Gli ultimi saranno i primi (paradosso del venerdì santo)

Per la teologia cattolica la morte in croce di Gesù segna la redenzione del genere umano: fino a quel momento, a causa del peccato originale, la salvezza dell’anima degli uomini era inaccessibile. Quindi fino a quel momento il paradiso era vuoto: i patriarchi biblici e i profeti aspettavano nel limbo.
Sempre secondo la teologia cattolica, Gesù dopo la morte e prima della resurrezione è sceso nel limbo, per portare con sé in paradiso patriarchi e profeti. Lo conferma il Canto IV dell’Inferno (versi 62-63), dove Virgilio dice a Dante, parlando appunto dei patriarchi:

«e vò che sappi che, dinanzi ad essi
spiriti umani non eran salvati».


Ma nel frattempo non c’era proprio nessuno, in paradiso?
Proprio sulla croce Gesù in persona aveva detto al ladrone buono crocifisso al suo fianco: «In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso» (Luca 23,43).
Quindi, fino al ritorno di Gesù con i patriarchi, il ladrone se ne stava tutto solo in paradiso (aveva avuto la parola di Gesù!).
Forse i teologi si sbagliavano? Ma soprattutto: quel bel paradiso, pensato prima di tutti i secoli per le creature fatte a immagine e somiglianza di Dio, il Regno dei Cieli, proprio un ladrone doveva inaugurarlo?

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4 Risposte to “Gli ultimi saranno i primi (paradosso del venerdì santo)”

  1. Espoasa Says:

    Credo che in teoria in paradiso, ad aspettare il ladrone, ci fossero miriadi di angeli… Non e’ poi chiaro, alla luce della recente dottrina catechetica (per non parlare del concetto di “battesimo di desiderio”) se il limbo dei bambini sia da considerarsi dottrina oppure no. In questo caso avremmo schiere di cherubini, serafini, troni, dominazioni, etc. e moltissimi neonati, contando la percentuale di mortalita’ infantile nel mondo antico… La cosa paradossale, qui, e’ che il limbo dei bambini si chiamava “seno di Abramo”, sottintendendo che il gran patriarca custodisse in qualche modo le anime infanti in attesa della venuta del Messia: se le recenti svolte dottrinali sono da confermarsi, vuol dire che, oltre a stare nel limbo in attesa della venuta di Cristo, credeva di custodire moltissime anime di bambini ma in realta’ non ne custodiva nemmeno una… Davvero il capostipite di tutte le religioni monoteiste merita una beffa simile?

  2. Paologico Says:

    Non sono sicuro di aver capito a quali svolte dottrinali ti riferisci… la più drastica è sicuramente l’abolizione del limbo (che senza dubbio elimina il problema alla radice).
    Un’altra soluzione del paradosso è offerta da quei teologi secondo i quali il tempo è un’entità umana, mentre Dio (e quindi il paradiso) esistono in uno stato di eternità atemporale.
    Tutto ciò ovviamente non toglie senso al paradosso del venerdì santo; al massimo lo può derubricare dall’ambito della teologia a quello della teologia scolastica o dell’esegesi dantesca.

  3. Espoasa Says:

    Nel 2007 la commissione internazionale teologica (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_index.htm) ha suggerito, ma non sancito, che il limbo sostanzialmente potrebbe non esistere e quindi che i bambini morti senza battesimo avranno accesso alla grazia di Dio. Questo, come prevedibile, ha sollevato gli strali delle frange tradizionaliste (per esempio http://www.defenseoflimbo.blogspot.it/). Ma a parte questo, la vicenda del ladrone e’ citata in Luca e in Nicodemo (un apocrifo) e anche in altri apocrifi in varie versioni. C’e’ tuttavia indecisione sul significato della frase “in verita’ ti dico che oggi sarai in paradiso con me”, che potrebbe anche essere letta come “oggi in verita’ ti dico che sarai in paradiso con me”. L’onciale dei manoscritti non consente di discernere effettivamente l’interpretazione corretta, e alcune versioni in siriaco (non e’ chiaro se tradotte dal greco o da una redazione aramaica) sembrano favorire la seconda ipotesi… Fra l’altro, ora che ci penso, in paradiso c’era sicuramente almeno gia’ Enoch!!!

  4. Paologico Says:

    La diversità delle interpretazioni della frase di Gesù non sarebbe discriminante dal punto di vista teologico: se il ladrone ha la promessa di andare in paradiso, non c’è motivo per cui non potesse andarci immediatamente dopo la morte, visto che proprio in quel momento era sopraggiunta la redenzione.
    Per quanto riguarda Enoch (e quindi anche Elia, anche lui assunto in cielo), le scritture farebbero supporre la loro presenza in paradiso, che però continuerebbe a contrastare con i versi di Dante (e quindi con la teologica scolastica, che lui seguiva fedelmente).

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