Il fine giustifica il plagio?

Il plagio è uno dei nemici principali dell’onestà delle ricerche scientifiche. Tanto che lo studio delle contromisure da prendere ha dato vita a un intero campo di ricerca.
In questo filone rientra una pubblicazione apparsa sull’Indian Journal of Dermatology intitolata “Development of a guideline to approach plagiarism in Indian scenario”. Solo che l’articolo è stato ritirato perché è emerso che era stato copiato (sic!) da un altro studio, anche questo indiano, intitolato “Developing a comprehensive guideline for overcoming and preventing plagiarism at the international level based on expert opinion with the Delphi method”.
Nell’articolo (o forse sarebbe meglio dire nei due articoli) si leggeva fra l’altro che «Indian Journal of Dermatology maintains a strict principle of absolute zero tolerance in matters related to plagiarism»: un principio che il giornale stesso ha confermato ritirando l’articolo.
Il plagiatore però aveva altri scopi: «I am writing this editorial to discuss the definitions, classifications, basic educational principles, various types, preventive measures and penalties in the area of publication ethics and future perspectives to tackle plagiarism at grass root level».
E quale modo migliore di studiare i vari tipi di plagio che inventarne uno nuovo, il metaplagio?

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