Trump vs Climate Change – parte seconda

Qualche anno fa l’allora presidente russo Dmitrij Medvedev, visitando d’inverno una località in Siberia, ha scherzato: «Quando vengo qui, a meno venti gradi, mi chiedo se il riscaldamento globale non sia una campagna orchestrata a scopi commerciali».

Quella di Medvedev era chiaramente una battuta, ma ora il presidente americano Trump ha ripetuto il concetto prendendolo sul serio. In occasione della recente ondata di gelo sulla costa orientale degli Stati Uniti, ha twittato: «Nell’est potrebbe essere il capodanno più freddo mai registrato. Forse potremmo usare un po’ di quel buon vecchio riscaldamento globale per contrastare il quale il nostro Paese (a differenza di altri) sta pagando trilioni di dollari».

Anche Trump aveva chiaramente un intento ironico, ma al contrario: derideva quelli che credono ai cambiamenti climatici (come gli scienziati), mentre Medvedev derideva quelli che non ci credono (come Trump).

In realtà Trump, oltre a essere ignorante in materia, ha (lui sì!) un conflitto di interessi: tende a screditare i cambiamenti climatici anche in quanto rappresentante dell’industria petrolifera (ma non quando lui rischia di pagarne le conseguenze, come ha dimostrato quando si è trattato di proteggere il suo campo da golf in Irlanda).

Comunque, Trump ha sbagliato in pieno nelle categorie kantiane di spazio, tempo e causalità. Per l’aspetto temporale, ha confuso il clima (un fenomeno che si studia sul lungo periodo) con il tempo che fa. Per l’aspetto spaziale, ha considerato solo la costa est, senza pensare che nello stesso momento in varie parti del mondo (e anche nel suo stesso Paese, come in Alaska) le temperature medie sono sensibilmente più alte rispetto alla media.

Per l’aspetto causale (e qui sta il paradosso), non sapeva che l’ondata di gelo è proprio conseguenza dei cambiamenti climatici. Il responsabile è il cosiddetto vortice polare, un circuito di venti in quota che ruotano intorno alla calotta artica. A causa del riscaldamento globale il vortice sta rallentando e l’aria fredda tende a scendere più facilmente verso sud.

Se Trump non si fida degli scienziati, poteva chiedere ai suoi amici nel mondo politico russo: gli avrebbero spiegato che l’ondata di gelo in Nordamerica è appunto una prova del riscaldamento globale in atto.

 

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