Le città (in)visibili

Il geografo francese Yves Le Trouhadec, nella sua descrizione della città sudamericana di Donogoo, si era basato su una fonte ritenuta attendibile, ma non verificata.
Si accorge dell’errore troppo tardi: scopre che la città non esiste, ma lui ormai l’ha segnalata.
La sua reputazione e la sua carriera sono in grave pericolo.
In suo soccorso viene un certo Lemandin, che si offre di aiutarlo con un piano ingegnoso. Si mette in moto una macchina industriale e nasce una società commerciale per lo sfruttamento delle ricchezze di Donogoo. Avventurieri e cercatori d’oro si lanciano così alla ricerca della città, proprio sulla base sull’opera di Le Trouhadec.
Non trovando niente, si stabiliscono lì, formando un insediamento che, con l’arrivo di nuove ondate di cercatori, si sviluppa rapidamente. In breve il piano di Lemandin viene coronato: ormai esiste una città di Donogoo, e proprio dove il geografo aveva indicato!
È la trama di una commedia di Jules Romains (l’autore di Knock o il trionfo della medicina), ma paradossi simili si verificano anche nella realtà.

Molte società specializzate in mappe e carte geografiche hanno il problema della concorrenza: come evitare i plagi? Se una mappa del mio concorrente è giusta, come posso dimostrare che l’ha copiata da me?
Semplice: basta inserire un nome inventato di una località inesistente (possibilmente in una zona periferica e poco interessante, per non depistare i veri lettori): se compare anche sulla carta del mio concorrente, è chiaro che me l’ha copiata.
È quello che ha fatto negli anni Trenta la società americana General Drafting Company: in una cartina dello Stato di New York ha inserito la cittadina inesistente di Agloe. Il nome sembra quello di una delle Città invisibili di Calvino, e invece era stato ottenuto dalle iniziali del direttore della società, Otto G. Lindberg, e del suo assistente Ernest Alper.

agloe

Poco tempo dopo, la località di Agloe è comparsa su una cartina pubblicata dalla Rand McNally: plagio evidente!
Eppure il tribunale ha dato ragione alla Rand McNally. Il fatto è che, nel frattempo, era successo come a Donogoo: la Esso aveva aperto un punto commerciale proprio lì e, fidandosi della cartina della General Drafting Company, l’aveva chiamato Agloe General Store.
Si è ingenerato così un doppio paradosso: l’unico motivo per cui era nata Agloe era la sua inesistenza, che ora non sussiste più; d’altra parte, con la “fondazione” reale di Agloe, la cartina originale della General Drafting Company ha acquistato un’esattezza maggiore di quella che avevano pensato i suoi autori.

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8 Risposte to “Le città (in)visibili”

  1. wellentheorie Says:

    Ecco quando leggo cose così penso che il mondo è un posto meraviglioso!

  2. bæ (@vodkhavrry) Says:

    Una città di carta per una ragazza di carta.
    Tra poco, Agloe da 0 abitanti aumenterà a 1 fino al 29 luglio alle dodici.

  3. @MargoRothSpiegelman Says:

    “ANDRAI NELLA CITTÁ DI CARTA E NON TORNARAI PIÚ INDIETRO”

  4. Things Change Says:

    Andar via è terribile, finché non te ne sei andato. Dopo, è la cosa più maledettamente facile del mondo.

  5. ALASKA03 Says:

    ESISTONO ALTRE CITTÀ INVISIBILI(CITTA DI CARTA) CREATE COME COPYRIGHT NEL MONDO?

  6. ALASKA03 Says:

    La foto dell’articolo è quella della mappa degli anni 30?

    • Paologico Says:

      L’idea di inventare città come copyright non era nuova, quindi di certo esistono altri casi, anche se non so i nomi. Difficilmente comunque qualcuna di loro è approdata all’esistenza reale come Agloe

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