Collezione di ossimori /2 – Dalla letteratura

Molti gli ossimori nella letteratura italiana: silenzio assordante (Pirandello), altissima humilitate (Petrarca), Levia Gravia (raccolta di Carducci), profondamente superficiale (la donna secondo Mario Praz), provvida sventura (questo è di Manzoni, come pure il misero orgoglio). E il più bello (secondo me): il nulla eterno (Foscolo, Alla sera). Veramente un capolavoro di ossimoro.
Patrizia Valduga li inanella in una composizione: Oscura chiarità, festoso inferno/ lucida frenesia, gioia impaurita/ riso nel pianto, brevità d’eterno.
Giuseppe Pontiggia, che era un cultore del genere, li sparpaglia invece in tutta la sua produzione. Per esempio: loquacità concisa, modestia arrogante, gestualità statica (da La grande sera); burocrazia operosa (da L’isola volante); mobilità inerte, allegria tetra, ottusità illuminante, ripugnanza fiduciosa (da Raggio d’ombra, che già nel titolo è un ossimoro), ridendo con serietà. Secondo alcuni però il suo ossimoro migliore è Matrimonio ben riuscito.

Nella letteratura spagnola si nota il grande contributo degli autori sudamericani: Neruda (luz sombría) e soprattutto Borges (lejanamente cercana, luz obscura, sol negro e il saggio intitolato Nueva refutación del tiempo).
Lo stile dei libri di García Márquez viene chiamato realismo magico.
Nello spagnolo “iberico” mi viene in mente solo un esempio (ma strepitoso): negras palomas di García Lorca.

Dal mondo anglosassone: Pale Fire (Nabokov), The Endless Frontier (Vannevar Bush) e un bel dittico formato da The Lonely Crowd (David Riesman) e Alone Together (Sherry Turkle, che ha ripreso il titolo da una vecchia canzone degli anni Trenta).

Buoni anche gli esempi dalla letteratura francese, come obscure clarté (Corneille), glorieuses bassesses (Bossuet), e soprattutto soleil noir (Hugo).

Letteratura tedesca: perfetto, e anzi paradigmatico, traurigfroh (Hölderlin), molto simile jauchzender Schmerz (Heine), e potentissimo schwarze Milch di Celan.

Dall’antichità classica: apánthropos ánthropos (Menandro), cum tacent clamant (Cicerone), festina lente (attribuito da Svetonio ad Augusto) e per finire Orazio, con gli esempi forse più citati: concordia discors e aurea mediocritas.

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