Gli Inti-Illimani e il coltello del nonno

Questa non è esattamente la storia degli Inti-Illimani: l’ho leggermente “migliorata” per rendere più evidente il paradosso (che comunque nasce dalla storia recente del gruppo).
Immaginiamo dunque che sei musicisti (chiamiamoli Alfredo, Benito, Carlos, Dario, Emilio, Francisco) decidano di fondare un complesso musicale e di chiamarlo per esempio Untu-Ullumanu.

Dopo tre mesi Alfredo e Benito lasciano, per motivi personali, e vengono sostituiti da tali Gabriel e Hilario.
Per 20 anni gli Untu-Ullumanu girano il mondo riscuotendo enormi successi, finché a un certo punto un’aspra discussione porta alla scissione del gruppo: Carlos, Dario ed Emilio se ne vanno. Dopo un momento di sbandamento, il gruppo trova nuova linfa con l’arrivo di Jorge, Luis e Manuel.
Inizia una nuova fase, altrettanto lunga e gloriosa: la cosiddetta “seconda maniera” degli Untu-Ullumanu, che dura altri 20 anni, finché lascia anche Francisco.
Dal punto di vista musicale viene sostituito egregiamente da Nicolas, ma a questo punto non c’è più nessuno dei fondatori. Certo, nessuno toglie a Gabriel, Hilario, Jorge, Luis, Manuel e Nicolas il diritto di continuare a chiamarsi Untu-Ullumanu, sia perché non si interrompe la continuità della loro storia, sia perché non sarebbe giusto privare del nome quelli che stanno lì da 40 anni, solo perché se ne va chi sta lì da 40 e tre mesi. Altrimenti sarebbero da considerare tutti in ostaggio del solo Francisco!
Però così facendo si apre la strada alla possibilità che, a forza di sostituzioni, fra cent’anni ci siano ancora gli Untu-Ullumanu! E allora, cosa sono gli Untu-Ullumanu?
È vero che anche la Roma o il Real Madrid si chiamano sempre così: anche se i giocatori ovviamente cambiano, la società rimane. Ma un gruppo musicale è solo un nome?

Il paradosso è vecchio, e si applica a molte altre categorie.
In origine si chiama il “paradosso del coltello del nonno”, e parla del coltello a cui hanno cambiato quattro volte la lama e tre volte il manico, ma resta sempre “il coltello che ci aveva regalato il nonno”.

Secondo quanto racconta Calvino nel saggio “Il tempio dei legno”, nella raccolta Collezione di sabbia, questo paradosso si risolve con la mentalità giapponese: infatti per loro l’antichità di un tempio (e, immagino, di qualsiasi altra cosa) non dipende dal tempo passato dalla sua costruzione, ma conta solo la struttura: quindi un tempio può benissimo essere definito antico anche se tutte le sue parti sono state via via sostituite, e anche se ci si avverte sensibilmente l’odore di nuovo, purché la sua struttura originaria sia rimasta immutata.
In questo senso quindi il gruppo degli Untu-Ullumanu può durare per millenni.

Con la mentalità giapponese però vorrei sapere come si risolve questo problema: immaginiamo che una sera, a cena, si ritrovano i vecchi amici Alfredo, Benito, Carlos, Dario, Emilio e Francisco, ormai anziani ma ancora entusiasti della musica. Possono ricostituire gli Untu-Ullumanu? No, perché il gruppo esiste già, con altri componenti. Ma come, se l’avevano inventato loro?

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