi mandare a cagare?”. “No”. “E allora vi dichiaro marito e moglie”.».

Qui pro quorum

10 giugno 2011

L’istituto del referendum abrogativo in Italia è snaturato: non si fronteggiano più “sì” e “no”, ma “sì” e astensione. È un fatto talmente noto che non sembra neanche più paradossale.
Tutto è cominciato con il penoso esempio di Craxi nel 1991. In quel caso la strategia aveva fallito, ma il virus aveva attecchito (*).
Perfino la Chiesa, con un atteggiamento molto meschino che in teoria le si addice poco, ha fatto dichiaratamente propaganda per l’astensione in occasione dei referendum sulla procreazione assistita.
Qualche anno fa (e qui sta l’elemento più surreale) ho addirittura sentito dire a uno dei promotori: «Se passa l’astensione…».
Per una volta, il paradosso sarebbe facilmente risolvibile. Basterebbe eliminare il quorum: chi non va a votare implicitamente rimette il giudizio a chi invece alle une ci va. E se proprio qualcuno teme che “passino” troppi referendum, basterebbe aumentare il numero di firme da raccogliere per presentarlo (del resto, il famoso mezzo milione di firme, nell’Italia dell’immediato dopoguerra, era una percentuale consistente della popolazione totale).

(*) La stessa cosa è successa a livello politico: Craxi non è riuscito nel suo piano di prendere il potere assoluto e di mitridatizzare l’opinione pubblica, ma il suo erede ce l’ha fatta.

Il relativismo è senza alcun dubbio la cosa migliore al mondo!

7 giugno 2011

Più il papa attacca il relativismo, più verrebbe voglia di esaltarlo incondizionatamente (il relativismo, non il papa!) come unico rimedio contro l’assolutismo, l’estremismo e la violenza.

Forza Napoli!

5 giugno 2011

Scommesse? Mafia calcistica? Non sempre. A volte il risultato di una partita è prevedibile in anticipo, ma in base ad altri motivi.
Campionato di calcio di serie A 1989-1990, 33-esima (e penultima) giornata. Si gioca Bologna-Napoli. Il Napoli, il grande Napoli di Maradona, è lanciato verso il suo secondo scudetto. Il Bologna, ottavo in classifica, ha poche speranze di agganciare l’Atalanta al settimo posto. Per l’ottava classificata si potrebbe liberare un posto in Coppa Uefa, ma solo se si verifica una concomitanza di circostanze: il Napoli vince lo scudetto, la Sampdoria la Coppa delle Coppe, e il Milan la Coppa dei Campioni. Però il Napoli, tallonato proprio dal Milan, ha bisogno di vincere a Bologna…
Finisce 4-2 per il Napoli, e il Bologna va in Uefa grazie alla sconfitta interna.

Ribaltone

4 giugno 2011

L’umanità si divide in due: quelli che portano i pantaloni a righe e quelli che non li portano.
Ebbene, devo confessare che sono passato dall’altra parte: da qualche tempo porto dei pantaloni a righe. Sono un’altra persona.
La cosa incredibile non è stata il ribaltone improvviso di per sé, bensì il fatto di non essermene accorto: i pantaloni che mi sono comprato sono blu a righe blu, e io li ho portati per settimane convinto che fossero a tinta unita.
Così chiunque poteva vedere che io non ero lo stesso di prima, e solo io non lo sapevo!

Só se percebe pelo sotaque

1 giugno 2011

La mia insegnante di portoghese non è mai stata in Portogallo