Archive for settembre 2014

Furbo come un ciclope

29 settembre 2014

«Il mio nome è Nessuno», rispose Ulisse a Polifemo, che gli chiedeva come si chiamasse colui che l’aveva accecato.
Ulisse era proverbialmente astuto, e usava con disinvoltura la parola “nessuno”. Ancora più notevole se si pensa che i greci non conoscevano lo zero.
Polifemo, fosse stato meno brutale e un po’ più furbo, avrebbe potuto chiedergli allora: «Ah, sì? E in quanti siete? A quanta gente corrisponde il nome Nessuno?».

(Tratto dal mio ebook Macedonia di matematica)

Macedonia di matematica

Qual è il tuo paradosso?

26 settembre 2014

Siete favorevoli alla produzione di elettricità con l’uso delle fonti rinnovabili, a bassissime emissioni di gas serra?
È probabile che quasi tutti risponderanno sì.
Seconda domanda: siete disposti a ospitare un parco eolico o un impianto geotermico sotto casa?
Molti a questo punto si diranno contrari, o avranno almeno qualche dubbio. Fra questi, anche i movimenti ambientalisti (me ne sono già occupato qui). È un fenomeno ben noto e si chiama effetto Nimby (not in my back yard, cioè non nel mio cortile).
Stavolta però il paradosso è doppio: a seconda della vostra risposta alla domanda precedente vedrete uno dei due, un po’ come nelle illusioni ottiche dove si vede o una ragazza o una vecchia.
Il protagonista si chiama Stefano Boco, ed è appunto un ex senatore dei Verdi.

boco

Ora che è in pensione dalla politica, Boco si dedica a tempo pieno alla sua azienda di energia geotermica: l’ultima iniziativa è sbarcare in Sardegna, che potrebbe diventare la seconda regione italiana dopo la Toscana a sfruttare la geotermia.
I suoi ex compagni di partito si sono naturalmente dichiarati contrari.
Ora. Se pensate che un movimento ambientalista debba opporsi a ogni progetto che implica l’uso di trivelle, allora vi sembrerà paradossale che un ex senatore dei Verdi lo stia portando avanti.
Se invece pensate che la priorità per la tutela dell’ambiente sia schierarsi in favore delle energie rinnovabili, allora troverete paradossale che a opporsi a Boco siano proprio gli ecologisti.

Senza parole

22 settembre 2014

Non scrivere sui muri

(Grazie a Paola Emilia Cicerone per la segnalazione)

Gli assiri e la diaspora dimenticata

15 settembre 2014

«Signore, perché ho questa pelle così scura, quasi nera?»
«Perché così il sole del deserto non ti brucia, come succede invece alla pelle dei bianchi»
«Signore, perché ho questi capelli così crespi?»
«Perché così non si impigliano negli alberi, quando nella foresta salti di ramo in ramo»
«Signore, perché ho queste gambe lunghe e ossute?»
«Perché così nella savana riesci ad acciuffare le zebre e a fuggire quando ti inseguono i leoni»
«Signore, che cacchio ci faccio io a Chicago?»

La barzelletta, che sicuramente molti conoscevano, si adatta molto bene al caso di Mar Dinkha IV Khanania, patriarca della Santa Chiesa Cattolica e Apostolica Assira d’Oriente (che sicuramente sono in molti meno a conoscere).

Mar Dinkha IV
La Chiesa Assira è antichissima, e già nel Medioevo si era diffusa in molte zone dell’Asia: esploratori famosi come Giovanni da Pian del Carmine Carpine e Marco Polo hanno riferito di aver incontrato comunità cristiane nell’estremo oriente (senza essere creduti).
Nei secoli, a causa di invasioni e persecuzioni, i cristiani assiri hanno dato vita a diverse migrazioni. Soprattutto durante la prima guerra mondiale, in concomitanza con il genocidio degli armeni, anche gli assiri sono stati sterminati dai Giovani Turchi.
La conseguenza è che oggi pochi fedeli della Chiesa Assira vivono nel Vicino Oriente, mentre sono molti quelli della diaspora, soprattutto in Occidente.
È successo così che la Chiesa Assira d’Oriente (e dunque l’attuale patriarca Mar Dinkha IV) ha stabilito la propria sede nella città con più fedeli, cioè… Chicago.

Sveglia soporifera

9 settembre 2014

Quella notte avevo dormito proprio male. Non mi ricordo se ero raffreddato, preoccupato per qualcosa o non avevo digerito bene.
Fatto sta che mi stavo assopendo, finalmente, quando era già giorno, subito prima che suonasse la sveglia.
Ora, come molti altri amanti del sonno mattutino, ho l’abitudine, prima di alzarmi, di lasciar suonare la sveglia diverse volte, a distanza di alcuni minuti: ogni volta la spengo e mi riaddormento per pochi, bellissimi minuti (mi è anche capitato, a volte, che quei pochi minuti si prolungassero in ore).
Quella mattina avevo appena superato la soglia fra l’insonnia e il felice stato di torpore in cui il desiderio principale nella vita è di gran lunga quello di continuare a dormire.
Così dopo la prima sveglia mi sono addormentato per la prima volta, e dopo la seconda il sonno, ormai avviato, era più profondo.
Insomma: a ogni squillo della sveglia mi addormentavo più profondamente.