Dante e l’ipercorrettismo

Un ipercorrettismo è un errore commesso da chi pensa di correggerne un altro. Per esempio quando qualcuno scrive tegliera, pensando che “teiera” sia una storpiatura dialettale.

La mia professoressa di latino del liceo – donna peraltro di grande cultura – aveva il vezzo di usare la pronuncia classica anziché quella tradizionale diffusa in Italia: pronunciava Kikero anziché Cicero, Kaësar anziché Cesar, consecutio anziché consecuzio, uoluit anziché voluit, eccetera. Del resto sembra che fosse proprio questa la pronuncia degli antichi romani: l’altra si sarebbe diffusa gradualmente solo dal Medioevo (e solo in Italia).

Che per lei fosse però più uno snobismo che un’attenzione filologica era evidente. Citando (a memoria) l’intestazione originale della Divina Commedia, recitava: «Diuina Comoëdia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus». A parte l’imprecisione (la versione corretta è «Libri titulus est: Incipit Comoedia Dantis Allagherii, Florentini natione, non moribus»), la pronuncia era del tutto anacronistica: al tempo di Dante la pronuncia classica era solo un ricordo.

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Una Risposta to “Dante e l’ipercorrettismo”

  1. Ale Says:

    Anche la nostra professoressa del biennio voleva che usassimo la pronuncia classica. Ed io mi sono sempre chiesto come sia possibile stabilire quale fosse la pronuncia dei romani di allora!

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