Donne e calcio: sarebbe questa la parità dei sessi?

Apprendo dalla stampa che Francesca Avanzo, calciatrice della Dynamo Vellai (squadra di Vellai, paesino in provincia di Belluno), pare sia talmente brava da volersi misurare con avversari maschi. Per questo sta cercando di passare alla locale squadra (maschile) Stella Azzurra Facen: «Chiedo di essere accolta nella Stella Azzurra e spero che i Csi [Centri sportivi italiani] di Belluno e Feltre accettino la sfida di aiutarmi a giocare in spirito di parità con giocatori di sesso maschile».
Qualche anno fa, un’idea simile era venuta in mente all’estroso presidente del Perugia Luciano Gaucci: dopo aver ingaggiato una serie di giocatori che erano più che altro curiosità (per esempio il figlio di Gheddafi), aveva dichiarato, come estrema provocazione, di voler far giocare una donna nella sua squadra. Si era parlato in quell’occasione della tedesca Birgit Prinz (nella foto) e di alcune non meglio identificate giocatrici dell’Europa orientale.

Womens Nationalteam Germany v Denmark Friendly Game

Tutto ciò rientra in un ragionamento basato su un punto di partenza sballato (e, volendo, maschilista): considerare il calcio femminile non come una gestione autonoma e parallela ma come una sorta di serie B (o serie Z), da cui una giocatrice veramente brava può emergere per essere promossa in serie A.
Ma allora, un calciatore che si dimostrasse troppo scarso dovrebbe essere mandato a giocare con le donne?

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6 Risposte to “Donne e calcio: sarebbe questa la parità dei sessi?”

  1. paleomichi Says:

    condivido il punto di vista espresso, ma credo sia il caso di fare una precisazione. Se l’abilità calcistica è il risultato di qualità fisiche (ad esempio la forza muscolare) che tendono a essere diverse fra maschi e femmine per motivi legati alla fisiologia e all’anatomia allora il discorso della “promozione” nelle squadre maschili potrebbe avere senso. Non ho molta esperienza in materia, ma credo che ridurre l’abilità calcistica a delle mere caratteristiche fisiche, come sembra suggerire la notizia citata, rischi di essere un po’ riduttivo.

  2. Paologico Says:

    Complimenti! È la prima volta che un commento è più paradossale del post!
    Intanto, tutti gli sport hanno una componente fisica/atletica, che però si accompagna sempre alla componente tecnica.
    Nel calcio l’aspetto tecnico è particolarmente importante, per cui è uno degli sport meno riconducibili alle mere caratteristiche fisiche.
    (Fra l’altro non riesco proprio a capire in che modo la notizia potesse essere interpretata come un’ipotesi di ridurre il calcio alle caratteristiche fisiche).
    Ma il punto centrale è un altro: se anche si potessero distinguere sport puramente tecnici e sport puramente fisici, allora sarebbero semmai quelli tecnici a poter prevedere un torneo misto (uomini e donne insieme).
    Per cui, se il calcio fosse ipoteticamente uno sport solo fisico, allora a maggior ragione sarebbe assurdo pensare di “promuovere” una donna nella serie A maschile: sarebbe proprio il ragionamento sballato di cui parlavo, in base al quale un calciatore scarso dovrebbe essere retrocesso nel campionato femminile.
    Non starai mica pensando di aprire un blog di casi paradossali “femminile” per fare concorrenza a questo?

  3. paleomichi Says:

    evidentemente non mi sono spiegata bene (mi capita spesso). leggo nel tuo commento di risposta quello che pensavo di dire nel mio commento, per cui evidentemente ho seri problemi di comunicazione. A parte il fatto che non condivido l’assunto “se il calcio fosse ipoteticamente uno sport solo fisico, allora a maggior ragione sarebbe assurdo pensare di “promuovere” una donna nella serie A maschile”. Troverei giusto che le persone fossero suddivise in gruppi sulla base delle loro potenzialità fisiche, un po’ come il concetto dei “pesi” nel pugilato. Ecco, ora mi massacrerai sul piano logico, sono qui, spara pure.

  4. paleomichi Says:

    ho dimenticato una frase: “Se così fosse” troverei giusto che le persone fossero suddivise eccetera.

  5. Paologico Says:

    Nel pugilato la divisione in categorie sulla base del peso è ovvia e indispensabile.
    Il calcio (come spiegato nel commento precedente) è uno sport in cui la tecnica è molto importante rispetto alle doti atletiche. Ma se proprio si volessero suddividere le persone in base alle potenzialità fisiche anziché al genere, ecco che si arriverebbe al paradosso originale: la possibilità di retrocedere un giocatore scarso in un girone in cui giocano le donne (e al più qualche scarto come lui).

  6. paleomiki Says:

    si ma se cosi’ fosse non lo riterrei un paradosso :)

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