Archive for the ‘Legge’ Category

Perché l’unanimità è sbagliata

20 giugno 2017

Secondo Rousseau, più la maggioranza dei cittadini si avvicina all’unanimità, meglio approssima la “volontà generale”, cioè la scelta razionalmente migliore per il corpo sociale.

Non so se Rousseau aveva pensato all’eventualità di una decisione presa dal 100% dei votanti: un caso decisamente improbabile, tanto che anche le maggioranze “bulgare” nei Paesi del blocco sovietico si limitavano al massimo al 99% o poco più.

Al contrario, nell’antico diritto ebraico, valeva un principio in un certo senso opposto: se un imputato veniva giudicato colpevole da tutti i giudici, nessuno escluso, allora doveva essere rilasciato. L’idea dietro questa regola era che l’unanimità, essendo molto rara, di solito è la conseguenza di un’anomalia di fondo, un po’ l’analogo di quello che in fisica si chiama errore sistematico.

Una ricerca recente conferma che gli antichi legislatori ebrei avevano ragione. Più aumenta il numero dei testimoni che indicano all’unanimità lo stesso sospettato, più diminuisce la probabilità che sia il vero colpevole. Se invece uno dei testimoni indica un altro individuo (magari il poliziotto), allora torna a crescere la probabilità che quello additato dalla maggioranza sia il colpevole.

Il fatto è che i fenomeni sociali non si spiegano con la matematica, ma appunto con la probabilità: proprio perché l’unanimità è così rara, quando capita c’è da pensare che sia dovuta a qualche errore. Come se lanciando una moneta un gran numero di volte uscisse sempre testa: chiunque penserebbe che in qualche modo la moneta è truccata (e forse per questo i regimi bulgari ammettevano un margine di elettori che “sbagliavano” a votare).

Anche nella scienza, un esperimento che riesce troppe volte e in modo troppo pulito fa scattare il dubbio dell’errore sistematico. E se non lo fa, si può arrivare a conclusioni sbagliate. Fra il 1993 e il 2008, una stessa donna misteriosa avrebbe ucciso 15 persone tra Germania, Francia e Austria: era sempre la prova del dna a inchiodarla. Eppure l’assassina sfuggiva alla polizia di mezza Europa. Solo in seguito si è scoperto che tutti i campioni di dna erano stati contaminati per errore da una donna che lavorava nel laboratorio di analisi.

Insomma, un margine di imprecisione e di “sporcizia” fa parte della realtà: se ci viene presentato un reperto etrusco troppo integro e pulito, subito sospettiamo (giustamente) che sia falso.

In un mondo matematico l’unanimità sarebbe giusta. Nel mondo reale è sbagliata.

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È comunista, mi ha violentato!

7 febbraio 2017

A quanto pare in Svizzera un uomo è stato condannato per violenza sessuale (o addirittura per stupro, secondo l’autrice di questo articolo) per essersi tolto il preservativo durante un rapporto sessuale (consensuale).

La donna, dopo il rapporto, si è accorta che lui non aveva più il preservativo e l’ha poi denunciato, sostenendo di aver detto chiaramente di volere un rapporto protetto.

Il tribunale le ha dato ragione, affermando il principio del “consenso condizionato”: il rapporto era consensuale solo a una determinata condizione (che era venuta meno, anche se lei l’ha saputo solo dopo).

Ora – ferma restando la colpa di quell’uomo – se il principio del consenso condizionato determina una condanna per violenza sessuale, allora lo stesso deve valere per una donna che mente dicendo di aver preso la pillola, nel caso in cui l’uomo avesse dichiarato di non volere un rapporto a rischio di gravidanza.

Ma si può andare oltre. Se una donna afferma di non voler avere rapporti con un uomo sposato e lui, mentendo, le dichiara di essere scapolo, anche questo rapporto si può configurare come violenza sessuale (e idem se è lui a non volere una donna sposata).

E che dire se una donna giura di non voler mai andare a letto con un operaio o un comunista, e lui le rivela di esserlo solo dopo aver consumato il rapporto?
E se un razzista sbraita che per nessun motivo al mondo toccherebbe una donna non ariana, e lei gli nasconde le sue origini maghrebine?

I vecchi e i giovani

27 giugno 2016

Antefatto: dal 2014 i giornalisti, come altre categorie professionali, sono tenuti a frequentare corsi di aggiornamento, con un tot di crediti da acquisire ogni tre anni. Un obbligo che per molti è un onere o almeno una scomodità, soprattutto per quelli che non hanno tempo di partecipare a eventi vari e devono ricorrere ai corsi online.

Bene. Il regolamento del sistema dei crediti è stato modificato nel 2016. È stato mantenuto il totale di crediti necessari (60 in un triennio, di cui 20 derivanti da eventi deontologici), ma con un cambiamento singolare: «Gli iscritti all’Albo da più di 30 anni che svolgono attività giornalistica a qualsiasi titolo sono tenuti alla formazione limitatamente all’acquisizione dei 20 crediti deontologici triennali».
Come dire: se hai 25 anni e ti sei appena lanciato nel mondo del giornalismo, la «formazione continua» è indispensabile; se invece hai 70 anni e hai cominciato 40 anni fa, quando non esisteva internet e si usava la macchina da scrivere, allora non c’è bisogno di mantenerti aggiornato, basta rinfrescare la deontologia. Non dovrebbe essere il contrario?

Grazie a Elisabetta Curzel per la segnalazione

Vostro onore, non è stato un incidente!

18 maggio 2016

La nuova legge sul reato di omicidio stradale sta facendo discutere per l’ispirazione (secondo alcuni populista) e per la sproporzione nelle pene rispetto ad altri reati.
Se vogliamo credere all’avvocato Giampaolo Coriani, in alcuni casi si può arrivare all’assurdo.
La situazione-limite è quella di un automobilista che investe un pedone, causandogli lesioni con una prognosi di 50 giorni.
Se il conducente ha causato l’incidente in grave stato di ebbrezza, la pena base, considerando eventuali attenuanti, aggravanti e riduzioni per patteggiamento, sarà di 16 mesi.
Se invece le lesioni non sono colpose ma dolose, cioè se il conducente aveva deciso deliberatamente di investire il pedone per ferirlo, allora la pena base può scendere a 2 mesi.
Quindi al giudice dirà che non è stato un incidente, l’ha fatto apposta!

L’altra metà del cielo

1 aprile 2016

In Arabia Saudita le donne non possono guidare un’automobile – ma un aeroplano !
Forse perché non devono parcheggiarlo?

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Sulla tolleranza

19 marzo 2015

«La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti».

Karl Popper

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Emma Morano for president!

12 giugno 2014

In un articolo sul Corriere della Sera, Venanzio Postiglione avanza l’idea di abbassare la soglia minima dei 50 anni di età per l’eleggibilità alla Presidenza della Repubblica. Fra i vari motivi, adduce anche l’auspicio di vedere una donna al Quirinale: «È giusto che le donne siano in partita. Aspirando alla carica più alta. Ritoccare la barriera dei 50 anni significa dare più chance alla rivoluzione femminile». Più avanti insiste: «Il sentiero più largo e un po’ più facile delle donne nelle istituzioni è una realtà recente: se la barriera anagrafica è alta, le chance restano teoriche».

Ora: non ho ovviamente niente in contrario a una donna Presidente (dipende dalla donna – o dall’uomo – in questione, non dal genere), e non ho niente in contrario ad abbassare la soglia dei 50 anni (anzi, se si abbassa a 40 divento improvvisamente eleggibile anch’io!).
Ma il legame fra le due cose?
Se proprio si considera prioritaria la presenza di un Presidente della Repubblica donna, allora, dato che le donne vivono mediamente più a lungo, il metodo migliore sarebbe semmai alzarla, la soglia di eleggibilità: se si potesse diventare Presidente della Repubblica solo oltre i 90 anni, allora sì che le chance di avere una donna al Quirinale aumenterebbero!

Ancora meglio. Secondo il sito Supercentenari d’Italia, le 35 persone più vecchie d’Italia sono tutte donne, a partire dalla primatista europea Emma Morano (114 anni compiuti); al di sopra dei 108 anni ci sono solo 3 uomini e 60 donne, e al di sopra dei 109 anni nessun uomo e 26 donne.

Emma Morano

Se stabiliamo che il Presidente della Repubblica deve avere almeno 109 anni, abbiamo la certezza matematica che sarà una donna.

La volpe nel pollaio

3 febbraio 2014

(Notizia riportata dal quotidiano online Bergamonews)
Don Marco Baresi è un sacerdote pedofilo condannato in via definitiva: sette anni e quattro mesi per abusi su un minore e detenzione di materiale pedopornografico.
Rinchiuso nel carcere di Bergamo, ne uscirà per scontare il resto della pena al Patronato San Vincenzo di Sorisole (provincia di Bergamo), che ospita religiosi in attesa di giudizio o già condannati per pedofilia.
Ma è anche la sede della comunità don Milani, che accoglie giovani vittime di sfruttamento o violenza.

don-milani

Chissà, magari quando si tratterà di decidere l’affidamento di Berlusconi ai servizi sociali verrà scelto un centro di recupero per giovani prostitute.

È razzismo accusare di razzismo?

23 dicembre 2013

Bob Dylan incriminato per razzismo. In un’intervista rilasciata alla rivista Rolling Stone e pubblicata il 27 settembre 2012, aveva paragonato i croati al Ku Klux Klan. E ora, mentre era a Parigi a ricevere la Legione d’onore, la comunità croata in Francia l’ha denunciato.

Bob Dylan
Lui si giustifica spiegando che voleva riferirsi non ai croati in generale, ma agli ustascia fascisti e filonazisti. Se lo spirito della sua dichiarazione era questo (e probabilmente lo era), la lettera no.
Ma queste sono questioni per avvocati. Qui il punto è un altro.
Bob Dylan è accusato dai croati di essere razzista per aver accusato i croati di essere razzisti. Più un paradosso o uno scioglilingua?

La Consulta e i viaggi nel tempo

12 dicembre 2013

Tutti a dire che il Parlamento eletto con una legge elettorale anticostituzionale è illegittimo – e già è paradossale che fra i più accaniti sostenitori di questa idea ci siano i promotori della legge stessa.
(Comunque le cose non stanno così, come hanno spiegato autorevoli giuristi e uomini politici, a partire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – il quale altrimenti sarebbe stato eletto da un Parlamento illegittimo).
Se però valesse il principio, sarebbe illegittima anche la Corte Costituzionale che ha sancito l’anticostituzionalità della legge Calderoli: tre dei suoi 15 membri sono stati nominati da Parlamenti eletti con questa legge elettorale, e altri tre da un Presidente della Repubblica a sua volta eletto da Parlamenti nel caso illegittimi.
Sarebbe un altro meccanismo di autodistruzione politico: ecco un secondo paradosso.
Ma ce ne sarebbe anche un terzo, perché ci si può chiedere: sarebbe valida la sentenza di incostituzionalità emessa da una Corte Costituzionale illegittima?
Ci sarebbe quindi una versione giuridica del vecchio paradosso della macchina del tempo: uno viaggia nel passato e uccide suo nonno da giovane, che quindi non potrà mettere al mondo suo padre che quindi non potrà mettere al mondo lui. Ma allora chi ha ucciso il nonno?

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Proibizionismo estremo

13 settembre 2013

Dicono che le droghe leggere portano a quelle pesanti, ma in realtà solo una piccola percentuale di chi fuma canne poi passa alle droghe pesanti. È vero che ogni tossicodipendente ha cominciato fumando spinelli, ma con questo ragionamento bisognerebbe proibire il latte.

Django “Unchined”

15 aprile 2013

Pare che in Cina l’ultimo film di Quentin Tarantino, Django Unchained, sia stato bloccato dalla censura: «Troppi morti», sarebbe la motivazione ufficiale.

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Viene da chiedersi se il governo cinese ha mostrato in pubblico le 314 condanne a morte eseguite nel Paese solo nel 2012, o le ha “censurate”.

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O forse c’è una soglia al di sopra della quale i morti esibiti al pubblico sono «troppi»? Hanno eseguito in pubblico, per dire, 20 sentenze capitali (o 12, o 136), e per le altre hanno spento le telecamere?
Allora non potevano tagliare alcune scene del film di Tarantino lasciando solo 20 morti (o 12, o 136)?
(Grazie a Daniele Gewurz per la segnalazione)

Consigli per spacciatori

8 marzo 2013

Questa è la storia vera di un corriere della droga, forse il più imbranato – e sficato – nella storia del suo mestiere.
Pyare Shivpuri (così si chiama il poveretto) è stato fermato e perquisito in aeroporto dalla polizia inglese. Ha ammesso subito la presenza di marijuana nella sua borsa, e quindi è stato arrestato.
Le analisi di laboratorio hanno poi dimostrato che in realtà la borsa conteneva solo tabacco: il povero corriere era stato vittima (molto ingenua) di un banale raggiro.
Da un lato, Shivpuri si sarà sentito furibondo contro il suo fornitore di fiducia (?); dall’altro avrà pensato che però in questo caso il truffatore gli aveva fatto un favore, risparmiandogli il carcere.

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E invece no: al processo, Shivpuri è stato condannato lo stesso. Cornuto e mazziato, si direbbe in Italia.
Il diritto britannico infatti attribuisce molta importanza all’intenzione di commettere un reato. E l’intenzione (confessata) di Shivpuri era proprio quella di portare droga.
Morale: se la polizia inglese vi coglie con le mani nel sacco, per prima cosa dichiarate che quello che avete nella borsa è solo tabacco. È l’unica possibilità di farla franca (se siete abbastanza fortunati da essere stati truffati anche voi).
(Grazie a Lalo per la segnalazione)

Zero intelligence

8 gennaio 2013

Dal 1996 al 2011, la polizia di New York ha arrestato circa 500.000 persone (più dell’intera popolazione di Bologna!) per possesso di piccole quantità di droghe leggere. Secondo l’amministrazione comunale, questo ha contribuito a ridurre la criminalità nella metropoli.
L’ong Human Rights Watch ha però condotto uno studio secondo cui solo il 3,4% degli arrestati per questo reato commettono poi reati violenti: una percentuale inferiore a tassi di condanna secondo altre variabili legate al sesso, alla razza e all’età.
Come fa notare un articolo sul sito Cronache laiche, ci sarebbero risultati migliori nella lotta alla criminalità semplicemente procedendo ad arresti a caso tra i giovani, il gruppo che statisticamente ha più probabilità di infrangere la legge.

Gli Stati Uniti tutelano la salute dei bambini

27 dicembre 2012

Danger
Le spiegazioni della prima foto sono note: la lobby dei costruttori di armi si richiama al Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che, in effetti, sancisce il diritto dei cittadini a possedere armi e portarle con sé (il testo però non specifica i tipi di armi: molti suggeriscono di proibire quelle automatiche o semiautomatiche, ma il divieto si potrebbe forse estendere alle armi da fuoco in generale).
Meno indagate le ragioni della seconda foto. Il Food, Drug and Cosmetic Act del 1938, pensato per tutelare la salute dei bambini e mai più abolito, vieta di inserire oggetti non commestibili all’interno di oggetti commestibili, a meno che non siano funzionali (come il bastoncino del lecca-lecca).

Aristocrazia moderna

21 dicembre 2011

Il 21 dicembre 2005 Elton John ha finalmente sposato il suo compagno storico, David Furnish, grazie alla nuova legge britannica sui matrimoni gay. Ma Elton John il 24 febbraio 1998 era stato nominato baronetto dalla Regina d’Inghilterra: da allora si chiama Sir Elton John. E suo marito, ora si potrà far chiamare Lady David?

Lo sguardo tentatore

22 novembre 2011

La notizia: un poliziotto saudita ha accusato una donna di averlo irretito con uno sguardo sensuale, e le ha intimato di coprirsi anche gli occhi (l’unica parte ancora pubblicamente visibile del suo corpo). Il marito della donna ha protestato ed è nata una rissa, nella quale il malcapitato marito ha riportato ferite alla mano.
L’aspetto paradossale della situazione è evidente, ma dal suo punto di vista il poliziotto ha ragione: se un governo teocratico costringe le donne a coprirsi il corpo intero in quanto fonte di tentazione per gli uomini, allora perché la bocca sì e gli occhi no?
È vero, uno sguardo può essere più sensuale di un topless.
Quindi le donne saudite dovranno coprirsi anche gli occhi? Ma allora anche una camminata vagamente ancheggiante (burqa permettendo) potrà essere incolpata di attirare gli sguardi libidinosi di un poliziotto saudita? Dunque le donne non potranno neanche camminare?
Queste domande ne suscitano un’altra, più seria: dov’è la frontiera fra seduzione lecita e oltraggio al senso del pudore? Per gli occidentali è tabù il topless, per molti arabi la bocca: come impedire che in altri ambienti musulmani, più rigidamente osservanti, lo siano anche gli occhi?

Sui siti web del mondo arabo la notizia ha suscitato grandi dibattiti: gli occhi sono un dono di Dio, non è presunzione voler correggere ciò che lui ha fatto?
Giusto, ma lo stesso vale per tutto il resto del corpo. Allora in una società aperta e moderna una donna deve avere il diritto di andare in giro completamente nuda?

Una volta tanto, un paradosso risolto

31 luglio 2011

Il 25 luglio la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge sulla sicurezza voluta dal governo, che vietava le nozze fra italiani e immigrati senza permesso di soggiorno: era un tentativo rozzo per arginare i matrimoni di convenienza, contratti al solo scopo di ottenere la cittadinanza italiana.
La decisione della Consulta è come sempre un riconoscimento alla Costituzione e al buon senso, e in questo caso mette anche fine a una pratica cavillosa: per aggirare la legge, le coppie andavano a sposarsi a San Marino, dove la legge italiana non vale, ma dove i matrimoni grazie a un accordo bilaterale sono riconosciuti anche in Italia.

Il cavillo di Troia

20 luglio 2011

Negli Stati Uniti, come in quasi tutto il mondo, le droghe leggere come la marijuana sono illegali, e in generale sono proibite anche come analgesici per uso ospedaliero.
Invece le nuove droghe sintetiche come i “sali da bagno”, incomparabilmente più pericolose, sono permesse in molti Stati: come riferisce il New York Times, il trucco è la dicitura “non destinate al consumo umano”.

Monito per falsi invalidi

28 aprile 2011

So fin troppo bene che le notizie dei giornali bisogna prenderle con molte molle, ma questa se è vera è notevole: secondo un articolo sul Corriere della Sera una ragazza di Bari invalida al 100% non ha diritto all’indennità di accompagnamento perché è prevista solo per invalidità «fra il 74% e il 99%». Triste che un’ingiustizia subita da un’invalida vera sia un monito per i falsi invalidi a non esagerare.