Archive for the ‘Storia’ Category

Italiani gente furba

8 marzo 2017

L’onore delle armi è un omaggio tributato dall’esercito vincitore di una battaglia al nemico sconfitto che si è dimostrato particolarmente coraggioso: i soldati, prima di essere fatti prigionieri, marciano con le armi in pugno, ricevendo il saluto militare dei vincitori.
Accadde, per esempio, ai francesi in occasione dell’assedio di Lille da parte dei tedeschi nel 1940.
Anche l’Italia può vantare una nobile storia di onori delle armi.
Il 19 maggio 1941 il contingente italiano dell’Amba Alagi, comandato dal Duca d’Aosta, si arrese con l’onore delle armi (nella foto) alle preponderanti forze inglesi di Cunningham (*).

Il luminoso esempio del Duca d’Aosta fece subito scuola.
Poche settimane dopo, il 6 luglio, l’ultimo reparto italiano in Africa Orientale, guidato dal generale Pietro Gazzera, entrò in contatto con le divisioni belghe del generale Gilliaert, intervenuto in aiuto degli inglesi. Gazzera, viste le condizioni disperate delle sue truppe, dopo qualche scaramuccia decise di arrendersi, con la clausola di ottenere l’onore delle armi. Era una soluzione vantaggiosa per entrambi (quella che oggi gli americani definirebbero win-win): gli italiani salvavano la vita e l’onore, mentre i belgi ottenevano una vittoria senza perdite di uomini.
Solo che l’onore delle armi era stato pensato per chi combatteva fino all’ultimo, non per chi – peraltro saggiamente – decideva di arrendersi subito.

(*) L’Etiopia, a quanto pare, ispirava imprese del genere: già nel 1896 una guarnigione italiana sconfitta aveva ricevuto l’onore delle armi, in quell’occasione da parte dell’esercito abissino.

Ah, la memoria…! / 2

27 gennaio 2016

Madeleine Lévy era un’assistente sociale e, durante la seconda guerra mondiale, ha partecipato attivamente alla resistenza francese.
Arrestata dalla Gestapo nel Sud della Francia alla fine del 1943, è morta ad Auschwitz nel gennaio del 1944.
In quelle ultime ore avrà forse pensato con amara ironia alla sorte di suo nonno: Alfred Dreyfus, protagonista suo malgrado del famoso Affaire Dreyfus, che alla fine dell’Ottocento era stato perseguitato da una Francia antisemita e deportato con l’accusa di essere al servizio dei tedeschi.

Madeleine Lévy

Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Béziers

23 dicembre 2015

Robert Ménard è il sindaco di Béziers, cittadina del Sud della Francia: è stato eletto in una lista di estrema destra sostenuta dal Front National.
Il 1° dicembre ha twittato l’ennesima variazione sul solito tema delle radici nazionali: «Voglio ritrovare la nostra Francia, quella di Luigi XIV, di Napoleone e, se il Ministero dell’interno me lo concede, di Carlo Martello».
Gli hanno risposto gli utenti di twitter ricordandogli fra l’altro che le guerre napoleoniche sono costate la vita a 700.000 soldati francesi e che Luigi XIV ha dissanguato le finanze statali.
Sul riferimento a Carlo Martello poi si è scatenata in rete una gara di tiro a segno sulla Croce Rossa.
Intanto Carlo Martello non era francese. Anzi, la Francia non esisteva proprio. Esisteva la Gallia, che era stata invasa da alcuni popoli barbari fra cui proprio i Franchi di Carlo Martello (che parlava una lingua vagamente simile all’olandese – neanche la lingua francese ovviamente esisteva).

Carlo Martello

Ma soprattutto Ménard pensava a Carlo Martello come viene presentato nella tradizione: baluardo della cristianità di fronte all’avanzata islamica (a questo si riferiva probabilmente chiamando in causa il Ministero dell’interno, sempre giustamente attento a contrastare l’islamofobia).
A quanto pare Ménard ignora molte cose di Carlo Martello: per esempio che non sembrava molto consapevole del suo ruolo di defensor fidei, visto che non esitava ad appropriarsi dei beni della Chiesa per pagare le sue truppe.
Ma soprattutto non sapeva che, oltre a combattere gli Arabi, con i suoi Franchi aveva assediato, saccheggiato e distrutto città e paesi della Gallia meridionale. E in particolare aveva dato alle fiamme proprio Béziers, dopo averne raso al suolo le fortificazioni e aver preso prigionieri parte dei cittadini.

Il vecchio e il nuovo

10 novembre 2015

«Atene è la nuova Berlino» è lo slogan che gira in Grecia (pare senza ironia e anzi come segno di ottimismo e rinnovamento). E senza ironia, ma con ammirazione verso i greci, è stato ripreso dagli stessi tedeschi.
La definizione è evidentemente (e involontariamente) paradossale, ma lo è ancora di più il motivo: il nuovo, fervente clima culturale e artistico di Atene (!).
Forse fra qualche tempo dovremo affermare con orgoglio che Firenze è la nuova Malibu.

Das neue Berlin

E la carne umana, fa male?

27 ottobre 2015

Secondo alcuni archeologi, ci sarebbero le prove che nel Cinquecento un contingente spagnolo catturato in Messico dalla tribù degli Acolhuas sia stato usato per riti di cannibalismo. Sarebbe la prima prova di antropofagia nei confronti di europei: normalmente venivano sacrificati e mangiati i prigionieri di tribù nemiche indigene.

Cannibalismo

In questo caso, pare che gli Acolhuas abbiano sacrificato alle loro divinità gli uomini, le donne, i bambini, i cavalli e i maiali, e poi li abbiano mangiati. Tutti, tranne i maiali.
Oggi sappiamo che la carne rossa (compresa quella di maiale) è dannosa per la salute, ma non poteva essere questo il motivo che li frenava (e poi in quel caso avrebbero dovuto evitare anche i cavalli – mentre sul consumo di carne umana ancora oggi mancano studi esaurienti). Né era uno strano episodio di ebraismo o islam mesoamericano. Il fatto è semplicemente che non avevano mai visto un maiale prima ed erano sospettosi.
Chissà se qualcuno dei prigionieri spagnoli, nell’atto di essere scannato, si era offerto di dimostrargli quant’era meglio la porchetta…

Allons enfants contre la patrie

14 luglio 2015

Dal 1876 la Marsigliese è l’inno ufficiale francese. In precedenza, per tutto l’Ottocento, era stato considerato un canto rivoluzionario senza connotazioni nazionali: lo cantavano gli indipendentisti greci in lotta contro la Turchia e quelli ungheresi contro l’Austria. Lo cantavano perfino i patrioti italiani che nel 1849 erano accorsi a difendere la Repubblica Romana, come racconta il giovane garibaldino Raffaele Tosi. Cantavano la Marsigliese tradotta in italiano, la cantavano come inno internazionale di libertà contro i tiranni, prima di essere sconfitti, massacrati dai soldati dell’esercito regolare francese, che Napoleone III (com’è noto) aveva mandato a stroncare le aspirazioni di libertà e a restaurare il potere papale.

garibaldi-conduce-i-suoi

All’epoca, Napoleone III aveva proibito la Marsigliese in Francia (così come prima di lui Napoleone I). Gli unici francesi che la cantavano erano i volontari arrivati (fatto molto meno noto) a combattere con Garibaldi per la difesa di Roma.

Ah, la memoria…!

27 gennaio 2015

Il 27 gennaio di ogni anno, Giornata mondiale della memoria, si ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945.
Naturalmente la commemorazione più significativa si svolge proprio ad Auschwitz, alla presenza dei rappresentanti di numerosi Paesi del mondo.
Quest’anno, in occasione del settantesimo anniversario, ci sono fra gli altri il presidente tedesco Joachim Gauck, quello francese François Hollande e, per l’Italia, il presidente del Senato Pietro Grasso (nell’esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica).

Auschwitz 2015

Spicca però l’assenza di uno dei leader più importanti.
Vladimir Putin, come annunciato, non prende parte alla cerimonia: non ha ricevuto un invito ufficiale da parte delle autorità polacche (i commentatori attribuiscono entrambi i comportamenti agli screzi sulla crisi ucraina).
Al posto suo c’è il vice primo ministro Sergei Ivanov. Eppure nessuna presenza sarebbe stata più indicata della sua: ad aprire i cancelli di Auschwitz era stata l’Armata Rossa, di cui l’esercito russo è la continuazione.
Ma forse Putin – e i polacchi – se n’erano dimenticati.

Filippo II l’innovatore

22 ottobre 2014

Molti sanno che l’Invincibile Armata spagnola è stata sconfitta più dalle tempeste che dalle navi inglesi.
Pochi però conoscono un retroscena paradossale.
Prima che con le armi, Filippo II di Spagna aveva cercato di prendere il controllo dell’Inghilterra in modo pacifico. Nel 1554 aveva sposato l’allora regina Maria “la Sanguinaria” e alla sua morte, nel 1558, aveva chiesto in sposa la nuova regina, Elisabetta, che però aveva rifiutato.
Dal 1554 al 1558 dunque Filippo II era stato principe consorte d’Inghilterra; in quegli anni aveva messo a disposizione degli inglesi le avanzate conoscenze navali spagnole, modernizzando la flotta inglese e ponendo le basi per le sue future vittorie nei mari di tutto il mondo (compresa quella sull’Invincibile Armata, trenta anni dopo).

Portrait_of_Philip_II_of_Spain

Paradosso nel paradosso: nella storiografia inglese (e di riflesso in quella di molti Paesi europei, ma non in quella spagnola) Filippo II è considerato un monarca retrivo e antiquato, soprattutto in confronto alla modernità dell’Inghilterra.
Povero Filippo.

Guglielmo il terrone

9 ottobre 2014

I normanni, cioè gli uomini del nord, i vichinghi, hanno invaso l’Inghilterra venendo da sud. Non solo: hanno latinizzato la lingua inglese.

william-the-conqueror

Gli assiri e la diaspora dimenticata

15 settembre 2014

«Signore, perché ho questa pelle così scura, quasi nera?»
«Perché così il sole del deserto non ti brucia, come succede invece alla pelle dei bianchi»
«Signore, perché ho questi capelli così crespi?»
«Perché così non si impigliano negli alberi, quando nella foresta salti di ramo in ramo»
«Signore, perché ho queste gambe lunghe e ossute?»
«Perché così nella savana riesci ad acciuffare le zebre e a fuggire quando ti inseguono i leoni»
«Signore, che cacchio ci faccio io a Chicago?»

La barzelletta, che sicuramente molti conoscevano, si adatta molto bene al caso di Mar Dinkha IV Khanania, patriarca della Santa Chiesa Cattolica e Apostolica Assira d’Oriente (che sicuramente sono in molti meno a conoscere).

Mar Dinkha IV
La Chiesa Assira è antichissima, e già nel Medioevo si era diffusa in molte zone dell’Asia: esploratori famosi come Giovanni da Pian del Carmine Carpine e Marco Polo hanno riferito di aver incontrato comunità cristiane nell’estremo oriente (senza essere creduti).
Nei secoli, a causa di invasioni e persecuzioni, i cristiani assiri hanno dato vita a diverse migrazioni. Soprattutto durante la prima guerra mondiale, in concomitanza con il genocidio degli armeni, anche gli assiri sono stati sterminati dai Giovani Turchi.
La conseguenza è che oggi pochi fedeli della Chiesa Assira vivono nel Vicino Oriente, mentre sono molti quelli della diaspora, soprattutto in Occidente.
È successo così che la Chiesa Assira d’Oriente (e dunque l’attuale patriarca Mar Dinkha IV) ha stabilito la propria sede nella città con più fedeli, cioè… Chicago.

Siamo tutti figli di Carlo Magno

27 marzo 2014

«Non è possibile pensare di continuare a farci la guerra in eterno solo perché i figli di Carlo Magno hanno litigato»: è uno degli slogan che hanno segnato il riavvicinamento tra Germania e Francia nell’ultimo dopoguerra.
In effetti la spartizione dell’impero carolingio ha segnato l’inizio di divisioni e rivalità.
Carlo Magno, lui, era invece almeno tanto “tedesco” quanto “francese”: la sua madrelingua, l’antico franco, era una lingua germanica, e la sua capitale Aquisgrana è sempre stata una città tedesca. I Franchi in effetti erano una tribù germanica, e anzi una delle principali.
Altre tribù però hanno dato il nome alla Germania: gli alemanni (Alemania in spagnolo, Alemanha in portoghese, Allemagne in francese, eccetera) e i sassoni (Saksa in finlandese e Saksamaa in estone).
Ancora: nel lusaziano inferiore, una lingua slava parlata da una minoranza stanziata nella Germania orientale, i tedeschi in generale sono chiamati Bawerski: in questo caso il riferimento è alla Baviera. Gli svizzeri tedeschi poi spesso chiamano confidenzialmente i tedeschi “veri” Schwaben, cioè svevi.
E i franchi?
È vero che, mischiandosi ai galli romanizzati, hanno dato origine (e il nome) alla Francia, ma hanno lasciato una forte eredità anche in Germania, come testimoniano il nome della città di Francoforte e quello della regione della Franconia.
Nel Medioevo, in greco bizantino, i tedeschi erano chiamati frángoi o frangikói, cioè appunto franchi: un’associazione che oggi suona piuttosto paradossale.

(Tratto in parte dal mio Piccolo libro delle curiosità del mondo, Sironi, Milano 2012).

OK gabbiano

La buona stella dei Parti

7 gennaio 2014

La popolazione della Persia che si chiamava così era famosa per vivere ai margini dell’Impero Romano, senza esserne mai conquistata. Eppure non erano particolarmente agguerriti, solo avevano una grande fortuna: i Romani avevano preparato numerose spedizioni contro di loro, tutte fallimentari per i motivi più disparati.

Ecco alcuni dei casi più eclatanti:

  • una volta l’esercito romano è stato decimato da un’epidemia proprio mentre stava per sconfiggerli definitivamente
  • un’altra volta sono stati i soldati stessi che si sono ammutinati perché secondo loro si stavano allontanando troppo da Roma
  • perfino Giulio Cesare stava preparando una campagna militare contro di loro, che sarebbe dovuta arrivare fino in India. E c’è da scommetterci che ci sarebbe riuscito, se non fosse stato assassinato poco prima
  • (e qui c’è il paradosso): il generale Corbulone fu fatto uccidere da Nerone, geloso dei suoi successi contro i Parti.

Corbulone