Citizen Sophia

Sophia è nata pochi mesi fa, ma sa già camminare e parlare con disinvoltura. È certamente un fenomeno, ma un fenomeno tecnologico: è un robot di generazione avanzata.

Recentemente ha fatto notizia non solo per le sue doti considerate quasi umane, ma per un evento politico: le è stata conferita la cittadinanza saudita. Del resto, è da tempo che si parla di roboetica e di eventuali diritti per i robot: questo era solo il passo successivo. «Sono molto onorata e orgogliosa per questo riconoscimento unico. Essere il primo robot al mondo a cui viene riconosciuta la cittadinanza è un evento storico», ha dichiarato la stessa Sophia.

La decisione, che ha suscitato sorpresa e polemiche, rientra nella strategia del principe ereditario Moḥammad bin Salmān, che punta a presentare l’Arabia Saudita come un Paese all’avanguardia della modernità (ma il cammino era già stato intrapreso dal vecchio re Abdullah, che aveva costruito cattedrali tecnologiche nel deserto, fra cui la King Abdullah University of Science & Technology).

Il principe però sembra non aver pensato a qualche dettaglio. Innanzitutto, secondo la legge saudita, solo i musulmani possono ricevere la cittadinanza. Sophia avrà abbracciato l’Islam?

Ma soprattutto, è un robot femmina: lo dimostrano inequivocabilmente il nome, l’aspetto (pare che i suoi creatori si siano ispirati a Audrey Hepburn!) e la voce. Perfino la gestualità è spiccatamente femminile. Perciò si trova a dover sottostare, proprio nel Paese di cui è cittadina, a forti restrizioni che molto poco hanno a che vedere con la modernità.

Per esempio non può uscire senza un accompagnatore maschio – e il problema diventa enorme se l’accompagnatore dev’essere un parente, a meno di considerare i suoi creatori come i genitori legali, con tutto quello che ne segue in termini di diritti e doveri.

Inoltre deve mantenere un abbigliamento adeguato, con tanto di velo integrale, non può incontrare estranei e in molti locali può accedere solo negli spazi dedicati alle donne. È programmata per avere opinioni, ma non sempre le sarà consentito esprimerle.

Sophia prima e dopo

Forse, paradossalmente, aveva addirittura più diritti quando era un semplice robot! A meno che qualcuno, con un colpo di genio, non l’abbia iscritta all’anagrafe come maschio. In quanto travestito, chissà, magari rischia al massimo qualche frustata indolore.

 

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