Un mostro affamato di carta

Al povero J. è capitata una disavventura davvero singolare.
È finito non si sa come nelle liste pubblicitarie di una società di informatica, che giorno e notte inonda il suo ufficio di fax (e già una società informatica che fa uso di fax è di per sé un bel paradosso).

J. lavora da solo e va in ufficio spesso, anche se non tutti i giorni. E ogni volta trova la carta del fax esaurita e sul pavimento lunghissime strisce di spam cartaceo: uno spreco indicibile di carta e di soldi.
Ha provato a protestare telefonando ai vari call center, ma naturalmente senza successo.
La soluzione più naturale sarebbe rinunciare del tutto al fax: se lo spegnesse una volta per tutte, metterebbe a tacere il mostro affamato di carta.
Ma non può. Il fax in effetti non gli serve tantissimo, diciamo che per lavoro ne riceve uno al mese. Ma quell’unico fax, in mezzo a tanta carta sprecata, potrebbe essere importante: J. non si può permettere di mancarlo.

Ormai è consapevole del suo destino: ogni volta che va in ufficio deve portare con sé una nuova risma di carta e infilarla pazientemente nel fax.
Officia questa cerimonia solitaria con mestizia e rassegnazione, pienamente consapevole di quello che fa: sta offrendo un tributo rituale per alimentare l’esigente e vorace divinità.

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