Archive for the ‘Vita quotidiana’ Category

I paradossi del coronavirus / 5

19 maggio 2020

Dopo la chiusura di buona parte delle attività produttive da parte del governo Conte, in tutta Europa l’espressione “misure all’italiana” non significa più blande, all’acqua di rose o peggio raffazzonate, ma provvedimenti draconiani (grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione).
E questo post potrebbe finire qui (sperando che la riapertura non porti a una recrudescenza dell’epidemia).

In compenso alcuni politici italiani si sono dimostrati all’altezza della loro fama. Quando Virginia Raggi ha invitato i romani a stare a casa, lo ha fatto con un tweet corredato da una foto di lei… in un parco.


Analogo nei contenuti l’appello da parte della parlamentare grillina Rosalba De Giorgi, ma diverso nella location: la sua automobile.


Anche i normali cittadini del resto non sempre hanno dato prova di comportamenti razionali: poco prima del confinamento, in fase di epidemia conclamata, si riversavano sulle piste da sci, con pericolosi affollamenti, mentre gli agriturismi avevano registrato un calo delle presenze fino al 50%, con tutto che le campagne – dove la densità abitativa è molto bassa – erano le zone più sicure da frequentare.

Ma non sono solo i singoli turisti a prendere decisioni irrazionali. La più assurda è stata quella del governo austriaco, che nel pieno dell’emergenza ha invitato i propri concittadini in Italia a tornare urgentemente in Austria: il modo migliore per importare il virus! Altre volte i rapporti internazionali fra Paesi confinanti hanno visto invertirsi curiosamene le parti: la Turchia ha chiuso i confini con l’Unione Europea, e pare che il Messico abbia preso in considerazione l’idea di chiudere quello con gli Stati Uniti.

A proposito di Stati Uniti: sono state registrate lunghe code non ai supermercati ma nei negozi di armi. Un fenomeno che ha destato molta preoccupazione, tanto che il sindaco di Baltimora, Bernard Jack Young, ha invitato la popolazione a evitare «situazioni inutili e dannose come le sparatorie». Motivazione: «In questo momento ogni ospedale e ogni pronto soccorso devono essere impegnati esclusivamente nella lotta al coronavirus».

Fra i politici di tutto il mondo, quello che si aggiudica la palma del paradosso più amaro nella lotta al coronavirus è naturalmente il tristo presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che si è detto contrario alle strategie di isolamento chiamandole “la politica della terra bruciata”: oltre a essere un comportamento spaventosamente irresponsabile nei confronti della popolazione, suona anche tragicamente grottesco considerato che l’espressione viene pronunciata dal più grande difensore di chi appicca gli incendi nella foresta amazzonica.

Si è segnalato anche il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana: per celebrare l’inaugurazione del nuovo ospedale della Fiera di Milano costruito a tempo di record proprio in occasione della pandemia e presentato come «il simbolo della battaglia vinta contro il coronavirus», ha imbastito una cerimonia pericolosamente affollata. Un caso simile si era verificato in precedenza a Bergamo, epicentro dell’epidemia in Italia, dove era stato organizzato un incontro con tutti i sindaci della provincia per fare il punto sul contagio, ma il loro affollamento ha aumentato i rischi di contagio.

La maggior parte delle volte invece la paura del contagio ha spinto le autorità ad annullare eventi anche di grande importanza (come le Olimpiadi). Nella Svizzera italiana uno di questi era la giornata del malato, prevista in origine per il primo marzo. Paradosso ancora più plateale: a causa del coronavirus sono stati annullati convegni sul coronavirus. È successo per esempio a Vigevano (Pavia) e più recentemente a New York.

Il record però spetta probabilmente alla Francia, che per ridurre i rischi ha chiuso il santuario di Lourdes per la prima volta nella storia: una speranza di guarigione in meno per i malati di coronavirus di tutto il mondo. Restando in ambito religioso, ha fatto notizia la vicenda del rabbino israeliano Yaakov Litzman: dalla sua poltrona di ministro della Salute (!) ha dichiarato che il coronavirus è una punizione per gli omosessuali (e perché non per gli assassini, già che c’era?). Paradosso nel paradosso: qualche settimana dopo lui stesso è stato trovato positivo al tampone. Forse il rabbino pensa che l’ira divina si abbatte indiscriminatamente, e che lui paga per i peccati degli altri, come una sorta di moderno agnello di Dio? O dobbiamo forse prenderlo come un caso estremo di coming out?

I paradossi del coronavirus / 4

20 aprile 2020

I paradossi del coronavirus / 3 – Quando uno è paologico di natura

16 aprile 2020

Da quando tutti hanno iniziato a raccomandare di lavarsi spesso le mani per limitare il contagio da coronavirus, mi sono accorto che in media lo faccio meno di prima. Non perché sia un incosciente: al contrario. È che sono sempre stato uno di quei maniaci fissati con il contatto fisico e la pulizia delle mani. Adesso però, nonostante gli otto lavaggi dopo la spesa settimanale, stando a casa le occasioni di necessità sono molto ridotte.

Molti consigliano di impiegare utilmente il periodo dell’isolamento per leggere di più. In realtà io da quando sto sempre a casa leggo meno libri di prima. Ho sentito dire che capita anche ad altri, per vari motivi psicologici. Nel caso mio però la spiegazione è più concreta: in genere, a parte la sera, gli unici momenti che dedicavo alla lettura erano quelli passati sui mezzi pubblici e durante la loro attesa.

Di solito non ho l’abitudine di andare fuori a Pasquetta, anzi, spesso approfitto della giornata di vacanza per starmene a casa in pace tutto il giorno (anche perché notoriamente a il tempo è sempre brutto). Quest’anno invece, per necessità, mi sono spinto fino al cassonetto. Così eccezionalmente anch’io ho fatto la mia gita fuori porta di casa.

Contenitori e contenuti

9 aprile 2020

Alcune zone dell’Italia meridionale si distinguono a livello nazionale per quanto riguarda la raccolta differenziata, con la maggior parte della popolazione che segue le indicazioni e getta la spazzatura nei diversi cassonetti, e le aziende di nettezza urbana che li svuotano regolarmente. In altre aree, purtroppo, le cose non vanno altrettanto bene, con discariche abusive a cielo aperto colme di rifiuti inquinanti. È il caso di Monopoli, in Puglia, dove è stata segnalata una discarica di… cassonetti.

I paradossi del coronavirus / 2 – Italia-Cina

24 marzo 2020

Chi volesse sfogliare oggi i giornali di qualche settimana fa, troverebbe molte notizie sulla paura degli italiani di essere contagiati dagli orientali (in maniera indiscriminata, dato che notoriamente la maggior parte di noi non distingue i popoli asiatici fra di loro), battute sul cinese con la tosse in affitto, dati sul crollo delle presenze nei ristoranti cinesi. E già qui c’era qualche paradosso: abbiamo iniziato a indossare le mascherine e subito abbiamo scoperto che le fabbricano a Wuhan (questo non vuol dire che fossero poco sicure o peggio infette, ma l’aspetto paradossale è evidente).


Da quando il virus ha iniziato a diffondersi velocemente in Italia, i paradossi sono aumentati a un ritmo altrettanto rapido. La Cina ha imposto la quarantena a tutti i viaggiatori provenienti dall’Italia, considerata una zona a rischio. In compenso i cinesi hanno avviato una raccolta di fondi per aiutare l’Italia ad affrontare l’emergenza, mentre la comunità cinese in Italia ha donato uno stock di mascherine alla regione Lombardia e un altro alla città di Gorizia.

Sull’asse Italia-Cina sono molte le realtà economiche caratterizzate da situazioni paradossali. L’azienda Mta, specializzata nella produzione di congegni elettronici, ha chiuso la fabbrica di Codogno ma non la filiale di Shanghai. Prima ancora della chiusura dei locali decisa dal governo Conte, a Roma uno dei più famosi ristoranti cinesi aveva dichiarato la chiusura fino alla fine di aprile: è vero, la clientela era in contrazione, ma il problema vero era il timore dei dipendenti di essere contagiati dagli italiani. Saracinesche abbassate per lo stesso motivo anche nei negozi cinesi di varie città, come Milano e Tortona, in Piemonte. Stessa misura anche a Palermo, per paura dei turisti provenienti dall’Italia del Nord. Chissà se la stessa inversione delle parti si verificherà anche fra l’Italia e gli altri paesi occidentali.

TYXH

6 febbraio 2020

È purtroppo una storia vera, ma sembra quasi un intreccio da tragedia greca. Come se il Fato avesse stabilito che Denis sarebbe morto quella sera su quella strada di provincia.
Quando il giovane perde il controllo della sua vettura e si schianta contro un albero, la sua sorte sembra segnata. Invece no. L’automobile è semidistrutta ma lui è praticamente illeso, e riesce a uscire da solo dalle lamiere. Pericolo scampato?

Secondo atto. Un camionista vede la macchina accartocciata e si ferma a prestare soccorso. Chiama l’ambulanza, poi parla con Denis che gli dice di stare bene. A quel punto si rende conto che la sua presenza lì non è più necessaria e si rimette in moto. È tranquillo, ha fatto il suo dovere.

Terzo atto. Poco dopo sente uno strano rumore provenire da fuori. Si ferma di nuovo e scende a controllare. Il povero Denis era lì per terra, sotto il camion che si era fermato per salvarlo e che invece, ripartendo, l’ha agganciato e ucciso.

Sparare sugli spazzaneve

30 gennaio 2020

A volte le situazioni paradossali sono così appariscenti che sembra quasi ingeneroso riportarle qui, un po’ come sparare sulla Croce Rossa (in questo caso sugli spazzaneve).
D’altra parte, sarebbe un peccato tacerle.
Il Centro Fondo Carlomagno è un complesso per lo sci di fondo sulla Sila, in Calabria, a 1500 metri di quota. È uno dei maggiori del Centro-sud ed è anche il più meridionale d’Europa: si potrebbe pensare che il rischio sia la scarsità di neve. Errore. A gennaio il centro è rimasto chiuso per alcuni giorni a causa della troppa neve che bloccava l’unica strada di accesso, senza che nessuno sapesse chi aveva l’incarico di rimuoverla.

Senza parole

17 dicembre 2019


(Grazie a Elena Tosato per la segnalazione)

Balla coi loop

23 aprile 2019

Homer Simpson, sentendo citare i nativi americani, pensa che ci si riferisca a lui, perché è nato in America.
Fa ridere, eppure siamo abituati a chiamare nativi digitali non i primi abitanti dell’informatica, cioè gli ingegneri e i nerd, ormai un po’ attempati, che sanno com’è fatto un computer, che hanno visto nascere la rete e anzi l’hanno fatta loro. Al contrario, chiamiamo nativi digitali gli adolescenti smartphone-dipendenti, che sono in realtà la generazione degli invasori, i visi pallidi che ormai hanno il controllo del territorio, gli Homer Simpson dell’informatica.



(Grazie a Maurizio Codogno per la segnalazione)

La città più bella del mondo

10 aprile 2019

A chi sostiene che Roma è la città più bella del mondo è difficile ribattere: la città eterna raccoglie una quantità di bellezze artistiche e di ricchezze storiche e archeologiche – in buona parte sconosciute ai più – praticamente inesauribile e senza paragoni al mondo.

Chi afferma che anche la qualità della vita a Roma non ha rivali, è senza dubbio qualcuno che non deve muoversi per la città se non per brevi tragitti a piedi: qualcuno che non ha mai preso la macchina per sobbalzare a ogni buca e ritrovarsi prima o poi in uno degli innumerevoli ingorghi quotidiani; qualcuno che non ha mai aspettato tre quarti d’ora un autobus per poi vederlo arrivare strapieno, salirci a fatica, essere bistrattato dall’autista interpellato per qualsiasi motivo ed essere sballottato (nei pochi momenti senza imbottigliamenti) dalla guida spericolata, rischiando contusioni se non fratture; qualcuno che non ha mai atteso 20 minuti la metropolitana più inadeguata d’Europa (3,5 linee per quasi 3 milioni di abitanti, con numerosi quartieri completamente sprovvisti) in una stazione dove piove dentro, per poi entrare in una carrozza sporca e maleodorante; qualcuno che non ha mai preso un taxi guidato da un tassista fascista e razzista, dopo aver faticato per prenotarlo (l’unico modo del resto per avere una chance di trovarne uno).

Suona dunque come un amaro ossimoro il nome che il Comune di Roma ha scelto per il proprio sito web dedicato ai trasporti: “Muoversi a Roma”.

Primum non nocere

1 marzo 2019

… quelle volte che ti va di traverso lo sciroppo per la tosse e prendi a tossire furiosamente…

Ricchi e poveri

23 novembre 2018

«Di che colore è la tua macchina? Come, non ce l’hai? Ma allora sei proprio uno sficato!» (o uno sfigato, nella versione settentrionale). È una frase che non pochi ragazzi italiani ed europei si sono sentiti dire nella seconda metà del Novecento, specialmente a partire dagli anni Sessanta, quando l’automobile era diventata il classicissimo status symbol. Ecco invece una possibile versione attuale: «Non hai la macchina? Interessante, racconta!»: nelle zone socialmente più evolute d’Europa come l’Olanda, la Germania e la Svizzera, è di tendenza andare in bicicletta. La macchina è considerata volgare e antiecologica: ormai è il sogno dei popoli di più recente industrializzazione come i cinesi – quelli che negli anni Settanta andavano in bicicletta.

Non è solo una questione di trasporti. «Il digital divide riguardava l’accesso alla tecnologia, e adesso che tutti ce l’hanno, il nuovo digital divide è limitare l’accesso alla tecnologia. Quello che può succedere ora è che i figli dei più poveri e del ceto medio cresceranno con gli schermi, mentre i figli dell’elite di Silicon Valley torneranno ai giocattoli di legno e al lusso delle interazioni umane»: lo racconta l’ex direttore di Wired Chris Anderson, citato da Forbes.

Ma tutto è cominciato col cibo: negli Stati Uniti l’obesità da junk-food è una piaga soprattutto negli Stati più poveri, tra gli afroamericani e gli ispanici, mentre le classi elevate di New York e della California si possono permettere il lusso di una dieta salutare e dell’attività fisica (magari con un personal trainer).


In generale, nei Paesi occidentali, quando una persona si china a fare l’elemosina a un’altra, è molto probabile che la più magra delle due sia la prima. Del resto, anche nei telegiornali italiani è più facile vedere un eccesso di peso in una casalinga di Secondigliano che in una manager milanese: non ci vuole molto a immaginare quale delle due vada più spesso dal dietologo. E qui il paradosso sociale raggiunge l’estremo con una battuta che gira in rete: «Cosa direbbe mia nonna se sapesse che spendo più per dimagrire che per mangiare?».

Piccoli vichinghi e piccole vichinghe

15 novembre 2018

I vichinghi (uomini e donne) dovevano essere fisicamente molto simili agli islandesi di oggi, anche se per come si presentavano avevano probabilmente un aspetto molto più minaccioso (c’erano anche le donne guerriere). I bambini, invece, loro sì che erano veramente bambolotti biondi come li vediamo oggi.


I genitori però non si facevano conquistare da tanta tenerezza, e se un bambino era debole o cagionevole veniva abbandonato senza troppi rimorsi – tipica usanza delle società primitive molto militarizzate.

Oggi invece gli islandesi, oltre a essere notoriamente pacifici – il che conferma che le usanze di un popolo sono culturali e non genetiche – sono anche molto attenti all’educazione dei bambini (maschi e femmine). Uno degli esperimenti più innovativi (e più discussi) è quello dell’educatrice femminista Margrét Pála Ólafsdóttir, che sostiene il principio delle classi separate negli asili. La motivazione è che, quando stanno tutti insieme, i bambini sono più aggressivi e tendono ad adottare comportamenti considerati “maschili”, come urlare, fare chiasso, correre qua e là, saltare, e in generale prendere l’iniziativa ed essere indipendenti; le bambine, viceversa, tendono a evitare questi atteggiamenti. La Ólafsdóttir vuole che anche le bambine si concedano di essere scalmanate, e pensa che il modo migliore è separarle dai bambini. E può essere che abbia ragione.

Ma che fare per un bambino (maschio) dal carattere più introverso e tranquillo, come ce ne sono tanti? Non ha diritto anche lui a uno spazio dove esprimere la sua vivacità, senza essere penalizzato dalla presenza dei compagni iperattivi? Oppure in quanto maschio è tenuto a confrontarsi con gli altri maschi, come se fosse una competizione sportiva? O lo mandiamo direttamente nella classe femminile? O forse, più coerentemente, bisognerebbe fare classi separate a seconda del livello di vivacità e introversione?

Ma il ragionamento può andare oltre. Perché limitarsi agli asili? Anzi, a maggior ragione bisognerebbe separare ragazzi e ragazze quando iniziano a essere fisicamente molto diversi e ad avere esigenze e comportamenti diversi, anziché all’asilo dove sono molto simili. Vogliamo le scuole separate, come nell’Ottocento! È questo il femminismo?

In extremis

1 ottobre 2018

(Grazie a Giulia Emanuele per lo spunto)

Divorzio all’americana

3 agosto 2018

I motivi per cui ci si sposa possono essere tanti. Secondo un sondaggio di qualche anno fa, uno dei più diffusi (e più squallidi) fra le neospose era “non restare isolata dalle mie amiche che si sono tutte sposate”. Spesso poi il motivo è di convenienza economica, di uno dei due coniugi o anche di entrambi.

Sono vari anche i motivi per cui ci si separa: da quelli seri come i litigi o peggio le violenze in famiglia, a quelli più futili come il russare. Per il divorzio le ragioni economiche agiscono spesso come freno: capita che una coppia resti unita solo per convenienza. Adesso però si è aggiunto all’elenco un caso in cui, viceversa, il divorzio potrebbe essere una soluzione economica – forse l’unica possibile – per entrambi i genitori. Sarebbe da ridere, se non fosse una storia tristissima.

Jake e Maria sono felicemente sposati da nove anni, con due bambine. Purtroppo per loro, la figlia maggiore soffre di una rara malattia genetica, la sindrome di Wolf-Hirschhorn. E, purtroppo per loro, vivono negli Stati Uniti, dove i mezzi non mancano ma la sanità è iniqua. La malattia, causata da un difetto cromosomico, comporta conseguenze gravi e meno gravi, fra cui ritardo mentale, microcefalia, strabismo, labbro leporino e asimmetria del cranio: in breve, la bambina non è autosufficiente e ha bisogno di assistenza specializzata continua.

Jake ha un’assicurazione sanitaria privata, che però non basta a coprire le spese, e deve aggiungere di tasca sua circa 15.000 dollari all’anno: troppi, per uno stipendio di 40.000 dollari che deve mantenere tutta la famiglia. Se quindi da un lato Jake è troppo povero per tirare avanti, dall’altro paradossalmente è troppo ricco: il suo reddito lo esclude dall’accesso al Medicaid, l’assicurazione pubblica che l’ex-presidente Obama era riuscito a introdurre negli Stati Uniti con una decisione storica. A causa delle forti opposizioni politiche, infatti, l’assicurazione è stata limitata solo alle famiglie veramente indigenti. E qui arriva la decisione ancora più paradossale. In caso di divorzio, Maria diventerebbe una madre single senza reddito, e potrebbe richiedere sicuramente il Medicaid. I due stanno valutando seriamente l’idea, e sostengono di conoscere altre coppie in procinto di fare la stessa cosa. In America potrebbe diventare normale separarsi per il bene dei figli.

Come trovare la felicità

16 aprile 2018

(Grazie a Luigi Civalleri per la segnalazione)

 

La cosa più preziosa

4 aprile 2018

Ai tempi della corsa agli armamenti qualcuno faceva notare un triste paradosso: le armi, nate con lo scopo di difendere quello che uno possiede, erano diventate una spesa eccessiva proprio in rapporto alla ricchezza che avrebbero dovuto difendere.
Allo stesso modo, c’è chi per paura dei ladri spende cifre che magari non potrebbe permettersi: si può arrivare al punto che i sistemi di protezione siano la cosa più costosa di una casa.

Ma può capitare anche che i ladri lo sappiano, e questo può rendere la vicenda ancora più paradossale. È successo a Latina: il proprietario di una villetta aveva comprato un cancello da 7000 euro per il parcheggio.

Un giorno ha scoperto di essere stato derubato da ignoti che, tralasciando le biciclette e il camper presenti nel parcheggio, hanno trafugato proprio il cancello.

Sì, forse c’è ancora da migliorare

6 dicembre 2017

«Con riferimento alla normativa già in essere avente per oggetto i rapporti tra intermediari e clientela, il mondo bancario ha la piena consapevolezza che sussistano ancora significativi spazi di intervento sul piano sia della normativa primaria sia secondaria per dare nuovo impulso all’opera di semplificazione in Italia e in Europa»
(Associazione bancaria italiana)

 

Piezz’e core

10 novembre 2017

Quando un anziano trasloca in una casa di riposo, la sua speranza è che i parenti lo vadano a trovare spesso. Il sogno che neanche osa formulare è che qualcuno di loro addirittura si stabilisca lì con lui. È senz’altro un’eventualità rara, ma è proprio quello che è successo al fortunato Tom Keating di Liverpool, di 80 anni: si è trasferita da lui, per accudirlo e fargli compagnia, sua mamma Ada (anni 98).

 

Sexy = sexist?

12 giugno 2017

Sembrava che la liberazione sessuale e il femminismo ci avessero definitivamente traghettato dal pudore veterocattolico a un’epoca più serena e con meno vincoli, con il diritto per tutti di disporre del proprio corpo.
Ora purtroppo arriva la controtendenza. E non arriva dal risorgere degli integralismi religiosi, ma da dove meno te l’aspetti.

Scelgo l’esempio più recente e sintomatico, non certo l’unico o il più importante: le proteste contro la pubblicità di una linea di biancheria. Il motivo: si mostra una bellissima modella in reggiseno. Nella pubblicità di un reggiseno, pazzesco!

Di fronte a un tale scandalo c’è addirittura chi chiede una legge contro le pubblicità sessiste. Giusto, dobbiamo proibire di mostrare i reggiseni. Per pubblicizzarli andrà benissimo far vedere l’immagine di un cibo per gatti, di una bicicletta o di una vernice industriale.

Ma a quanto pare c’è di peggio: il sessismo più grave non sta tanto nel reggiseno in sé, bensì nella scelta di una modella dal fisico statuario, che non corrisponde alle “donne reali” (come se fossero tutte uguali). «Anche questa è violenza», sostengono le ultrafemministe. Giusto anche questo, bisognava fare la campagna pubblicitaria con una modella vecchia e grassa. E – per equità – le pubblicità di jeans da uomo con un modello anche lui rugoso e con una grossa pancia debordante.

Già oggi negli Stati Uniti sono arrivati alla follia di proibire di portare in spiaggia bambine indecentemente abbigliate solo con gli slip (ok, tecnicamente è un topless, ma lo è anche per i bambini maschi). Dobbiamo aspettarci che domani in Europa sarà vietato girare in minigonna? Sarà il femminismo a imporci il burqa?