Archive for the ‘Vita quotidiana’ Category

La città più bella del mondo

10 aprile 2019

A chi sostiene che Roma è la città più bella del mondo è difficile ribattere: la città eterna raccoglie una quantità di bellezze artistiche e di ricchezze storiche e archeologiche – in buona parte sconosciute ai più – praticamente inesauribile e senza paragoni al mondo.

Chi afferma che anche la qualità della vita a Roma non ha rivali, è senza dubbio qualcuno che non deve muoversi per la città se non per brevi tragitti a piedi: qualcuno che non ha mai preso la macchina per sobbalzare a ogni buca e ritrovarsi prima o poi in uno degli innumerevoli ingorghi quotidiani; qualcuno che non ha mai aspettato tre quarti d’ora un autobus per poi vederlo arrivare strapieno, salirci a fatica, essere bistrattato dall’autista interpellato per qualsiasi motivo ed essere sballottato (nei pochi momenti senza imbottigliamenti) dalla guida spericolata, rischiando contusioni se non fratture; qualcuno che non ha mai atteso 20 minuti la metropolitana più inadeguata d’Europa (3,5 linee per quasi 3 milioni di abitanti, con numerosi quartieri completamente sprovvisti) in una stazione dove piove dentro, per poi entrare in una carrozza sporca e maleodorante; qualcuno che non ha mai preso un taxi guidato da un tassista fascista e razzista, dopo aver faticato per prenotarlo (l’unico modo del resto per avere una chance di trovarne uno).

Suona dunque come un amaro ossimoro il nome che il Comune di Roma ha scelto per il proprio sito web dedicato ai trasporti: “Muoversi a Roma”.

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Primum non nocere

1 marzo 2019

… quelle volte che ti va di traverso lo sciroppo per la tosse e prendi a tossire furiosamente…

Ricchi e poveri

23 novembre 2018

«Di che colore è la tua macchina? Come, non ce l’hai? Ma allora sei proprio uno sficato!» (o uno sfigato, nella versione settentrionale). È una frase che non pochi ragazzi italiani ed europei si sono sentiti dire nella seconda metà del Novecento, specialmente a partire dagli anni Sessanta, quando l’automobile era diventata il classicissimo status symbol. Ecco invece una possibile versione attuale: «Non hai la macchina? Interessante, racconta!»: nelle zone socialmente più evolute d’Europa come l’Olanda, la Germania e la Svizzera, è di tendenza andare in bicicletta. La macchina è considerata volgare e antiecologica: ormai è il sogno dei popoli di più recente industrializzazione come i cinesi – quelli che negli anni Settanta andavano in bicicletta.

Non è solo una questione di trasporti. «Il digital divide riguardava l’accesso alla tecnologia, e adesso che tutti ce l’hanno, il nuovo digital divide è limitare l’accesso alla tecnologia. Quello che può succedere ora è che i figli dei più poveri e del ceto medio cresceranno con gli schermi, mentre i figli dell’elite di Silicon Valley torneranno ai giocattoli di legno e al lusso delle interazioni umane»: lo racconta l’ex direttore di Wired Chris Anderson, citato da Forbes.

Ma tutto è cominciato col cibo: negli Stati Uniti l’obesità da junk-food è una piaga soprattutto negli Stati più poveri, tra gli afroamericani e gli ispanici, mentre le classi elevate di New York e della California si possono permettere il lusso di una dieta salutare e dell’attività fisica (magari con un personal trainer).


In generale, nei Paesi occidentali, quando una persona si china a fare l’elemosina a un’altra, è molto probabile che la più magra delle due sia la prima. Del resto, anche nei telegiornali italiani è più facile vedere un eccesso di peso in una casalinga di Secondigliano che in una manager milanese: non ci vuole molto a immaginare quale delle due vada più spesso dal dietologo. E qui il paradosso sociale raggiunge l’estremo con una battuta che gira in rete: «Cosa direbbe mia nonna se sapesse che spendo più per dimagrire che per mangiare?».

Piccoli vichinghi e piccole vichinghe

15 novembre 2018

I vichinghi (uomini e donne) dovevano essere fisicamente molto simili agli islandesi di oggi, anche se per come si presentavano avevano probabilmente un aspetto molto più minaccioso (c’erano anche le donne guerriere). I bambini, invece, loro sì che erano veramente bambolotti biondi come li vediamo oggi.


I genitori però non si facevano conquistare da tanta tenerezza, e se un bambino era debole o cagionevole veniva abbandonato senza troppi rimorsi – tipica usanza delle società primitive molto militarizzate.

Oggi invece gli islandesi, oltre a essere notoriamente pacifici – il che conferma che le usanze di un popolo sono culturali e non genetiche – sono anche molto attenti all’educazione dei bambini (maschi e femmine). Uno degli esperimenti più innovativi (e più discussi) è quello dell’educatrice femminista Margrét Pála Ólafsdóttir, che sostiene il principio delle classi separate negli asili. La motivazione è che, quando stanno tutti insieme, i bambini sono più aggressivi e tendono ad adottare comportamenti considerati “maschili”, come urlare, fare chiasso, correre qua e là, saltare, e in generale prendere l’iniziativa ed essere indipendenti; le bambine, viceversa, tendono a evitare questi atteggiamenti. La Ólafsdóttir vuole che anche le bambine si concedano di essere scalmanate, e pensa che il modo migliore è separarle dai bambini. E può essere che abbia ragione.

Ma che fare per un bambino (maschio) dal carattere più introverso e tranquillo, come ce ne sono tanti? Non ha diritto anche lui a uno spazio dove esprimere la sua vivacità, senza essere penalizzato dalla presenza dei compagni iperattivi? Oppure in quanto maschio è tenuto a confrontarsi con gli altri maschi, come se fosse una competizione sportiva? O lo mandiamo direttamente nella classe femminile? O forse, più coerentemente, bisognerebbe fare classi separate a seconda del livello di vivacità e introversione?

Ma il ragionamento può andare oltre. Perché limitarsi agli asili? Anzi, a maggior ragione bisognerebbe separare ragazzi e ragazze quando iniziano a essere fisicamente molto diversi e ad avere esigenze e comportamenti diversi, anziché all’asilo dove sono molto simili. Vogliamo le scuole separate, come nell’Ottocento! È questo il femminismo?

In extremis

1 ottobre 2018

(Grazie a Giulia Emanuele per lo spunto)

Divorzio all’americana

3 agosto 2018

I motivi per cui ci si sposa possono essere tanti. Secondo un sondaggio di qualche anno fa, uno dei più diffusi (e più squallidi) fra le neospose era “non restare isolata dalle mie amiche che si sono tutte sposate”. Spesso poi il motivo è di convenienza economica, di uno dei due coniugi o anche di entrambi.

Sono vari anche i motivi per cui ci si separa: da quelli seri come i litigi o peggio le violenze in famiglia, a quelli più futili come il russare. Per il divorzio le ragioni economiche agiscono spesso come freno: capita che una coppia resti unita solo per convenienza. Adesso però si è aggiunto all’elenco un caso in cui, viceversa, il divorzio potrebbe essere una soluzione economica – forse l’unica possibile – per entrambi i genitori. Sarebbe da ridere, se non fosse una storia tristissima.

Jake e Maria sono felicemente sposati da nove anni, con due bambine. Purtroppo per loro, la figlia maggiore soffre di una rara malattia genetica, la sindrome di Wolf-Hirschhorn. E, purtroppo per loro, vivono negli Stati Uniti, dove i mezzi non mancano ma la sanità è iniqua. La malattia, causata da un difetto cromosomico, comporta conseguenze gravi e meno gravi, fra cui ritardo mentale, microcefalia, strabismo, labbro leporino e asimmetria del cranio: in breve, la bambina non è autosufficiente e ha bisogno di assistenza specializzata continua.

Jake ha un’assicurazione sanitaria privata, che però non basta a coprire le spese, e deve aggiungere di tasca sua circa 15.000 dollari all’anno: troppi, per uno stipendio di 40.000 dollari che deve mantenere tutta la famiglia. Se quindi da un lato Jake è troppo povero per tirare avanti, dall’altro paradossalmente è troppo ricco: il suo reddito lo esclude dall’accesso al Medicaid, l’assicurazione pubblica che l’ex-presidente Obama era riuscito a introdurre negli Stati Uniti con una decisione storica. A causa delle forti opposizioni politiche, infatti, l’assicurazione è stata limitata solo alle famiglie veramente indigenti. E qui arriva la decisione ancora più paradossale. In caso di divorzio, Maria diventerebbe una madre single senza reddito, e potrebbe richiedere sicuramente il Medicaid. I due stanno valutando seriamente l’idea, e sostengono di conoscere altre coppie in procinto di fare la stessa cosa. In America potrebbe diventare normale separarsi per il bene dei figli.

Come trovare la felicità

16 aprile 2018

(Grazie a Luigi Civalleri per la segnalazione)

 

La cosa più preziosa

4 aprile 2018

Ai tempi della corsa agli armamenti qualcuno faceva notare un triste paradosso: le armi, nate con lo scopo di difendere quello che uno possiede, erano diventate una spesa eccessiva proprio in rapporto alla ricchezza che avrebbero dovuto difendere.
Allo stesso modo, c’è chi per paura dei ladri spende cifre che magari non potrebbe permettersi: si può arrivare al punto che i sistemi di protezione siano la cosa più costosa di una casa.

Ma può capitare anche che i ladri lo sappiano, e questo può rendere la vicenda ancora più paradossale. È successo a Latina: il proprietario di una villetta aveva comprato un cancello da 7000 euro per il parcheggio.

Un giorno ha scoperto di essere stato derubato da ignoti che, tralasciando le biciclette e il camper presenti nel parcheggio, hanno trafugato proprio il cancello.

Sì, forse c’è ancora da migliorare

6 dicembre 2017

«Con riferimento alla normativa già in essere avente per oggetto i rapporti tra intermediari e clientela, il mondo bancario ha la piena consapevolezza che sussistano ancora significativi spazi di intervento sul piano sia della normativa primaria sia secondaria per dare nuovo impulso all’opera di semplificazione in Italia e in Europa»
(Associazione bancaria italiana)

 

Piezz’e core

10 novembre 2017

Quando un anziano trasloca in una casa di riposo, la sua speranza è che i parenti lo vadano a trovare spesso. Il sogno che neanche osa formulare è che qualcuno di loro addirittura si stabilisca lì con lui. È senz’altro un’eventualità rara, ma è proprio quello che è successo al fortunato Tom Keating di Liverpool, di 80 anni: si è trasferita da lui, per accudirlo e fargli compagnia, sua mamma Ada (anni 98).

 

Sexy = sexist?

12 giugno 2017

Sembrava che la liberazione sessuale e il femminismo ci avessero definitivamente traghettato dal pudore veterocattolico a un’epoca più serena e con meno vincoli, con il diritto per tutti di disporre del proprio corpo.
Ora purtroppo arriva la controtendenza. E non arriva dal risorgere degli integralismi religiosi, ma da dove meno te l’aspetti.

Scelgo l’esempio più recente e sintomatico, non certo l’unico o il più importante: le proteste contro la pubblicità di una linea di biancheria. Il motivo: si mostra una bellissima modella in reggiseno. Nella pubblicità di un reggiseno, pazzesco!

Di fronte a un tale scandalo c’è addirittura chi chiede una legge contro le pubblicità sessiste. Giusto, dobbiamo proibire di mostrare i reggiseni. Per pubblicizzarli andrà benissimo far vedere l’immagine di un cibo per gatti, di una bicicletta o di una vernice industriale.

Ma a quanto pare c’è di peggio: il sessismo più grave non sta tanto nel reggiseno in sé, bensì nella scelta di una modella dal fisico statuario, che non corrisponde alle “donne reali” (come se fossero tutte uguali). «Anche questa è violenza», sostengono le ultrafemministe. Giusto anche questo, bisognava fare la campagna pubblicitaria con una modella vecchia e grassa. E – per equità – le pubblicità di jeans da uomo con un modello anche lui rugoso e con una grossa pancia debordante.

Già oggi negli Stati Uniti sono arrivati alla follia di proibire di portare in spiaggia bambine indecentemente abbigliate solo con gli slip (ok, tecnicamente è un topless, ma lo è anche per i bambini maschi). Dobbiamo aspettarci che domani in Europa sarà vietato girare in minigonna? Sarà il femminismo a imporci il burqa?

Però non cyber

29 maggio 2017

Devo confessare che, nella mia ignoranza in materia di televisione, fino alla settimana scorsa conoscevo un solo Paolo Ruffini, il matematico. Sono venuto a sapere dell’esistenza dell’attore omonimo leggendo un articolo su Wired. Chiamato come ospite speciale a un evento organizzato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca contro il cyberbullismo, Ruffini ha pensato bene di rivolgersi al pubblico di studenti nel modo più diretto e spigliato possibile, per non annoiarli. A quanto pare però ha esagerato con le parolacce, arrivando a sfottere e insultare proprio gli studenti. Insomma, ha fatto il bullo.

Genitori virtuali

5 gennaio 2017

Nel 2009 i sudcoreani Kim Jae-beom e Kim Yun-jeong sono stati arrestati per l’omicidio colposo della loro figlioletta di tre mesi Sa-rang, lasciata morire di fame mentre i genitori passavano tutto il loro tempo su internet, giorno e notte. In una sentenza che ha fatto epoca e ha suscitato aspre polemiche non solo in Corea, i due se la sono cavata con una pena molto lieve: due anni di prigione. La tesi della difesa – accolta dal giudice – chiedeva l’attenuante di una grave dipendenza da internet, paragonabile a quella da droghe pesanti.

Come si è poi scoperto, il gioco di ruolo fantasy in 3D che catturava tutta l’attenzione dei genitori snaturati era Prius Online, in cui pare che un aspetto centrale sia prendersi cura di un bambino virtuale.

prius

Crisi d’identità

12 ottobre 2016

La scena: Un ufficio comunale

Gli attori: Un impiegato, un cittadino


Cittadino
: Sono qui per avere una carta d’identità

Impiegato: Ha con sé quella vecchia o il passaporto?

Cittadino: No

Impiegato: In questo caso deve presentarsi con un testimone che attesti la sua identità

Cittadino: Ma io ho fretta, ho bisogno della carta d’identità!

Impiegato: Mi dispiace, non posso aiutarla

(Il cittadino inizia a scaldarsi, sbraita, urla sempre più forte)

Impiegato: La prego, la smetta, altrimenti sarò costretto a chiamare i carabinieri e farla identificare!

(Grazie ad Andrea per la segnalazione)

Miracolo al contrario

31 agosto 2016

La giovane Adele (il nome è di fantasia) è andata in pellegrinaggio a Lourdes; non aveva particolari problemi di salute, desiderava solo approfondire il suo percorso spirituale. Solo che il clima (in senso strettamente meteorologico) non era ideale, con forti sbalzi termici, per non parlare dell’acqua gelata delle piscine. Morale: la ragazza è partita sana ed è tornata malata.

Fare le ore grandi

8 luglio 2016

Secondo il dizionario Garzanti, “After-hours” è un «ritrovo di giovani che comincia alle prime ore del mattino, in genere dopo la chiusura delle discoteche, per continuare a ballare musica di un unico genere elettronico; locale che ospita questi ritrovi».
In teoria, è il trionfo dei nottambuli, di quelli che vogliono tirare sempre più tardi.
In pratica, negli anni Novanta (il periodo d’oro degli after-hours, credo), molti amanti delle notti estreme andavano prima a dormire, e poi si svegliavano prima dell’alba per cominciare la giornata. Cioè seguivano più o meno gli orari dei monaci più ascetici.

rave-party

Risvegli

22 marzo 2016

Uno sta cercando di dormire pacificamente in treno, nonostante la scomodità delle poltroncine. Allunga le gambe come può, facendo attenzione a non disturbare troppo il dirimpettaio che sta cercando di dormire anche lui. Finalmente un dolce sopore, un accenno di visioni oniriche.

Dormire in treno

E poi il brusco ritorno alla realtà: l’annuncio a tutto volume di Trenitalia che invita ad abbassare le suonerie dei cellulari per non disturbare gli altri viaggiatori.

Ops…!

11 febbraio 2016

Potenza della moda. Adesso hanno pensato anche al vino vegano. Viene da chiedersi: cosa vuol dire? In effetti non è chiaro: tutti i vini sono prodotti da materie prime vegetali, e quindi volendo sono tutti vegani.
I produttori di questo vino, di cui ho trovato notizia in rete, sostengono di aver escluso qualunque additivo di origine animale (gelatine, albumina, caseina). Ma anche questo vale sicuramente per molti altri vini.
Evidentemente loro puntano ad abbindolare i vegani convinti. Quelli che forse non apprezzeranno i consigli di abbinamenti sull’etichetta: “Ottimo con carni rosse e formaggi stagionati”.

Vino vegano

Al morto, al morto!

12 gennaio 2016

Il caso più frequente, in Italia, è quello di Monica Vitti: quasi una volta all’anno (se non di più) esce su qualche sito internet la notizia che è morta, e subito viene ripresa sui social network per poi essere smentita.
Ma succede spesso con molti personaggi famosi, tanto che la gente tende a credere sempre meno a quello che legge in rete. Ed è un bene; anzi, magari ci fosse molto più scetticismo! Ci sarebbero meno sprovveduti che dubitano dei vaccini e credono alle scie chimiche.
Solo che adesso, secondo l’effetto “Al lupo, al lupo!”, quando viene annunciata la morte di qualche celebrità, nasce subito il sospetto che sia una bufala.
Così è successo anche per David Bowie: appena ha iniziato a girare la triste notizia, subito in rete si è diffusa la voce che fosse infondata. Solo che stavolta lui, povero, era morto sul serio.
Come ha notato qualcuno, siamo passati dal prendere per buone le bufale al prendere per bufale le notizie vere.

Al lupo al lupo

La solitudine è contagiosa

8 gennaio 2016

Le epidemie non sono solo di origine virale o batterica. Si parla per esempio di epidemia di obesità.
Anche le emozioni notoriamente possono essere contagiose: un amico che ride spesso ti induce a ridere a tua volta.
La solitudine non fa eccezione. Il problema è il mezzo del contagio: come fa uno a contagiarti se sta da solo? In effetti, secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology, non è la solitudine che si trasmette da una persona a un’altra, ma la sensazione di essere soli: è risultato che se uno dei tuoi amici tende a sentirsi solo, anche tu ti sentirai solo più spesso della media, e quindi anche più solo di quanto saresti senza quell’amico.
In pratica, più amici hai più corri il rischio di sentirti solo.