Archive for dicembre 2018

La poesia degli ossimori

17 dicembre 2018

La poesia degli ossimori più famosa e paradigmatica (la traduzione è sotto)

Ballade des contre verites

Il n’est soing que quant on a fain,
Ne service que d’ennemy,
Ne maschier qu’ung botel de foing,
Ne fort guet que d’homme endormy,
Ne clemence que felonnie,
N’asseurence que de peureux,
Ne foy que d’homme qui regnie,
Ne bien conseillé qu’amoureux.

Il n’est engendrement qu’en boing,
Ne bon bruit que d’homme banny,
Ne ris qu’après ung coup de poing,
Ne lotz que debtes mettre en ny,
Ne vraye amour qu’en flaterie,
N’encontre que de maleureux,
Ne vray rapport que menterie,
Ne bien conseillé qu’amoureux.

Ne tel repos que vivre en soing,
N’honneur porter que dire : « Fi ! »,
Ne soy vanter que de faulx coing,
Ne santé que d’homme bouffy,
Ne hault vouloir que couardie,
Ne conseil que de furieux,
Ne doulceur qu’en femme estourdie,
Ne bien conseillé qu’amoureux.

Voulez vous que verté vous die?
Il n’est jouer qu’en maladie,
Lettre vraye que tragédie,
Lasche homme que chevalereux,
Orrible son que melodie,
Ne bien conseillé qu’amoureux.

(François Villon)


Ballata delle controverità

Non c’è vigore che avendo fame,
né buon servigio che di nemico,
né masticare che un po’ di strame,
né buona guardia che di assopito,
né clemenza che di prepotente,
né sicurezza che di vigliacco,
né fede che di miscredente,
né saggezza che d’innamorato.

Né bel generare che in postribolo,
né buon nome che d’uomo bandito,
né riso che dopo un pugno in viso,
né stima che a negare un debito,
né amor vero che nell’adulazione,
né buon incontro che a scalognato,
né stretto vincolo che finzione,
né saggezza che d’innamorato.

Né riposo che vivendo in ansia,
né buon saluto che dire: «Crepa!»,
né vanto che di falsa moneta,
né salute che in gonfia pancia,
né grande audacia che codardia,
né buon senno che in forsennato,
né dolcezza che in donna stupida,
né saggezza che d’innamorato.

Verità chi udirla da me vuole?
Il piacer non è che in malattia,
La storia vera, che nelle fole,
L’uomo vile, che il prode soldato,
Orrendo suono, che melodia,
Né saggezza che d’innamorato.

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Il cavallo di Grecia

6 dicembre 2018

Sul cavallo di Troia Omero (o chi per lui) non ce la racconta giusta. Com’è possibile che in una città gloriosa come Troia tutti gli abitanti (tranne uno) trovassero normale che i greci avessero levato l’assedio da un giorno all’altro? E anche ammesso che l’avessero fatto, che bisogno avevano di lasciare al loro posto un enorme cavallo di legno? E possibile che non si erano accorti di niente mentre lo stavano costruendo? E soprattutto, perché portarlo in città? (Sarebbe stato più logico da parte troiana distruggere il cavallo, o almeno proporre di farlo, come succede in un film parodistico dove i troiani urlano “Bruciamolo!” e i greci stipati dentro il cavallo si girano verso Ulisse, presente anche lui all’interno, guardandolo malissimo) (*).

E com’è possibile che, trasportandolo, non si accorgessero che era cavo e un po’ sferragliante? E, a monte di tutto ciò, com’è possibile che Ulisse avesse previsto un comportamento così miope e scellerato? E poi, perché un cavallo? (**).

Gli interrogativi sono tanti. Probabilmente non sapremo mai se c’è stato un episodio storico all’origine del mito, e, nel caso, quale. Fatto sta che ancora oggi si usa l’espressione “cavallo di Troia” per indicare uno stratagemma con il quale si introduce una testa di ponte all’interno del territorio nemico per espugnarlo. La metafora è usata anche in ambito informatico, dove un “trojan horse” (***) è un malware che si inserisce nel computer di un utente con la sua involontaria collaborazione.


Come spesso succede, poi, l’espressione di due parole viene ridotta per brevità alla prima, e il software subdolo viene chiamato anche in italiano “un trojan” (cioè un troiano). Come se a introdursi dentro le mura di Troia fosse stato un troiano, come se i troiani fossero stati gli autori e non le vittime del tranello! Sarebbe più sensato semmai chiamarlo “un greek”.

(*) Non riesco a ricordami qual è il film: qualcuno mi può aiutare?

(**) Alcuni studi recenti sostengono non trattarsi di un cavallo bensì di una nave, ma questa teoria sposta solo il problema, non lo risolve.

(***) Altro mistero: perché in inglese l’aggettivo relativo alla città di “Troy” è “trojan” e non “troyan”?