L’Italia e gli Ogm

Fra gli esempi virtuosi della ricerca italiana, Marco Cattaneo cita, nell’ultimo editoriale su Le Scienze, il progetto Pharma-Planta, «una collaborazione internazionale realizzata tra il 2004 e il 2011 che puntava all’uso di piante come bioreattori per la produzione di molecole di interesse farmacologico».
Fin qui tutto bene.
Il problema è che queste piante sono Ogm. E in Italia le norme che vietano gli Ogm sono fra le più severe, anche in ambito di ricerca.
La conclusione è che «un patrimonio di conoscenze acquisite nei nostri laboratori si fermi lì, prima della sperimentazione clinica. Lo Stato, dunque, “finanzia progetti per migliorare le conoscenze mediche e produrre applicazioni che portano a farmaci o vaccini […] però blocca in embrione la ricerca che ha sovvenzionato, costringendo ricercatori ed enti di ricerca a brevettare le loro ricerche e vendere i brevetti all’estero, dove le scoperte fatte in Italia verranno poi trasformate in farmaci o vaccini, che saranno infine acquistati in Italia”».

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