La triste sorte del Cognac

Spesso l’attrattiva dei prodotti commerciali sui consumatori dipende in misura determinante dal Paese di origine. Per motivi storici, politici, economici e culturali la Francia è il Paese che si avvantaggia di più del “brand” nazionale.
L’esempio tipico è il Beaujolais Nouveau: un vino scadente (a volerlo chiamare “vino”), ma atteso ogni anno in tutto in mondo con grande trepidazione il terzo giovedì di novembre.
Gli stessi intenditori francesi lo snobbano, ma in Giappone fanno follie, nel vero senso della parola (e molto probabilmente non si comporterebbero così se lo stesso novello fosse portoghese o bulgaro).

Beaujolais
Ma la nemesi era in agguato.
Nei film fino agli anni Quaranta i protagonisti bevono sempre cognac. Nel dopoguerra, mai: solo whisky, perfino nei film della nouvelle vague (e nei film francesi recenti: l’ultimo esempio è Giovane e bella di François Ozon). Lo stesso succede nei pub di tutto il mondo (Italia compresa), dove la maggior parte delle volte il cognac non è neanche presente nel menù.
Insomma, proprio quando il prodotto francese è eccellente dal punto di vista della qualità, perde su tutta la linea.
Il motivo è ovvio: l’industria americana del whisky con il suo strapotere avrebbe stritolato qualunque concorrente.

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