Chi disprezza copia

Capita, nella musica classica, che due motivi si assomiglino casualmente: per esempio nell’attacco dell’Eroica, Beethoven sembra copiare l’ouverture di Bastiano e Bastiana di Mozart (opera che non conosceva).
Capita anche che un compositore citi volontariamente un brano o anche solo un breve passaggio di un altro: per esempio Brahms, nel finale della sua Prima sinfonia, cita dichiaratamente l’Inno alla Gioia (che ovviamente conosceva benissimo).
Gabriel Fauré viene chiamato a volte “il Brahms francese” perché prediligeva la musica da camera e soprattutto perché, a differenza di altri musicisti francesi dell’epoca, preferiva la raffinatezza all’enfasi appariscente.
Almeno in un caso però Fauré non è stato all’altezza dell’originale tedesco, almeno quanto a onestà.
Nel suo Trio per pianoforte, violino e violoncello (1922-1923), il finale inizia con quella che sembrerebbe una citazione della famosissima aria “Vesti la giubba” dai Pagliacci di Leoncavallo.

Leoncavallo 2

Fauré 2

La somiglianza è lampante, ma Fauré non ha mai riconosciuto il “plagio”. Anzi: nel 1910 aveva affermato che l’opera Pagliacci dovrebbe «suscitare l’indignazione di chiunque abbia a cuore la musica».

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3 Risposte to “Chi disprezza copia”

  1. Paologico Says:

    Mi segnala il mio dottissimo amico Giovanni Stegel che anche il grande Robert Schumann sarebbe incorso in un incidente del genere: pare che nella sua terza sinfonia (Renana) abbia citato (forse involontariamente) l’aria “Tu che a Dio spiegasti l’ale”, dall’opera Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, compositore di cui lo stesso Schumann non aveva una grande stima.

  2. Francesco U. Says:

    Quella dei plagi in musica è una vecchia storia. Basta aspettare febbraio-marzo di ogni anno, in corrispondenza del festival di Sanremo, che se ne emergono a bizzeffe.

    La più famosa vicenda, nella musica leggera, è quella di Michael Jackson, che notoriamente era uso ispirarsi ad Al Bano nella composizione dei propri brani… Il fatto è che le note son 7 (in realtà 12) e le permutazioni, per quanto assai numerose, sono pur sempre un numero finito, tanto più se le limitiamo a quelle gradevoli all’udito.

    Su questo ci sono molti riferimenti nella discografia di Elio e le Storie Tese, che molto spesso citano frammenti di brani musicali noti nei loro pezzi. In particolare, nel 1990, all’inizio della loro carriera, organizzarono un controfestival in cui parodiarono i brani in gara; tra questi quello di Grazia di Michele che, notarono, all’inizio somigliava a “Hungry like the Wolf” dei Duran Duran e alla fine a My Way. “Nel nostro testo – racconta Elio nella loro auto/eterobiografia Vite Bruciacchiate (Bompiani, 2006, p. 165) – si parlava proprio di questo: della difficoltà di scrivere un pezzo che non assomigli a nessun altro”.

    Ovviamente, loro volevano pubblicare il CD della serata, ma si videro negare i diritti dagli autori!
    Qualcosa si trova su Youtube: in particolare, sullo stesso tema, rimando a http://www.youtube.com/watch?v=sb8JXMJZq10, anche se la canzone è quella della Caselli.

  3. Paologico Says:

    Certo che è una vecchia storia (e gli esempi del post sono appunto molto vecchi). Il paradosso c’è quando si plagia qualcuno che non si apprezza.

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